A Hidden Life, la recensione: il ritorno al mondo ancestrale di Malick

A Hidden Life, recensione film Terrence Malick

Presentato ed accolto con grande entusiasmo al Festival di Cannes 2019, A Hidden Life (trailer) narra di un contadino austriaco realmente vissuto, l’obiettore di coscienza Franz Jägerstätter (August Diehl), processato ed ucciso per essersi rifiutato – fino a morire – di sposare Hitler e la sua causa. Mai sostenuto dalla chiesa durante la sua lotta, verrà successivamente beatificato da Papa Benedetto XVI nel 2007. 

Terrence Malick torna con un dramma biografico complesso e difficile, virando rispetto ai suoi scorsi lavori, dove la componente stilistica dominava rispetto alla narrazione. Ambientato durante uno dei capitoli più drammatici della storia – la Seconda guerra mondiale – esplora con grande forza e potenza il contatto viscerale fra l’uomo e la propria natura. Potremmo considerare A Hidden Life la sintesi perfetta dei temi profondi che pervadono l’intero lavoro di Malick, dalla filosofia di The Three of Life fino alla religione ed alla spiritualità di To the Wonder.

Commovente e a tratti tenero, A Hidden Life è la poesia di un mondo interiore fatto di scambi epistolari e pensieri che cullano le immagini. Così i vasti campi di Radegund, luoghi votati a vero e proprio Eden, si sostituiscono con estrema dirompenza al campo di battaglia, in un film di guerra che parla del coraggio di un uomo di morire per la libertà, sostenuto dall’amore per la moglie Fani (Valerie Pachner) e dalla propria fede. La regia per niente invisibile si mostra per quella che è: la macchina da presa porta evidentemente e inevitabilmente la firma di Malick, che non manca di farsi sentire nei suoi forti e bruschi movimenti, contrapposti alla stasi di cui anche i personaggi si fanno protagonisti. Allontanamenti e avvicinamenti, angoli inusuali e stacchi di montaggio hanno impresso in loro il nome del regista, che non cerca mai di nascondersi.

A Hidden Life, recensione film Terrence Malick

Le prime sequenze immergono lo spettatore in un Eden idilliaco, facendone godere di tutti i sensi: così ascoltiamo gli uccelli, le fronde degli alberi mosse dal vento, i fili d’erba, il torrente scorrere. La meraviglia del mondo ci riporta ai bisogni primari dell’essere umano e pone davanti gli intenti dell’autore che vede nel ritorno alla natura la vera necessità esistenziale. Il contatto con la Terra, eloquentemente mostrato già dai primi attimi del film – le mani dei nostri due innamorati si intrecciano nelle fresche zolle, lavorandole e scuotendole – richiama la volontà di tornare ad un mondo premoderno e ancestrale, dove i sentimenti e l’amore si oppongono dirompenti agli orrori di una umanità ormai al collasso.

In attimi sospesi nel qui ed ora, con A Hidden Life l’uomo è votato a scegliere per sua natura fra ciò che desidera e ciò che non vorrebbe mai fare. In questo caso è il coraggio di morire libero di scegliere che ha la meglio. Il conflitto è profondo ed evidentemente universale: nonostante non sia la storia di tutti, è una storia vissuta e che merita di essere conosciuta.

E sulle note dell’agnus dei vediamo Franz farsi Cristo, durante il cammino verso la crocifissione: nel cuore il peso del sacrificio, nelle parole di una lettera tutto l’amore che l’ha spinto ad andare avanti, ad avere fede e a non tradirla. 

A Hidden Life è su Disney+ dal 29 aprile.

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