Tapirulàn, la recensione: correre per dimenticare

Tapirulàn recensione film di Claudia Gerini DassCinemag

Un loft grande e luminoso racchiuso da vetrate che guardano sul mondo, un tapis roulant estremamente tecnologico e la corsa incessante di Emma (Claudia Gerini), una consulente psicologica in smart-working che sembra aver trovato all’interno di quelle quattro mura una protezione dal passato, sono le coordinate dello spazio nel quale veniamo proiettati sin dal primo minuto di Tapirulàn (trailer), con la stessa Gerini per la prima volta dietro la macchina da presa. Correre schiarisce le idee, aiuta Emma a riflettere, a concentrarsi e dunque, unendo l’utile al dilettevole, risponde alle video chiamate dei suoi pazienti (interpretati da Stefano Pesce, Maurizio Lombardi, Corrado Fortuna, Daniela Virgilio, Lia Grieco, Marcello Mazzarella, Alessandro Bisegna, Niccolò Ferrero) mentre si allena. Il suo capo Marco (Fabio Morici) non è esattamente d’accordo, ma vedendo gli ottimi feedback e i clienti soddisfatti le lascia applicare l’insolito metodo.

Precisa, puntuale e in gamba Emma comincia a dar segni di cedimento quando al di là del display compare Chiara (Claudia Vismara), la sorella che non vede ormai da ventisei anni. Il padre è in fin di vita, Emma è la loro ultima speranza, eppure la sua solita empatia nei confronti del prossimo questa volta sembra essere svanita. Cominciamo a percepire l’altro volto della protagonista, visualizziamo sempre più frequentemente dei flashback che, man mano, ci portano ad intuire che qualcosa dietro il sorriso e la determinazione di Emma sta cedendo, i ricordi riemergono uno ad uno in superficie, il rating cala e i feedback peggiorano, la consulente è addirittura messa sotto osservazione dal datore di lavoro.

Da cosa sta tentando di fuggire Emma percorrendo tutti quei chilometri nel vuoto? Quali demoni del passato stanno riaffiorando e penetrando quelle solide e spesse vetrate che la separano dalla realtà e che lei ha così timore di attraversare anche solo con lo sguardo? La risposta la troverà seguendo il consiglio che lei stessa suggerisce di applicare ai propri pazienti, quello di ascoltare, accogliere e trasformare ciò che li blocca per poter rimettere in moto la loro vita, se necessario anche stravolgendola. Un “cliente” (termine che il capo di Emma preferirebbe lei utilizzasse riferendosi a chi usufruisce della consulenza online) segnerà in modo particolare il pensiero di svolta della protagonista, la quale finirà per confidarsi con lui, interrompendo, chiaramente, il percorso di consulenza a causa di un inaspettato attaccamento emotivo.

Vedremo la protagonista affrontare due nuove fasi: prima di ricaduta, nei momenti in cui lascerà trapassare all’interno del suo loft, e dunque della sua mente e della sua memoria, la tempesta di ricordi, emozioni e sensazioni che fino a quell’istante aveva arginato, bloccato, confinato al di fuori delle quattro mura domestiche; poi di rinascita, che corrisponderà al momento in cui deciderà di plasmare e affrontare le sue paure e gli scheletri nell’armadio, concedendosi finalmente una pausa da quella corsa estenuante e alienante.

Tapirulan recensione film Claudia Gerini

L’attrice/regista rivela che sin da subito avesse chiara l’interpretazione della protagonista, quasi come sentisse che quel soggetto fosse stato scritto appositamente per lei (è curioso sapere che inizialmente il personaggio si sarebbe dovuto chiamare Claudia, e non Emma). Il prodotto cinematografico della Gerini è stato certamente un passo azzardato e coraggioso, baciato dalla fortuna sin dai primi momenti: la sceneggiatura (scritta da Antonio Baiocco e Fabio Morici), infatti, ha colpito a prima vista il produttore e dall’idea alla sala il lasso di tempo trascorso è stato precisamente un anno, un tempo da record nel cinema. 

Se grazie a una svariata gamma di inquadrature e prospettive la prova del monolocation sembra essere ben superata, anche per merito della completezza della sceneggiatura che in qualche modo lascia entrare il mondo esterno nella “bolla di vetro” di Emma tramite i dialoghi con i clienti (dunque lasciando compiere l’azione alle parole, andando a soppesare alcuni vuoti scenografici), il passo inciampa nel voler affrontare una vastità di temi che gravano sulla nostra contemporaneità, come la violenza sulle donne, l’omosessualità, la chirurgia estetica o il suicidio, semplicemente “attraversandoli” e passandoli in rassegna, seguendo il passo instancabile della protagonista.

La metafora con la contemporaneità è ad ogni modo ben evidente, squisitamente marcata dal concetto dell’attività fisica utilizzata non solo per mantenere in forma il corpo, ma anche e soprattutto sfruttata come mezzo di sopravvivenza (non risolutivo) per contrastare la solitudine, uno stato d’animo col quale molti si sono ritrovati a fare i conti durante e in seguito agli anni appena trascorsi.

Il film è nelle sale dal 5 maggio.

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