I Roses, la recensione: non è la solita commedia

I roses, la recension: non la solita commedia

Dopo ben 36 anni dal primo adattamento cinematografico, il romanzo di Warren Adler La Guerra dei Roses torna in sala con I Roses (trailer), diretto stavolta da Jay Roach. Se il primo adattamento, omonimo al romanzo e diretto da Danny DeVito, era una commedia irriverente che metteva in dubbio lo status quo della famiglia tradizionale, il secondo invece lo ribalta completamente, raggiungendo livelli di delirio raramente sfiorati da altre commedie. Il film da solo offre un’esperienza comica estremamente soddisfacente, nonché stimolante dal punto di vista riflessivo, ma se messo accanto al suo predecessore diventa un testimone del cambiamento della nostra società.

La trama segue i problemi di coppia dei coniugi Rose: Ivy (Olivia Colman) è una chef insoddisfatta del proprio lavoro, mentre Theo (Benedict Cumberbatch) è un architetto in cerca di più libertà creativa. Il loro primo incontro appassionato li porterà a lasciare il Regno Unito cercando nuove opportunità in America. Trasferitisi in California il loro matrimonio procede a gonfie vele: hanno due figli, Theo sta per inaugurare un museo e la coppia si ama più che mai. Solo il ristorante di Ivy non riesce a spiccare il volo. La situazione lavorativa dei due verrà poi ribaltata da un improvviso temporale. Theo comincia così a prendersi cura dei figli, mentre Ivy diventa una chef stellata. Proprio come nel film originale i meccanismi di invidia fra i due coniugi li allontana creando conflitti esilaranti ma anche un efficace studio sulle dinamiche di coppia.

I due protagonisti sono gli ambasciatori di due mondi che collidono: quello maschile e quello femminile. Rispetto al film dell’89 però i personaggi di Jay Roach sono qui dotati di una coscienza di genere che viene continuamente messa in discussione dalle situazioni, realistiche ma esagerate, in cui vengono catapultati. Theo è un uomo orgoglioso, dall’ego fragile, che crede nel meritarsi il proprio successo. Ivy è una donna dolce, che crede nel godersi la vita e nel lasciarsi andare. Le due complesse personalità vengono esplorate e sviluppate come mai prima in una commedia. A supportarle inoltre ci sono due attori che fanno parte de la crème de la crème del panorama inglese, e che ancora una volta riescono a creare personaggi reali e a mandare a segno le migliori punchline.

I due coniugi sono però circondati da un cast stellare di personaggi che oltre ad essere esilaranti, funzionano come pedine nella partita a scacchi in cui i Roses sono avversari. Primi su tutti sono i figli della coppia, che agiscono sia come strumenti usati dai due per farsi la guerra, sia come individui autonomi. Ma a creare le situazioni più divertenti sono gli amici e i colleghi di entrambi, che vengono sempre accostati ad essi per somiglianze o differenze. Gli amici di Theo rappresentano la società americana in cui i Roses sono costretti ad ambientarsi, accettando tutte le sue assurdità e sembrando quasi “quelli normali”. Tra questi spiccano Barry (Andy Samberg) e Amy (Kate McKinnon), che sono sempre la causa delle battute più estreme, assenti nel primo adattamento del romanzo. I giovani dipendenti del ristorante di Ivy invece rappresentano il cambiamento delle nuove generazioni, ma mostrano anche di essere pronti a cadere vittima della stessa trappola che ha rovinato i Roses: il matrimonio.

I roses, la recensione: non la solita commedia

Il tema chiave del film, sia nella sua parte comica che in quella sociale, è proprio il matrimonio. Nel panorama cinematografico di oggi è difficile trovare una visione così chiara al riguardo. Theo e Ivy sono due individui indipendenti con le proprie ambizioni, spesso contrastanti, e nonostante questo cercano di fare lo sforzo di tenere in piedi la famiglia per il bene dei figli. E qui entra in gioco un’entità simile al destino, che manda tutto a rotoli sin dall’inizio della pellicola. Il matrimonio in questa pellicola è un serpente che si mangia la coda, è la faccia della società perbenista occidentale, della borghesia americana basata solo sugli status symbol come la casa e il lavoro. Per i protagonisti non c’è fuga: tentare la convivenza egualitaria porta solo a catastrofi, quindi uno dei due deve essere sottomesso.

Osservare la società in modo così limpido è un’impresa, ma una volta fatto ciò riuscire a trarne delle situazioni divertenti è un gioco da ragazzi. Il sorriso amaro del regista offre uno sguardo sulla vita senza modificarla, ma mostrandone le assurdità più grandi. I protagonisti non vogliono e non sono consapevoli di far ridere, è ciò che gli succede a scatenare la risata, tanto che molte delle loro azioni vengono compiute invece con l’obiettivo di fare del male. Roach si dimostra essere un eccellente apprendista dell’umorismo pirandelliano, ma questa sua indole è ancora più inaspettata guardando alla sua carriera passata, composta principalmente dalle mediocri commedie della saga Austin Powers.

I Roses è una pellicola dal peso considerevole e dallo sguardo pulito sul mondo, e soprattutto riesce a far ridere. L’esperienza in sala diventa un supporto necessario, poiché crea lo spazio perfetto per lasciarsi andare per due ore, e invita alle riflessioni all’uscita da essa. Non è la solita commedia.

Dal 27 agosto al cinema.

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