#Venezia79: Freedom on Fire, la recensione del film di Evgeny Afineevsky

Freedom on Fire

Presentato alla sezione Orizzonti della 79esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Freedom on Fire di Evgeny Afineevsky è un documentario forte e coraggioso che racconta il peso del conflitto russo-ucraino contemporaneo sul paese oppresso. Ideologicamente e umanamente schierato Freedom on Fire è un’opera calda e mainstream, intenzionata ad informare lo spettatore sulla “sporca” guerra militare e mediatica di Putin. È impossibile rimanere impassibili! Il film di Evgeny Afineevsky costringe lo spettatore a rimanere immobile seduto di fronte ai racconti dei sopravvissuti. Ogni loro respiro è una benedizione ed ogni loro parola è un colpo secco al cuore. Ospedali bombardati teatri distrutti e strade abbattute, le città di Kiev Kharkiv e Mariupol (tra le tante) sono l’inferno scatenato dalla brutalità di quella Russia che usa esercito e media per abbattere il fisico e l’animo dell’Ucraina.

La testimonianza di una sedicenne in ospedale sopravvissuta ai colpi di mitra si fa emblema terrificante di questa guerra: la sua famiglia in auto sente i colpi di proiettile russi; la famiglia cerca di ripararsi come meglio può e allora il padre urla disperato che a bordo vi sono due bambini. La figlia sedicenne è la sopravvissuta miracolata che, per proteggere il fratellino di sei anni, ha riportato danni alla schiena ai polmoni e ad una gamba. L’adolescente ci dice che il fratellino in lacrime ha urlato “vi odio tutti” ai militari russi, i quali “improvvisamente hanno smesso di sparare ai nazisti”. Questa testimonianza ci mette al corrente delle strategie diffamatorie e di falsità mediatica utilizzate dal governo russo per la sua propaganda: la denazificazione dell’Europa è l’obiettivo principale e, “come la storia ci ha insegnato, la violenza è l’unico strumento per vincere la guerra contro i nazisti”. Il marcio infiamma dunque i cervelli di quei soldati e civili russi che credono alle parole infondate di un governo diabolico. Gli oppositori politici sono messi a tacere per sempre… e il sangue continua a sgorgare.

Al di là delle evidenti disperazione e desolazione scatenate volutamente dal documentario, Freedom on Fire di Evgeny Afineevsky è un film necessario ma che sa anche essere, nel suo legittimo schieramento con l’Occidente, un’opera pericolosa. Ad esempio, Afineevsky ci mostra spesso una mappa con su riportate le città invase dai russi e, nell’evidenziare il loro distruttivo avanzamento, lascia che l’oscura nuvola della Russia copra l’Ucraina lucente. Questa è un’immagine dannatamente mainstream che vorrebbe distinguere nel senso più occidentale del termine i cattivi dai buoni. Luce e oscurità combattono di nuovo come gli Stati Uniti contro la Germania nella Seconda Guerra Mondiale? Evgeny Afineevsky ci dice, forse troppo sinteticamente, che i russi sono i veri nazisti. È bene bollare l’intera Russia come la Germania del ventunesimo secolo? Lo spettatore non può fare altro che esprimere solidarietà per il popolo ucraino. Come si augura il film, l’Ucraina sarà i figli sopravvissuti dei padri combattenti; questi diverranno la nuova classe politica destinata alla ricostruzione. È questa la speranza del regista.

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