Now You See Me: Now You Don’t, la recensione: i Cavalieri ritornano al galoppo

L'Illusione Perfetta - Now You See Me, Now You Don't, la recensione

«Anni di crisi, una pandemia mondiale, innumerevoli guerre in giro per il mondo…l’intelligenza artificiale! Signori, non credete che oggi serva più che mai…un po’ di magia?»

Il tempo è relativo. Portando gli occhi al calendario, postreste accorgervi che sono trascorsi oltre dodici anni dall’uscita nelle sale dell’atipico Now You See Me – I Maghi del Crimine. Da sempre film altamente discusso e divisivo. Questo perché sin dalla sua progettazione si trattava di un miscuglio davvero unico ed improbabile. Un pizzico di Arsenio Lupin, qualche cucchiaio de I Soliti Sospetti, un cast stellare guidato dalla grossolana mano di Louis Leterrier, mestierante che ci ha donato The Transporter, Scontro tra Titani o L’Incredibile Hulk (quello che tutti si scordano). Con questi auspici erano iniziate le avventure dei quattro cavalieri. Ovvero il cartomago Daniel Atlas (Jesse Eisenberg), l’escapologa Henley Reeves (Isla Fisher), il prestigiatore Jack Wilder (Dave Franco) ed il mentalista Merritt McKinney (Woody Harrelson), un gruppo di performer, guidati da una società segreta (l’Occhio), che cercava di riportare un po’ di giustizia in un’epoca contemporanea sempre più caratterizzata da furbi magnati o milionari che si arricchiscono sulle spalle della povera gente. O se preferite, in parole povere: cosa succederebbe se David Copperfield incontrasse Robin Hood?

Il primo film ottenne critiche molto discordanti portando comunque ad un incasso considerevole. Sotto assedio fu l’intreccio del film che cercava, in un’ora e quaranta, di miscelare due generi molto intricati come l’heist movie e il giallo inverso. Questo perché buona parte del film era raccontata dal punto di vista dell’investigatore dell’FBI che si occupava del caso. Tale mix, tuttavia, finiva per crollare alla minima analisi critica. O per meglio dire, bastava guardare poco oltre la cortina di fumo, gli effetti speciali e i fuochi d’artificio per accorgersi del banale trucco che avveniva dietro le quinte. Un film che amava collezionare buchi di trama e incoerenze narrative come fossero figurine dei calciatori.

La situazione non migliorò all’uscita di Now You See Me 2. Un altro successo al botteghino ma una stroncatura quasi totale da parte della critica. Come mai? In molti al tempo citarono un intreccio a dir poco confusionario, oltre a diverse scelte narrative e plotline discutibili. Se poi a questi difetti si aggiungevano anche una regia piuttosto piatta, noiosa e poco ispirata, il consenso è tutto fuorché incomprensibile. Quando quindi di recente è arrivata la conferma dell’arrivo di un terzo capitolo sono subito partite le speculazioni. Come sarebbe stato sviluppato? Si sarebbe evoluto? E soprattutto i quattro (ormai cinque) cavalieri sarebbero stati capaci di mettere a segno un nuovo colpo?

L'Illusione Perfetta - Now You See Me, Now You Don't, la recensione

L’Illusione Perfetta – Now You See Me, Now You Don’t (trailer) è ambientato esattamente dieci anni dopo il precedente capitolo (replicando quindi la distanza reale tra questa nuova storia ed il secondo film). Assistiamo ad uno spettacolo dei Cavalieri in una discoteca clandestina. Sembra infatti che dopo un periodo di pausa forzata, il nostro quartetto preferito sia nuovamente pronto a mettere in scena i loro furti etici alla Robin Hood. Bersaglio della serata però, stranamente, è un pesce piccolo, trattasi di un techbro che ha truffato tutti i presenti in sala attraverso strategie ormai note a chi oggi naviga il web. Criptovalute, token, pump ‘n dump: bastano poche e semplici mosse per mettere sul lastrico il truffatore e ribilanciare la situazione prima di fuggire in una cortina di fumo.

Poco dopo allo spettatore viene mostrata la verità. La serata non è stata organizzata dai cavalieri, bensì da un trio di giovani truffatori loro grandi fan. Tuttavia, quando Charlie (Justice Smith), Bosco (Dominic Sessa) e June (Ariana Greenblatt) tornano soddisfatti al loro covo, ricevono una visita inaspettata da parte di Daniel Atlas in persona. Dopo qualche attimo di incredulità, il mago veterano svela loro le proprie carte: l’Occhio ha bisogno del loro aiuto. Un colpo senza precedenti è in fase di allestimento. Il loro bersaglio? Veronica Vanderberg (Rosamund Pike), milionaria bianca sudafricana i cui segreti traffici devono essere svelati al mondo intero. E come colpire al cuore un’entità così ricca e influente? Rubando il suo fiore all’occhiello: il diamante più grande della sua collezione. Quanto avete appena letto copre solo i primi 10 minuti di un film che ne dura in totale 112.

Appare evidente come nello sviluppo di un nuovo capitolo della saga si sia cercato di modificare ulteriormente la formula “vincente” che ha reso i precedenti, nonostante tutto, tanto apprezzati dal pubblico. Ad esempio la scelta coraggiosa di modificare il genere narrativo. Se infatti, come detto, il primo film è categorizzabile sia come giallo che come heist, questa nuova storia, è più facilmente accostabile al genere spionaggio. Questo perché seguiamo sempre (da dietro le quinte) ogni singola mossa dei nostri ladri. Come assemblano i piani di azione, come raccolgono informazioni, come ogni membro del team gioca la sua parte per mandare avanti il piano. Come quando, prevedibilmente, tutto rischierà di fallire, il gruppo dovrà compattarsi pur di sopravvivere. Rispetto ai film precedenti questi aspetti hanno ricevuto una spinta considerevole.

Allo stesso modo a profumare di spionaggio è anche la stessa villain Miss Vanderberg di Rosamund Pike. A partire dai costumi assegnatele, involucri che coprono un corpo d’avorio con variegate pietre preziose, i suoi manierismi nel parlare, la vanità assoluta, oltre che i piani convoluti per disfarsi dei propri nemici. Considerando inoltre che la stessa Rosamund debuttò sul grande schermo più di 20 anni fa proprio in un film di James Bond (La Morte Può Attendere) come sgherro del Bond Villain di turno, non è difficile capire la decisione del casting di renderla a tutti gli effetti una Bond Villainess non ufficiale, altresì bellissima, spietata e letale.

L'Illusione Perfetta - Now You See Me, Now You Don't, la recensione

Come per i precedenti capitoli, è proprio il cast stellare a rendere la visione più o meno un successo. Dopo l’assenza nel film precedente del personaggio di Isla Fisher, al centro di questo terzo capitolo sono messe sia la vecchia squadra al completo, i cinque cavalieri che tutti conoscono, che l’ipotetico trio che potrebbe prendere il loro posto, se necessario. Non stupisce quindi che la sceneggiatura del film, non eccezionale ma comunque di gran lunga più rifinita rispetto ai due capitoli precedenti, dedichi ampio spazio alle varie interazioni tra questi due team. Come la battaglia verbale continua tra Daniel e Bosco per l’ipotetico ruolo del frontman presuntuoso; le punzecchiature tra Jack e June, figli di due modi completamente diversi di intendere i giochi di mano o di borseggiare con destrezza; o ancora le simpatiche chiacchiere tra Charlie ed Henley, entrambi nati come assistenti di altri maghi ed entrambi con grandi potenziali inespressi. Sicuramente l’idea di rendere la vecchia squadra degli effettivi mentori per i nuovi arrivati è stata una trovata drammaturgicamente geniale.

Altro elemento da non sottovalutare è la regia delle scene d’azione. Se il primo film, curato da Leterrier, viene infatti ricordato più per l’atmosfera o i colpi di scena forzati che per la regia; e se il secondo film, alla cinepresa Jon M. Chu, è generalmente ricordato per i suoi eccessi vivacemente trash come la doppia interpretazione di Woody Harrelson, o l’improbabile scena del passaggio di mano di una carta che sfida ogni principio della fisica (e che non sarebbe fuori posto in qualche anime shonen), questo terzo film, diretto da Ruben Fleischer, risulta, almeno visivamente il pezzo più prezioso e ben realizzato della collezione. Tra giochi di prospettiva davvero da capogiro, scene d’azione sufficientemente leggibili ed una serie di trovate visive molto creative, la visione del film risulta molto piacevole, adrenalinica e priva di grossi problemi. A questo riguardo non si può non citare il set piece più interessante del film: la magione dell’Occhio. Luogo in cui, potremo vedere effetti speciali e giochi di prospettiva che non sarebbero fuori posto in un live action di Alice nel paese delle Meraviglie , riuscendo in così poco tempo e molto più dei precedenti film a rendere per davvero, visivamente, il fascino inconfondibile delle illusioni e i giochi di prestigio d’un tempo.

A seguito di queste considerazioni…come giudicare questo terzo capitolo? Appare evidente come questa lunga attesa abbia in generale giovato alla produzione. L’illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t risulta sicuramente più centrato e rifinito rispetto ai precedenti capitoli. Per certi versi si potrebbe persino consigliare a chi non voglia perdere tempo, di saltare i precedenti e vedere direttamente questo. Si tratta quindi di un film perfetto? Decisamente no. È sicuramente un film d’intrattenimento che gioca bene le sue carte per tenere lo spettatore contento dall’inizio alla fine, avendo abbandonato buona parte delle aberrazioni che avevano affossato soprattutto il secondo film. In breve: se siete alla ricerca di un filmozzo d’azione, dalle tinte squisitamente spionistiche, potreste anche avere voglia di stare al gioco e di godervi quello che è sicuramente un simpatico gioco di prestigio.

Al cinema dall’13 novembre.

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