
L’edera incatena gli alberi tra loro, un’impenetrabile barriera di foglie sfiorata solo dal vento. La prima inquadratura di Wildwood (trailer) è una dichiarazione d’intenti: il nuovo film punta ad essere l’opera più virtuosa che lo studio Laika abbia mai realizzato. È indiscutibile, infatti, che il lavoro diretto da Travis Knight raggiunga un livello maniacale di dettaglio e fluidità nell’animazione stop-motion, ma è bene anche riflettere su ciò che il film ha da raccontare al di là dell’impressionante colpo d’occhio.
Prue (Peyton Elizabeth Lee) è la figlia maggiore di una famiglia disfunzionale; per ritrovare il suo fratellino smarrito, partirà con il suo amico Curtis (Jacob Tremblay) alla scoperta della foresta magica di Wildwood. Insomma, la più classica delle premesse per la più classica delle storie fantasy. La narrazione di Wildwood è estremamente lineare: oltre a rispettare passo passo il tipico viaggio dell’eroe, condensa in due ore i topoi più ricorrenti del genere. Dalla foresta incantata alla strega cattiva, dalla prescelta eroina ad una terra spezzata e contesa tra popoli. Certo è che la forma del racconto classico si dimostra sempre funzionale all’intrattenimento; tuttavia, ci sarebbe da chiedersi come mai il film si rifiuti di osare anche solo un po’ di più.
Ciò non esclude che il film mantenga la promessa di essere un’opera matura, come ci si aspetterebbe data la filmografia precedente di Laika. La violenza grafica e il sottotesto politico sono alcuni dei motivi che dimostrano il target adulto di Wildwood. Si tratta anche di un film dal forte spirito cinefilo, colmo di citazioni a capisaldi del fantasy cinematografico come Alice nel Paese delle Meraviglie, Il Signore degli Anelli o La Storia Infinita. Per qualche (non troppo) strana coincidenza, Wildwood si inserisce nel recente filone di film che raccontano nel regno animale la tragedia di un popolo estirpato dalla propria terra. A differenza di colleghi come Zootropolis 2 o Jumpers, però, Wildwood sembra quasi voler restare imparziale nel narrare questo dolore, mostrando la guerra più come un male assoluto che come un esercizio di potere.
In conclusione, seppure Wildwood resti un film godibilissimo, l’estremo virtuosismo tecnico non basta a nascondere una storia che potrebbe rivelarsi paradossalmente poco fantasiosa. Gli sfondi in miniatura e i modellini curati in ogni dettaglio lasciano spazio al rimpianto di un film che avrebbe potuto dire molto di più.
Dal 22 ottobre in sala

