Bliss

Bliss (trailer), ovvero “beatitudine”: quella che non riesce a raggiungere Greg (Owen Wilson), protagonista di questa pellicola fantascientifica dai toni vagamente cyberpunk. Una beatitudine che sembra irrealizzabile concretamente nella cupa quotidianità in cui egli è costretto ad affrontare serie complicazioni: dal licenziamento fino ad un omicidio accidentale. Una beatitudine che dunque ricerca nella sua vivida immaginazione e ricrea in dettagliati disegni, metaforiche finestre verso un mondo parallelo, più ridente e radioso. Ma la salda distinzione tra realtà e fantasia inizierà a vacillare, fino a capovolgersi, in seguito all’incontro con Isabel (Salma Hayek), una vagabonda apparentemente. Attraverso l’assunzione di cristalli sintetici, essa gli dimostrerà come quello che fino ad allora sembrava il mondo reale sia, in effetti, una simulazione. E quell’immaginazione tanto nitida, quindi, non risulterà essere nient’altro che una reminiscenza della vera realtà.

Con questo thriller mind-bending Mike Cahill ritorna alla fantascienza a distanza di sette anni dalla sua ultima fatica I Origins. Numerose sono le ispirazioni di questo complesso progetto: in primis l’opera avveniristica delle sorelle Wachowski, Matrix, pare aver influenzato l’ideazione della simulazione persuasiva nella quale Greg è stato catapultato. Bliss apre quindi ad importanti interrogativi morali e filosofici: chiari sono i rimandi alla soggettività kantiana, per cui il mondo percepito è soltanto luce che rimbalza verso la cornea dell’occhio e perciò anche l’esistenza è relativa e malleabile. Per di più lo scenario putnamiano del “cervello in una vasca”, avanguardia della scienza cognitiva, sembra aver ispirato il Brainbox (l’esperimento scientifico dell’Isabel extra-simulazione).

Bliss su Amazon Prime Video

Inoltre Cahill critica sottilmente il mito del progresso positivista secondo cui la scienza salverà il mondo grazie ad automazione, biologia sintetica ed estrazione spaziale. Scenario possibile soltanto attraverso una conclusione innaturale della dinamica servo-padrone teorizzata da Marx. Isabel difatti spiega a Greg come il mondo reale (non quello simulato in cui egli viveva) tempo prima fosse estremamente inquinato e il tasso di povertà estremamente alto. Problematiche risolte rapidamente per merito del più ricco industriale del tempo, che decise irrealisticamente di redistribuire le sue ricchezze, plasmando così una società più egualitaria.

A questa retorica di scienza e filosofia, Bliss accosta la relazione romantica atipica e tossica dei due protagonisti, che fonda le proprie radici in drammi quali Fight Club e Requiem for a Dream. Tuttavia, nonostante i brillanti cameo di Bill Nye e Slavoj Žižek, i dialoghi non sempre appaiono riusciti, anzi talvolta si rivelano patetici in correlazione ai grandi quesiti che Cahill tenta di porre. Altra nota di demerito è la fotografia, alquanto fastidiosa nell’alternare i toni desaturati e freddi della simulazione a quelli iperluminosi e immacolati della realtà: una differenza così accentuata da risultare eccessiva e disturbare la visione con la sua sfumatura inverosimile e quasi mai armoniosa.

In conclusione, si potrebbero trovare tante letture interessanti a questo lungometraggio, melting pot di idee davvero interessanti ma anche molto confuse. Importanti tematiche come la tossicodipendenza o la malattia mentale vengono sviluppate soltanto en passant se non addirittura trascurate. Si tratta quindi di un esperimento soltanto in parte riuscito, che svela encomiabili sprazzi di originalità ma che risulta lacunoso e tecnicamente carente.

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