
Crazy Love si apre con 2 tentativi di suicidio: il primo tagliandosi le vene, il secondo con una testata su un tavolino di vetro, che frantumandosi conclude un’intensissima sequenza iniziale. La brutalità del film si esprime tutta nei primi minuti. Perché poi l’atmosfera si trasforma: la clinica in cui il protagonista, Clayton (John Connors), si è fatto trasferire, passa dall’essere una prigione grigia al diventare teatro di un amore tenero e spontaneo, quasi infantile. Ma partiamo con ordine.
Il film è diretto da Jason Byrne, regista teatrale, e Kevin Treacy, direttore della fotografia. Per entrambi si tratta del debutto alla regia cinematografica, ma le loro competenze nella direzione degli attori e nella composizione visiva compensano per la mancata esperienza nel ruolo. Entrambi svolgono un ruolo chiave nelle cose meglio riuscite del film: la direzione degli attori e l’aspetto visivo.
Crazy Love dunque parla di Clayton, che dopo un tentato suicidio si trasferisce in una clinica psichiatrica, fatta di corridoi stretti e scuri. L’atmosfera però è demenziale: Clayton passa le sue giornate con gli altri uomini in cura a ridere delle più becere battute. I momenti come questi sono la parte più divertente e meglio riuscita del film. Nell’equazione si aggiunge Anna (Jade Jordan), la ragazza dei fiori. Anna è sempre allegra, infantile, regala fiori a tutti, e Clayton se ne innamora perdutamente. Anna però è schizofrenica, ed ha una mente da bambina.

Il rapporto tra i due protagonisti sembra quello di due bambini che giocano a fare i genitori. I loro appuntamenti in giro per la clinica terminano sempre rubando del gelato come se fosse oro nel caveau di una banca. I due attori sono magistrali nel dare vita ai personaggi ed ai loro problemi, attraverso sguardi, smorfie, movimenti goffi o eterei. L’esperienza teatrale di entrambi, nonché del primo dei due registi e del resto del cast, li pone in una posizione di fuoriclasse.
Il team tecnico, a partire dal regista Kevin Treacy, che ricopre anche il ruolo di direttore della fotografia, sperimenta particolarmente nell’uso delle soggettive. I registi vogliono davvero farci provare la stessa confusione del protagonista, e lo fanno con inquadrature grandangolari caratterizzate da continue perdite e riprese di fuoco. Il risultato è eccezionale.
Crazy Love si perde inspiegabilmente nel terzo atto, manifestando una ripetitività che sarebbe stata evitabile dando più spazio agli amici di Clayton, interpretati in modo comico ma con sempre un lieve velo di dolore dietro gli occhi. Nonostante questo la messa in scena è di estrema qualità in tutti i suoi aspetti, dando vita ad una commedia amara che parla al cuore, prima che agli occhi dello spettatore.

