Alida, la recensione del documentario su Alida Valli nell’anno centenario della sua nascita

Alida il documentario su Alida Valli

Alida è un nome di origine germanica che significa di nobile stirpe, guerriera. Alida indica una donna forte, che non si arrende mai, e nessun altro nome avrebbe potuto descrivere meglio il carattere e la personalità di una delle più grandi attrici del nostro cinema. Alida Valli è stata una delle poche interpreti italiane ad essere adottata da Hollywood e ha interpretato ruoli diversissimi tra loro con eleganza e maestria. Il documentario di Mimmo Verdesca su Alida Valli è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, selezionato a Cannes ed è disponibile in sala dal 17 maggio. Intitolato Alida (trailer), il film ripercorre con delicatezza la carriera della diva, dando ampio spazio anche alla sua vita privata e ai suoi affetti, a cui l’attrice era particolarmente legata.

Come la stessa Valli racconta, fondamentale è stato il suo rapporto con il silenzio e con la scrittura, ed è per mezzo delle innumerevoli pagine dei suoi diari, che Mimmo Verdesca ha ricostruito la vita dell’attrice ed i suoi pensieri sul mondo del cinema e sulle sue vicende private. Numerose sono anche le testimonianze e le interviste nel corso del film, tra cui quelle di mostri sacri del cinema italiano, come Bernardo Bertolucci, Dario Argento e Roberto Benigni o di star internazionali come Charlotte Rampling e Vanessa Redgrave.

Nata nel 1921 a Pola, in Istria, come Alida Maria Altenburger, ma trasferita ancora bambina a Como, l’attrice iniziò la sua brillante carriera al centro sperimentale di cinematografia. Scritturata nella fine degli anni ’30 per film del cinema dei telefoni bianchi, come Mille lire al mese o Ore 9: lezione di chimica, divenne da subito molto amata dal pubblico del grande schermo, ma la consacrazione come attrice di grande talento arrivò con Piccolo mondo antico di Mario Soldati

Alla fine degli anni ’40 David O. Selznick la chiamò ad Hollywood, dove recitò in film come Il caso Paradine di Alfred Hitchcock, o Il Terzo Uomo di Carol Reed, accanto a Gregory Peck, Orson Welles, Frank Sinatra. Ostile al totale controllo esercitato dal sistema hollywoodiano sul suo lavoro escisse il contratto settennale che aveva stipulato e tornò in Italia, dove diede una delle migliori interpretazioni della sua carriera in Senso di Luchino Visconti. Seguirono Il Grido di Michelangelo Antonioni, film con Bernardo Bertolucci, Pier Paolo Pasolini, Dario Argento, e molte altre pellicole anche in Francia.

Attraverso la voce di Giovanna Mezzogiorno, il documentario si dispiega tra le vicende vissute dall’attrice che fanno anche parte della nostra storia, a partire dal periodo del Fascismo, e grazie ai suoi film e alle sue interpretazioni si intravede l’evoluzione della settima arte nel nostro paese. Per mezzo della sua bravura, del suo talento, ma anche della sua umiltà nell’accettare ruoli anche scomodi, tra cui Berlinguer ti voglio bene di Giuseppe Bertolucci, Alida Valli ha mostrato che ci si può mettere in gioco a qualsiasi età e si può aver voglia di imparare a prescindere dall’esperienza accumulata. 

La sua forza e dedizione hanno provato che si può seguire il proprio destino pur decidendo di non scendere a compromessi e senza rinunciare a chi si ama. Con questo film caldo, tenero, pieno di amore e di passione per il cinema, Mimmo Verdesca non avrebbe potuto fare di meglio per celebrare il centenario della nascita di questa grande interprete.

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