
«Le persone di questa zona hanno tutte l’aria incazzata, poi quando le conosci scopri che sono carinissime». Con questa frase pronunciata da uno dei protagonisti di Christy si può riassumere tutto il film: un’opera dedicata al quartiere Nord di Cork, considerato malfamato e pericoloso, ma pieno di gente dal cuore d’oro. Il regista Brendan Canty ha dedicato il film proprio alla sua città, Cork, e ha riempito il set di giovani della zona che hanno così fatto il loro debutto nel cinema, sia come attori che come maestranze. Inoltre nel film appaiono come attori, e come colonna sonora, i ragazzi della Kabin Crew, ovvero un gruppo di giovanissimi rapper irlandesi che attraverso la musica riescono ad affrontare i propri problemi, come in una sorta di terapia. Il primo valore di Christy è quindi sociale.
Il film è basato sull’omonimo cortometraggio dello stesso regista, risalente però al 2019. La trama segue le vicende di Christy (Danny Power), un diciassettenne che, dopo essere stato cacciato dalla sua famiglia affidataria, va a vivere provvisoriamente dal fratellastro Shane (Diarmuid Noyes). Il quartiere dove abita Shane, nella parte a Nord di Cork, è lo stesso in cui Christy è nato. Da qui quindi il ragazzo inizierà ad ambientarsi, tra nuove amicizie e vecchi ricordi che non sapeva di avere.
La comunità che accoglie Christy è il punto più dolce del film. Anche nelle scene in cui la trama non va particolarmente avanti l’attenzione dello spettatore è richiamata grazie al carisma dei personaggi secondari, un gruppo di ragazzini sgangherati con sempre una birra in mano e la battuta pronta. Spicca su di tutti Robot (Jamie Forde), interpretato da uno dei ragazzi della Kabin Crew, che non solo ha un sarcasmo esilarante ma sviluppa anche un rapporto dolcissimo con Christy. La periferia di Cork dunque è mostrata con tutti i suoi difetti ma lo sguardo del regista è pieno di speranza per il futuro dei giovani che la abitano.

Anche dal lato tecnico Christy spicca come pochi altri film. La fotografia di Colm Hogan restituisce il grigiore del cielo Irlandese e della periferia di Cork, ma riesce, nelle scene di comunità più tenere, ad esaltare i pochi colori accesi. Inoltre sono degne di nota le varie scene in cui Christy, esplorando il quartiere, si imbatte in persone e luoghi della sua infanzia. Il regista mescola flashback e presente creando una dimensione di stasi temporale in cui Christy stesso, e lo spettatore con lui, vive dei dejavù molto intensi.
La combinazione di professionisti e dilettanti, uniti tutti dall’amore per il cinema e per il territorio, è la miscela perfetta per un film come questo. Da un lato ci sono l’esperienza e la conoscenza del mestiere, dall’altro lo sguardo fresco di giovani che hanno finalmente la loro chance di mettersi in gioco. Questo modo di fare cinema è quasi teatrale: non conta solo il progetto finale, ma soprattutto il processo che c’è dietro. E non si tratta solo della produzione del film in sé, ma delle amicizie tra gli attori, dell’amore per la città in cui si è cresciuti, dell’integrazione di persone ai margini della società. Canty non è solo un regista, è un capocomico che mette insieme la propria compagnia.
Chiunque sia mai stato in Irlanda ed ha avuto la fortuna di camminare tra le case delle zone residenziali (strette, alte, tutte attaccate e più o meno colorate), non potrà che provare una profonda nostalgia per il microcosmo della Cork di Christy. Sarà per i barbershop caratteristici, o per i cavalli che brucano erba in piena città, oppure per i bambini piccoli che imprecano nei modi peggiori, ma pochi film riescono a rappresentare un intero paese in modo così vero. Si spiegano così i numerosi premi vinti dalla pellicola (tra cui il Gran Prix alla Berlinale 2025), tutti meritati e tutti testimoni della nuova stella del cielo d’Irlanda.

