#RomaFF16: The Eternals, la recensione

The Eternals, la recensione

Film di chiusura della sedicesima edizione della Festa del Cinema è l’attesissimo The Eternals (trailer), nuovo film chiave della quarta fase del MCU, scritto e diretto dal premio oscar Chloé Zhao e con un cast particolarmente ricco: Angelina Jolie, Richard Madden, Salma Hayek, Kit Harington, Gemma Chan e molti altri. Il film debutterà nelle sale italiane il 4 novembre.

Sulle note di Time dei Pink Floyd ci vengono presentati i protagonisti del film, gli “Eterni”, esseri sovraumani creati dai Celestiali da sempre presenti sulla terra. Ognuno di essi presenta particolari caratteristiche e poteri e nel corso dei millenni hanno ispirato miti, leggende e incarnato culture di tutto il mondo, con il notevole risultato di portare in scena con estrema naturalezza un sempre gradito senso di integrazione, ancor più poi quando dialoga così bene con la storia. Dopo aver portato la pace ed essersi separati, sono costretti a riunirsi dopo secoli per una nuova minaccia, che rivelerà loro il vero scopo della loro esistenza e il motivo della permanenza sulla terra.

Il rapporto tra il Celestiale Arishem e gli Eterni sembra ricordare quello di un dio con i propri angeli, confermato da diversi altri riferimenti all’iconografia religiosa. In quest’ottica, è di particolare impatto il loro trionfale arrivo sulla terra, che ricorda in tutto e per tutto una discesa angelica. Tema centrale di questo film sarà infatti la messa in discussione di questa fede totalitaria nei confronti della loro divinità, anche con la consapevolezza che disobbedire porterà a gravi ripercussioni. Gli Eterni si interrogano sul proprio ruolo, sul proprio rapporto con l’umanità, sul libero arbitrio, arrivando anche a scontrarsi tra loro.

Piacevole novità di questo film è sicuramente un approccio più maturo nel rapporto tra i personaggi: viene sorprendentemente introdotta la sessualità. Quindi i supereroi sanno cosa sia il sesso? Ebbene sì, perché, per la prima volta nell’intero MCU, viene mostrata una scena di sesso tra due personaggi. Chiaramente con le dovute limitazioni, stiamo pur sempre parlando di Disney, ma tanto basta a stupire, considerando il tipo di prodotto a cui siamo abituati. Non solo, ma i personaggi sembrano esternare tra loro un approccio fisico molto più marcato rispetto agli altri film (anche soltanto con i più frequenti baci), guadagnando sicuramente maturità.

A spezzare e anche un po’ a rovinare questa sensazione è la linea comica del film, particolarmente fastidiosa e fuori luogo, qui più che mai. Siamo ormai abituati alla presenza di una spalla comica in quasi ogni film Marvel e in alcuni di essi sono anche ben integrate, come nelle atmosfere più giocose di uno Spiderman, ad esempio. È stato sempre un tratto distintivo che ha reso l’MCU iconico a suo modo, proprio per contrastare la cupezza e il tono serioso della controparte DC. Non che i personaggi non debbano scherzare tra loro o alleggerire momenti di tensioni con una battuta, sia chiaro. Stiamo sempre parlando di supereroi ed è legittimo, se non positivo, che vengano messi in scena con leggerezza. Integrare però uno specifico personaggio, totalmente inutile ai fini narrativi, che gironzola in mezzo ai combattimenti catastrofici di queste semi-divinità con il solo e unico scopo di strappare una risata (tra l’altro senza quasi mai riuscirci), è apparso eccessivo. Fortunatamente ciò è riscontrabile molto più nella prima parte, e va assottigliandosi sempre più man mano che si avanza verso il cuore della narrazione.

In conclusione, il giudizio sul film rimane positivo, chiaramente contestualizzato nella sfera dei prodotti Marvel e, al netto dei problemi evidenziati, riesce a fare bene ciò che si propone di fare. L’integrazione di una regista come Chloè Zhao nell’universo Marvel ha sicuramente portato beneficio, rendendo il film molto più adulto e interessante sotto certi aspetti. È chiaro che, come spesso accaduto con altri autori, la realizzazione di questo tipo di prodotti tende spesso ad anonimizzarli, in quanto forzatamente rinchiusi in logiche strettamente legate all’universo di riferimento. Riuscire quindi, anche solo in parte, a rendersi riconoscibili in questi lavori, apportandone anche novità, è spesso complesso e dunque meritevole in caso di riuscita.

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