
Questo è il primo appuntamento di una rubrica, chiamata Final Cult, nata con lo scopo di dare risalto a film che, per svariate ragioni, sono poco conosciuti dalle nuove generazioni di spettatori. Alcuni di questi ricalcano un genere specifico, altri hanno avuto la sfortuna di uscire nello stesso periodo di pellicole molto più fortunate mentre altri ancora, semplicemente, non sono stati “compresi”. Il primo film preso in considerazione è un cult fanta-horror degli anni 90: Detective Stone, diretto da Tony Maylam e disponibile per la visione su Amazon Prime Video.
La trama vede il detective Harley Stone (interpretato da Rutger Hauer) indagare su un misterioso Serial Killer che strappa il cuore dalle proprie vittime. Una storia semplice, ridotta all’osso, per un film che però si distingue per la sua ambientazione: una Londra pesantemente inquinata e parzialmente allagata. Mentre i suoi contemporanei cavalcavano l’onda del cyberpunk in stile Blade Runner (dove lo stesso Hauer interpretava uno dei personaggi più iconici e affascinanti mai apparsi sullo schermo) il film di Maylam sembra ambientato più dentro un acquario che dentro una città di Hong Kong cibernetica. La vicenda si snoda nel 2008, ma non sembra nemmeno provare a porsi su un piano di avanzamento tecnologico così distante dal nostro presente come un film di fantascienza potrebbe suggerire. È un film molto violento, ma che non disdegna incursioni (volontarie e non) nella commedia action alla Arma Letale.

È un film che vive di suggestioni proprie e suggerimenti altrui, ed è proprio questo il bello. Un cinema orgogliosamente di Serie B, che si rivolge a una nicchia di appassionati e che non ha paura di cadere in ingenuità che farebbero storcere il naso a un pubblico più schizzinoso. C’è un intero mondo cinematografico dentro Detective Stone: la stazione di polizia ricorda quella di Robocop, l’appartamento di Stone ricorda le topaie invase dai cavi di Hardware-Metallo Letale di Richard Stanley, mentre questa Londra allagata ricorda Amsterdamned di Dick Maas. Ma al di là di ogni citazione, al di là dell’effettiva qualità del film (non è un capolavoro, non inventa o stravolge nulla, è solo un buon film) quello che Detective Stone porta con sé è la testimonianza di un tipo di cinema, che può essere anche quello di Roger Corman, della coppia Yuzna-Gordon o più in generale della Full Moon Features, che oggi passa inosservato o addirittura non esiste più.
Bisogna riaccendere la curiosità e la passione per delle produzioni che magari si sono tenute volontariamente lontane dalle opprimenti logiche commerciali, ma che hanno nutrito generazioni e fatto appassionare al Cinema (quello con la lettera maiuscola) molto di più di pellicole ultra-patinate e con la puzza sotto il naso.

