Malignant, recensione: l’ultimo devastante capolavoro di James Wan

Malignant (trailer), ultimo film dell’acclamato James Wan, uscito nelle sale il 2 settembre e distribuito da Warner Bross, rappresenta il ritorno al genere horror per il regista, dopo la sua avventura nell’universo supereroistico della DC con Aquaman. Con dei grandissimi successi di critica e pubblico, James Wan si è aggiudicato, senza ombra di dubbio, un posto di rispetto nella hall of fame dei registi del genere horror, creando grandi aspettative per suoi lavori e tantissima attesa.

Malignant, di per sé, non è proprio un film facilmente ascrivibile ad un genere prestabilito. Nel suo evolversi spazia tra horror e thriller andando a toccare, anche, i temi drammatici e comici della vita di un individuo qualsiasi. Profondo, dissacrante, emozionante e diverso, questo ultimo prodotto del regista ci regala una vera e propria innovazione nel campo dello spavento, toccando nel profondo i meandri più nascosti della psiche. Così facendo mette in campo una personalità disturbata e devastata che finge la normalità, facilmente ascrivibile ad un discorso molto più ampio di apparenza che popola la società odierna.

Citazionista fino all’osso, Malignant, ci mostra uno spettro di ambientazioni e regia facilmente riconducibili ai maestri del genere per eccellenza, come Dario Argento e Mario Bava, regalandoci un prodotto perfettamente gore. Ciò ci spinge a riflettere in una struttura visiva impeccabile, giostrata tra espedienti stilistici interessanti ed estasianti, quali il piano sequenza e le soggettive claustrofobiche, che rendono l’atmosfera ancora più spettrale e disturbante. Pur essendo un prodotto commerciale sotto tutti i punti, James Wan si spinge oltre arrivando a confezionare un’opera inedita e quasi autoriale che ci riporta alla magnificenza orrorifica delle sue prime opere, come Saw o Insidious.

Tra atmosfere cupe e colori freddi, in una palette tendente al grigio, la storia si evolve mostrando la vita di Maddie, una straordinaria Annabelle Wallis in una delle sue interpretazioni migliori, una classica ragazza di periferia che conduce la classica vita da sobborgo. L’apparenza però non regge ed in pochi secondi, chiusa la porta di casa, vediamo gli orrori della sua vita costellati da un marito abusivo e violento ed una serie di sogni infranti. Dopo una botta alla testa, veniamo catapultati insieme alla protagonista in un’ambiente psichico ai limiti del surreale, dove assistiamo agli assassinii di uno spietato serial killer al quale Maddie è collegata mentalmente. Da qui parte il mistero e l’azione dove lo spettatore rimane incollato allo schermo per tutta la durata della pellicola, interessato a scoprire il mistero che avvolge la ragazza. Tra spunti narrativi e plot twist, il film, pur avendo una trama trita e già vista, non risulta minimamente banale e nemmeno noioso, rappresentando così un gioiellino nel cinema horror di questi anni composto principalmente da jumpscare e possessioni demoniache.

Nonostante i grandi complimenti e lo stupore nella visione, il film non manca comunque di alcuni buchi di trama evidenti, che saltano fuori una volta usciti dalla sala ripensando a ciò che si è visto, ma che non rappresentano punti morti o di incomprensione durante la visione. Inoltre, essendo un film commerciale indirizzato ad una fascia giovanile, l’opera inserisce dentro la sua composizione (seppur solamente nella parte finale) delle scene di combattimenti, montate probabilmente a scopo commerciale, che in qualche modo risultano discordanti con la prima parte; abbassando relativamente la qualità dell’opera che sarebbe stata perfetta senza la loro immissione.

La recitazione, in aggiunta, si dimostra perfetta da parte di tutti i suoi interpreti, che riescono a catturare lo spettatore e farlo empatizzare con loro. La scrittura d’altra parte risulta decisamente lacunosa nella realizzazione dei personaggi secondari, dei quali non si sa praticamente nulla a differenza della protagonista. Una sceneggiatura che sembra quasi non curante della caratterizzazione dei suoi personaggi che paiono a volte delle semplici macchiette prestampate su personalità iconiche del genere horror, come quelle del detective concentrato nel suo lavoro o del familiare che non riesce a realizzarsi e pesa sul protagonista.

Detto questo, Malignant rappresenta sicuramente una delle sorprese migliori nello scenario horror degli ultimi tempi. Si presenta come un’opera non troppo originale, ma che nasconde degli espedienti eccezionali che la rendono davvero unica nel suo genere. Non scontata, geniale, devastante e a tratti surreale la pellicola convince dal primo minuto della sua visione, regalando un’esperienza diversa e perturbante, posta tra il blockbuster ed il film d’autore, che regala due ore di svago e terrore allo stato puro. La sala cinematografica esalta il tutto permettendo allo spettatore di gustarne ogni singolo instante in un viaggio che ti lascerà con il fiato sospeso ed una piacevole sensazione di appagamento al suo termine.

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