Spiral, la recensione: la rigenerazione del franchise di Saw

La recensione di Spiral

La saga di Saw, creata nel 2004 da James Wan e Leigh Wannel, è giunta al suo epilogo definitivo nel 2017 con Jigsaw di Michael e Peter Spiering ma un franchise così fertile non si butta mai via senza qualche tentativo di rigenerazione commerciale ed ecco infatti questo Spiral (trailer), pensato per riavviare il modello e conquistare una nuova generazione di spettatori. Sebbene le intenzioni sembrino essere proprio queste, la rigenerazione del franchise manca di coraggio e di vero spirito innovativo, infatti la produzione non sceglie una nuova firma per la regia e preferisce affidarsi al nome di Darren Lynn Bousman, uno dei più attivi registi della saga con alle spalle la regia dei i primi tre seguiti del film del 2004. Come per la regia anche la sceneggiatura resta nelle mani dei veterani Josh Stolberg e Pete Goldfinger già autori dello script di Jigsaw.

Il cambiamento del franchise è solo in superfice: ci si sposta dai contesti medici chirurgici per riavviare il prodotto in una piena ed assoluta ambientazione poliziesca, ma le torture, i giochi, gli indizi ed i colpi di scena sono in sostanza una routine a cui lo spettatore è fin troppo abituato, che non risollevano la serie nemmeno un po’, lasciandola nel suo modello narrativo standard. La saga di Saw è pur sempre un riflesso dei suoi tempi e pertanto non si può evitare di leggere lo presenza di un poliziotto afroamericano, solo contro un sistema di poliziotti corrotti bianchi che uccidono con leggerezza innocenti, sicuri di avere una protezione sistemica e radicata nelle istituzioni, come una inevitabile conseguenza del caso dell’omicidio di George Floyd che ha scosso il mondo il 25 maggio del 2020. La polizia è corrotta, attempati poliziotti bianchi testimoniano il falso, uccidono testimoni pericolosi per i colleghi lasciando sui loro corpi pistole di comodo e proteggono i colleghi marci dagli scandali o le indagini interne, per questa ragione un emulatore di John Kramer decide di diventare un giustiziere oscuro, quasi un supereroe, che cattura e sottopone alla prova sadica di sopravvivenza i poliziotti più corrotti.

La recensione di Spiral

Il giovane detective Zeke Banks, un Chris Rock quasi sempre sopra le righe, deve indagare sul caso circondato da poliziotti che lo considerano un infame per la sua decisione di denunciare un collega e la pesante ombra del padre Marcus Banks, un Samuel L. Jackson sottotono, che il distretto ricorda come capo carismatico e modello referenziale per generazioni di poliziotti. La struttura parte da una divisione etnica molto forte che colloca “sbirri” bianchi corrotti contro un gruppo di personaggi positivi multietnici, un capo donna latinoamericana e la famiglia Banks, più un “novellino” bianco buono come il pane e perpetuamente goffo. La struttura cambierà indirizzo invitandoci a comprendere che la corruzione nel sistema giudiziario esposto dal film è assolutamente multietnica . Le scene di tortura sono più rapide, come se si sapesse che in fondo il pubblico si sta cominciando a stufare della formula, ed i dialoghi di natura poliziesca sono tutti molto banali, i colpi di scena sono intuibili e lo spettatore si stupisce solo una volta, ma nemmeno così tanto, alla scoperta di chi sia l’erede di Jigsaw.

Spiral scorre rapido ed adrenalinico, non si sbadiglia mai ed il ritmo è buonissimo, le stesse lodi le meritano il montaggio e tutti i reparti tecnici, ma la sceneggiatura e la regia non spiccano mai quel salto fondamentale per rendere il franchise rinnovato. Se la recitazione di Tucker sembra sproporzionata, agitata, nevrotica per cose minori e troppo tiepida in momenti più drammatici o se una vera icona come Jackson non brilla come siamo abituati a vedere la responsabilità non può che essere attribuita alla regia di Bousman, che non sembra saper sfruttare al meglio una coppia di attori normalmente in grado di tenere la scena anche da soli. La sceneggiatura di Stolber e Goldfinger sembra un modello standard da serie tv di investigazione con il ritmo dei colpi di scena che funziona ma non alza più di tanto il livello di attenzione dello spettatore. In sostanza con Spiral il prodotto resta fermo, cristallizzato nel suo mito, non evolve e non decresce in una sorta di zero a zero che non abbassa la qualità della serie ma nemmeno la salva da quello che potrebbe essere un definitivo oblio generazionale. Un film per chi ha seguito la saga e va al cinema per tradizione, non lo si consiglia però come simbolico film del ritorno in sala di uno spettatore post-lockdown.

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