
Dal 29 ottobre arriva nelle sale italiane Ice Cream Man (trailer), commedia horror dalle tinte slasher. Il film è diretto, co-scritto (insieme a Noah Belson) e prodotto da Eli Roth, che compare anche nel cast.
A Bayleen Bay arriva un camioncino dei gelati guidato da un misterioso uomo silenzioso, che conquista rapidamente la simpatia dei bambini del posto. Jared Mayfair (Charlie Zeltzer), intollerante al lattosio, evita di mangiare i gelati offerti dal venditore. Si insospettisce quando nota che il gelataio lo segue mentre torna a casa in bicicletta. Il ragazzo osserva inoltre che i bambini che li hanno mangiati sembrano caduti in trance. Trascorrono il tempo guardando video con protagonista il personaggio animato raffigurato sul camioncino. Quella notte il furgone attraversa le strade del quartiere e, sotto un influsso inspiegabile, i bambini si trasformano in spietati assassini. Jared e i compagni di scuola Tommy (Shiloh O’Reilly) e Mia (Kiori Mirza Waldman) sono salvi. Devono sopravvivere mentre la cittadina precipita nel caos. Al loro fianco c’è Lizzie (Sarah Abbott), la sorella adolescente di Jared.
Il villain, interpretato da Ari Millen, non pronuncia nemmeno una parola, perché il suo unico scopo è la vendetta e risultare inquietante. In effetti non aveva bisogno di parlare, perché avrebbe rischiato di risultare eccessivo e di sfociare in lunghi spiegoni. L’interpretazione di Millen è buona, un po’ monoespressiva ma coerente con il personaggio.

Nel complesso il film sembra una pubblicità di contraccettivi di un’ora e mezza. Dopo la visione, chiunque si ritroverà a chiedersi se avere figli sia davvero un’opzione allettante.
Ice Cream Man non punta sulla paura. Nessuna sequenza fa urlare o sobbalzare sulla poltrona. Il film lavora invece su un terreno più perverso. Vedere dei bambini massacrare genitori e adulti dell’intera città è un’esperienza così allucinante da trasformare il disagio in una risata nervosa, di puro shock. Lo sguardo vorrebbe distogliersi, eppure la curiosità morbosa ha il sopravvento e spinge a volerne ancora.
Le scene più splatter sembrano uscite dalla mente di una persona dotata di grande immaginazione. Lasciano intuire che abbia più volte fantasticato di vendicarsi delle figure istituzionali o di chi le ha fatto un torto. Sono estreme e inquietantemente specifiche, e denotano un lavoro di ideazione a monte. Il mestiere del gelataio aiuta in modo efficace, perché suggerisce strumenti e armi con cui portare avanti questa vendetta.

Nell’agosto 2026 Roth ha confermato che per alcune scene ha utilizzato l’intelligenza artificiale generativa. Dichiarò ciò dopo che il regista aveva affermato, invece, che diverse sequenze erano realizzate interamente a mano, attraverso disegni. Alcune scene danno effettivamente l’impressione di essere state create con l’IA, ma nel complesso questo aspetto non ha inciso negativamente sulla visione.
Il colpo di scena finale risulta del tutto imprevedibile e ribalta i finali più consueti del cinema. Fino agli ultimi minuti lo spettatore è portato a credere in uno sviluppo preciso, che viene invece smentito. La conclusione è di quelle che pochi film hanno il coraggio di proporre. La svolta, tuttavia, non è casuale. Gli elementi decisivi vengono seminati con attenzione in momenti apparentemente marginali o superflui, che in realtà si rivelano fondamentali.
Ice Cream Man non è un capolavoro, ma rispetta fino in fondo le promesse che fa e non delude le aspettative. Il film punta tutto su reazioni ed emozioni estreme, senza concessioni a chi ha lo stomaco debole e senza mai apparire forzato. L’assurdità e una violenza così brutale da sfiorare il comico lasciano a bocca aperta. Contribuisce al divertimento anche la crudeltà inconsapevole dei bambini, ridotti a semplici burattini. Il risultato ha l’atmosfera di un “sogno da melatonina”. Va quindi giudicato come opera a sé, e non con lo sguardo dell’esperto di cinema. Solo adottando questa prospettiva è possibile apprezzarlo davvero.
In sala.

