Lasciali parlare, la recensione: l’ultimo film di Steven Soderbergh con Meryl Streep

Lasciali parlare di Steven Soderbergh

Arriva direttamente in digitale Lasciali parlare (trailer), ultima fatica del regista americano Steven Soderbergh con una carismatica Meryl Streep come protagonista affiancata da un cast iconico di grandi signore del cinema. Infatti se all’attrice premio Oscar spetta il ruolo di fulcro del racconto non sono da meno le favolose Candice Bergen e Dianne Wiest che tengono la scena alla pari della Streep e governano lo spazio scenico con magnetismo e sapienza dell’arte della recitazione.

La vincitrice del Pulitzer Alice Hughes (Streep) viene convinta dalla sua agente (Gemma Chan) a recarsi in Inghilterra in nave per ricevere un prestigioso premio letterario. Ccoglierà l’occasione per invitare in viaggio suo nipote (Lucas Hedges) e le sue più care amiche dei tempi dell’università, forse ispiratrici dei personaggi del suo romanzo più famoso.

In una sorta di Grande Freddo da crociera, lentamente emergeranno i dissapori maturati negli anni, le paure ed i mutamenti delle tre donne che pur cercando di ritrovare una connessione fra loro devono far fronte al peso della vita passata e del bagaglio di esperienze che ora sembra dividerle. Mentre le tre cercano di affrontare la crociera rimarginando le ferite e superando i dissapori, il più giovane membro del gruppo inizia un rapporto di frequentazione con l’agente di Alice imbarcata in incognito per cercare di convincere la sua cliente a realizzare un seguito del suo best-seller.

Lasciali parlare è un film sui legami, sulle illusioni degli stessi e sulla battaglia costante fra affermazione personale e ricerca dell’identità. Un film fatto di dialoghi e recitazione che esalta più la qualità attoriale che quella scenica e mostra la capacità di Soderbergh di dirigere differenti generazioni di abili attori. Il film è costruito interamente sul semplice progredire dei sentimenti all’interno della nave da crociera, una storia elementare che si regge solo sulla capacità attoriale dei protagonisti e sul talento del regista, che sembra più un esercizio di stile che un vero e proprio film da sala e non stupisce quindi sia finito in digitale invece che al cinema.

Eppure il talento degli interpreti è altissimo e la qualità finale del prodotto trascende gli schemi di valutazione tradizionali spingendo lo spettatore ad apprezzare la resa drammatica più che lo sviluppo della trama. La sceneggiatura è firmata da Deborah Eisenberg, che condivide con la protagonista della storia l’età e il mestiere di autrice di romanzi. Nata nel 1945, la Eisenberg ha vinto il premio Faulkner per la narrativa con una raccolta di racconti in Italia ancora inediti, ha scritto per il teatro e questa è la sua prima sceneggiatura per il cinema. Il lavoro di scrittura della Eisenberg si concentra sulla quotidianità nevrotica e tormentata dell’americano dei nostri tempi, figlio della caduta delle torri gemelle o della trasformazione post-Reaganniana del modello narcisista americano. Se ne sentono eco evidenti nei suoi più famosi romanzi come Il crepuscolo dei supereroi e Rivoglio i miei giorni e in particolare quest’ultimo sembra strettamente connesso al romanzo immaginario della protagonista del film.

Lasciali parlare scorre velocemente senza però mostrare soluzioni originali. La carica magnetica degli interpreti e la robusta regia di Soderbergh non sembrano essere sufficienti per garantire un’esperienza memorabile. Il racconto così concentrato sui dialoghi e asettico in termini di immagini sembra vivere diverse difficoltà e se per alcuni elementi stilistici e di scrittuta il film può evocare Ozu Yasushiro, non riesce a raggiungerne di certo l’apparente naturalezza del flusso narrativo o la carica emozionale nella risoluzione semplice ma coinvolgente dei conflitti minimalisti.

Insomma, la scrittura sembra reggere solo fino ad un certo punto e la regia e gli interpreti non bastano per rendere l’operazione meorabile anche se confermano fruibilità e gradevolezza durante la prima visione.

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