#Venezia78: Deserto Particular, recensione del film di Aly Muritiba

Ogni anno, parallelamente al Festival, a Venezia c’è una finestra dedicata al Gap-Financing Market, una “piattaforma per progetti selezionati, volta a sostenere produttori europei e internazionali nell’assicurare il completo finanziamento dei loro progetti” (dal sito della Biennale di Venezia). Nel 2018, durante la settantacinquesima edizione della Mostra, Aly Muritiba presentò in questo ambito il suo progetto, Deserto Particular, film selezionato quest’anno in concorso a Giornate degli Autori.

Daniel (Antonio Saraboia) è un poliziotto che vive a Coritiba, nel sud del Brasile, e attualmente in stato di sospensione, dopo un’aggressione ad una recluta durante un corso della scuola di Polizia. Dall’altra parte del Brasile, a Sobradinho, vive Sara (Pedro Fasanaro), che con Daniel ha una relazione, unicamente virtuale. Un giorno quest’ultima smetterà di rispondere ai messaggi di Daniel, provocando nel primo la voglia di raggiungerla nella sua regione per scoprire la verità.

Durante la prima parte di Deserto Particular seguiremo unicamente la vita di Daniel, dei suoi problemi con il padre e la sorella e delle complicazioni che il suo atto provocano nella sua vita lavorativa. È una mezz’ora che si chiude con la partenza del protagonista e la comparsa a schermo dei titoli di testa (ricordando vagamente Long Day’s Journey Into Night del cinese Bi Gan). Perché una scelta del genere? C’è qualcosa in più che Muritiba vuole dirci?

La risposta arriverà solamente, e ovviamente, con l’approdo di Daniele a Sobradinho. Il suo è un viaggio che più alla scoperta della verità su Sara (“non vale niente” dirà a proposito qualcuno nel film) è volto alla scoperta di sé stesso, è un viaggio interiore nell’anima di una certa società brasiliana. Muritiba più con una complicata ed intensa storia d’amore muove una più che intelligente reazione ad uno stato di cose piuttosto critico. L’elezione di Bolsonaro, come ben sappiamo, ha acuito gli odi verso le minoranze, verso chi non vuole adeguarsi alla tradizione, alla rigidità di alcune istituzioni.

E non a caso Daniel si renderà conto del perché ha commesso quel gesto (la cui dinamica non verrà mai chiarita): “Ci dicono di ubbidire, di non pensare”. E allora ecco che tutto torna, e ha senso partire proprio da chi fa parte di quel sistema, dai prodotti di quella “filosofia”, per finire a ragionare su ciò che è visto come altro. Le reali storie d’odio in Deserto Particular diventano il motore di una liberatoria storia d’amore, di una commovente Total Eclipse of the Heart (e lo stesso vale per noi).

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