Freaky, la recensione: da vittima a carnefice il passo è breve

Freaky di Christopher B. Landon

Il cinema di oggi, come ormai risaputo, dialoga molto con gli anni ’80, lo si è visto in più pellicole e in più serie. È un gioco di rimandi che coinvolge molti generi, ma forse quello che ci gioca di più è l’horror, il quale ultimamente ripropone anche diversi remake dei cult passati. L’ultima prova di questa nostalgia per gli anni ’80 arriva al cinema con Freaky (trailer), film ambientato nel presente ma con diverse eco sul passato, diretto da Christopher B. Landon, noto per aver sceneggiato alcuni film della saga Paranormal Activity oltre che come regista di film quali Il segnato e Auguri per la tua morte. Freaky, prodotto dalla Blumhouse, doveva essere distribuito nel 2020 ma a causa della pandemia è stato posticipato al 27 maggio 2021. Il cast vede soprattutto spiccare la figura di Vince Vaughn e quella di Kathryn Newton, attrice emergente vista in film come Paranormal Activity 4, Lady Bird e in serie quali Big Little Lies e Piccole donne e,inoltre, di recente annunciata nel cast del prossimo capitolo della saga Marvel Ant-Man and the Wasp: Quantumania.

Il film si apre con un efferato omicidio di un gruppo di giovani da parte di uno spietato assassino, detto il macellaio (Vince Vaughn), il quale, dopo il brutale massacro, ruba dalla villa in cui si trova un misterioso pugnale. Successivamente seguiamo la vita di una classica liceale americana, Millie Kessler (Kathryn Newton), ai margini della società scolastica nonché spesso vittima di bullismo. Sarà lo sfortunato incontro tra Millie e il macellaio a cambiare le sorti di entrambi, perché il misterioso pugnale, che l’assassino sta per usare nei confronti della povera ragazza, sprigionerà uno strano potere e i due protagonisti si risveglieranno uno nei panni dell’altra. Questa magica inversione non farà altro che riversare le proprie conseguenze all’interno della comunità scolastica. Toccherà a Millie, nei panni del macellaio, e ai suoi pochi amici cercare di riportare tutto alla normalità.

Il macellaio si presenta a noi spettatori indossando una maschera da hockey e impugnando un imponente coltello e non serve essere esperti di cinema per collegare immediatamente quell’immagine al temuto e iconico Jason Voorhees della famosa saga Venerdì 13, con lo stesso carattere del titolo del film in sovraimpressione visto ad inizio pellicola a rimandarci ulteriormente a quell’immaginario. Le armi che vediamo sono tutte le classiche presenti nello slasher anni ’70/’80: il coltello, il machete, la motosega, gli uncini, di conseguenza è impossibile non notare le assonanze con altri film come Halloween o Non aprite quella porta.

Freaky di Christopher B. London

Freaky non è sicuramente un remake, ma è come un pentolone nel quale vengono mischiati più film, non solo slasher, ma anche fantasy e comedy, e infatti l’ispirazione diretta riguardo lo scambio corporale tra i protagonisti deriva dal film Quel pazzo venerdì. Questo mélange crea nel complesso un buon risultato riuscendo a mantenere una discreta tensione nelle scene cruente, per poi diluirla nei momenti comici, il tutto scandito da un lato tra crescendo/diminuendo musicale e dall’altro tra il genere pop e l’alternative rock.

Vince Vaughn, già visto nei panni di Norman Bates nel remake di Psycho del ’98, in Freaky riconferma il suo talento nel ricoprire la parte del killer psicopatico, aiutato anche dal suo gargantuesco fisico, costruendo così un’interpretazione credibile e spaventosa allo stesso tempo. Ma non è tutto perché, dopo averci inquietato in quanto sadico omicida, Vaughn mostra anche una grande dote sia nella parte comica sia in quella sentimentale, strappandoci qualche sorriso nell’interpretare una liceale nel corpo di un uomo di mezz’età. Kathryn Newton, invece, la vediamo inizialmente nel ruolo della classica emarginata di turno anche vittima di body shaming, solo che non riesce a essere molto credibile in questi panni forse a causa proprio della sua evidente bellezza, non mascherata, la quale crea un ossimoro con la parte. D’altro canto, nei panni dell’omicida la sua performance cambia nettamente in positivo, accompagnata da un look aggressivo, passa da final girl a lethal girl riuscendo ad incutere terrore soprattutto grazie all’uso di uno sguardo molto intenso.

Freaky gioca su diverse ambivalenze. Riesce a trovare il giusto connubio tra il gioco di rimandi con i cult del passato e la mescolanza di generi, creando una pellicola efficace nel tenere in tensione lo spettatore ma nel medesimo momento farlo ridere. Il film ha il potere di far odiare il serial killer per la sua crudeltà, ma allo stesso tempo, con l’inversione dei ruoli, riesce a ripagare la sete di vendetta dello spettatore nel vedere una povera ragazza, bullizzata da tutti, farsi “giustizia”. Quindi, si può affermare che ci si distanzia dalla furia omicida del killer ma nel frattempo si empatizza con essa, creando nello spettatore un paradossale e piacevole contrasto interno. Nel complesso Freaky risulta essere una visione consigliata, porta una ventata di freschezza in generi consolidati riuscendo a mantenere alta l’attenzione del fruitore per tutta la durata della pellicola.

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