#FEFF21: Anima, recensione del poetico film di Cao Jinling

Anima recensione film Cao Jinling

Nell’Asia del nord, tra Siberia, Mongolia e Cina, vive ancora l’etnia Tungusi. All’interno di essa il popolo Ewenki è ormamai quasi estinto anche se ancora esistono comunità numerose in Russia e Cina. Anima (trailer), film di Cao Jinling, racconta la nascita e la vita di Linzi (che signfica “foresta”) e che vede ogni giorno sparire il suo mondo tungusi a favore di cemento e progresso, la sua lotta è la resilienza, il suo eroismo è l’esistenza la sua forza la naturale coerenza con gli insegmanenti di sua madre e le tradizioni del suo popolo.

La potenza del film si basa sulla meraviglia delle location, la cura del lavoro dei capireparto e la suggestiva cronaca della vita Ewenki che non può che incantare e affascinare il pubblico industrializzato. La regia di Cao Jinling non è mai antropologica bensì fortemente empatica e solidale nei confronti della vita di un popolo in estinzione in baratro fra il progresso e la magia sciamanica della cultura ancestrale Tungusi.

Il film costringe a pensare ai capisaldi del cinema cinese moderno e non si possono che scomodare nomi del calibro di Zhang Yimou di Lanterne rosse e Chen Kaige di Terra gialla e Addio mia concubina per capire il DNA artistico e stilistico del regista Cao Jinling. Il contrasto fra il mondo in mutazione, e forse in distruzione, e la natura incontaminata e connessa alle antiche tradizioni Ewenki fa da struttura portante di un racconto che sembra danzare poeticamente fra la fiaba etnica e il cinema realista.

Siamo trasportati in una sorta di dimensione magica dove renne e alberi giganti sono le vittime della cieca mostruosità del progresso ed ogni cambiamento lascia una lacerazione indelebile nel tessuto e nella magia del racconto. Cao Jinling riesce con dolcezza e poesia ad obbligare lo spettatore a guardare le conseguenze della trasformazione del pianeta che avviene fra un canto di uccelli e un sussurro del torrente, un mondo fiabesco che scene dopo scena sembra svanire, ridursi, ritirarsi come i ghiacci dei poli, come l’acqua dello stesso pianeta.

Una particolare menzione la merita il compositore Giong Lim, con alle spalle film indimenticabili come Millennium mambo, Assassin e Il tocco del peccato che recupera e rielabora sonorità etniche della musica tradizionale mongola con elementi musicali moderni riuscendo a conciliare i due mondi e contribuendo alla creazione finale dell’atmosfera presente nell’opera.

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