La serie di Cuphead!: due tazze combina guai, recensione serie su Netflix

la serie di cuphead recensione dell'omonimo gioco.

Nell’ultima decade le case di produzione, e di conseguenza le forme di fruizione streaming, stanno indirizzando la loro attenzione verso prodotti già esistenti in altri mercati di intrattenimento, come per esempio il mondo dei videogiochi. Questi, ora più che mai, vengono associati dallo spettatore 2.0 come “film interattivi”, dall’ampia qualità grafica e versatilità di trama. Le case di produzione partono dunque da tali prodotti, per poi rielaborarli semplicemente al solo scopo di soddisfare una buona fetta di pubblico, videogiocatrice e non che sia. Così facendo, tramite questo processo, si sta creando sotto i nostri occhi una fruttuosa collaborazione fuori dalle linee schematiche della storia dello streaming.

Stessa faccenda è capitata infatti al nuovo prodotto targato Netflix La serie di Cuphead! (trailer). Uscita pochi giorni fa sulla piattaforma americana, la fantasmagorica storia dei due fratelli teste a tazza più scalmanati dell’isola calamaio è ripresa, ovviamente, dall’omonimo gioco platform (a piattaforme) Run ‘n’ Gun (corri e spara), con l’aggiunta di innumerevoli boss fight. Prima di parlare della serie bisogna fare, però, un piccolo tuffo nel passato di questo intricato videogame. In quella che sembra essere una lunga e travagliata storia, non affatto dissimile da quella che fu la vicenda di Walt e Roy Disney, la creazione e lo sviluppo di Cuphead è dovuta alla spasmodica passione dei fratelli Moldenhauer, nonché co-fondatori dello studio MDHR. Ideato, programmato e disegnato tramite l’uso dell’animazione classica su carta, tipica dei cartoni anni 30 e in particolar modo dei cortometraggi di un certo topo, il gioco è stato sviluppato nell’arco di diversi anni con l’uscita ufficiale arrivata nel 2017. Riscosso un enorme successo planetario, con una vendita complessiva attuale di 6 milioni di copie, il lavoro mastodontico di questi due fratelli canadesi è diventato uno dei più amati dai videogiocatori.

Anche nella sua rielaborazione in serie, Chad e Jared Moldenhauer ricoprono un ruolo decisivo nella composizione stilistica, così iconica e inconfondibile. Difatti, ne La serie di Cuphead!, l’animazione 2D computerizzata dei personaggi, carnevaleschi e facilmente riconducibili a quel tempo per le loro fattezze sproporzionate, la fa da padrone in tutto e per tutto, mescolandosi però ad altre tipologie presenti.

In quella che risulta una miscela ben congeniata di tecniche miste, a cominciare dalle costruzioni fisiche delle scenografie, per passare all’animazione in stop motion di quest’ultime, e infine a quella 3D per i movimenti di camera veloci, La serie di Cuphead! mantiene la linea guida generale del videogame, dal tono giocoso e antico, pur apportando un leggero stravolgimento di trama. Tutto ciò viene mantenuto, per l’appunto, attraverso i suoi personaggi principali, secondari e i legami che li coinvolgono, differenziati tra loro grazie all’uso di pantaloni a palloncino, guanti colorati e scarpe eleganti. La serie viene inoltre infarcita di continui easter egg, sia musicali, con le canzoni del gioco, sia con i pezzi da novanta della storia del cinema, quali Felix il gatto, Oswald il coniglio, gli scheletri delle Silly Symphonies e molti altri ancora.

Ebbene, questo prodotto si presenta molto scorrevole e godibile nella sua leggerezza, agevolato sia dalla breve durata delle puntate, ma soprattutto dalla concatenazione di eventi bizzarri e sregolati, caratteristici della screwball comedy. In ogni puntata de La serie di Cuphead!, i due protagonisti, delle tazze adolescenti decisamente incoscienti, vivono una serie di pazze disavventure apparentemente frammentate, ma in realtà ricondotte dall’unico filo conduttore: il Diavolo e i suoi scagnozzi che vogliono rubare l’anima di uno dei fratelli. La serie di Cuphead! ci lascia con un finale aperto, con l’introduzione sì di un terzo personaggio, ma allo stesso tempo con tanti dubbi alle spalle. Questo ci fa presupporre, in un’ipotesi molto lontana ma forse chissà quanto, un coinvolgimento del prodotto netflixiano verso l’imminente espansione del gioco, come lo spumeggiante risultato di questi due universi. 

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