È una mattina come tutte le altre a Bruxelles, dei giovani ragazzi stanno andando a scuola e nel tragitto scherzano insieme, parlano dei loro progetti futuri, è una bella giornata, tutto sembra essere normale. Sembra. D’un tratto l’atmosfera diventa terrificante, cupa e nell’aria risuonano i colpi di pistola sparati sempre da uno di quei ragazzi che uccide in nome della religione per mandare all’inferno gli “infedeli”. Dopo aver esaurito ben due caricatori, prende un bel respiro, schiaccia un pulsante e si fa saltare in aria. Lo spettatore si trova a fare un salto all’indietro, a rivivere il periodo degli attacchi terroristici di matrice islamica che hanno devastato l’Europa a cominciare da quello alla redazione di Charlie Hebdo avvenuto il 7 gennaio 2015. A rappresentare la minaccia, in The Shift (trailer), il film di Alessandro Tonda in Selezione Ufficiale alla Festa del cinema di Roma, sono due ragazzi adolescenti pronti ad immolarsi per la loro religione che in realtà tutto chiede meno che commettere stragi. Ragazzi indottrinati da persone più grandi di loro che sanno manipolarli fino a far perdere loro ogni potere decisionale sulla propria vita condannandoli ad una morte inutile attesa con tanta paura. E forse è proprio quella paura che ha frenato Eden dal farsi esplodere insieme al suo amico Abdel.  

Nel frattempo, in seguito all’attentato, cominciano ad arrivare i primi soccorsi. Decine di ambulanze caricano a bordo i feriti non sapendo che tra quei ragazzi c’è ancora un potenziale pericolo, quello costituito da Eden o, per meglio dire, Hicham, il suo nome da “convertito”, come spesso ripeterà nel corso del film. Saranno Adamo e Isabelle a caricare il ragazzo sull’ambulanza, pronti a portarlo in ospedale. Anche lui è in condizioni critiche, anche lui sembra essere una vittima come tutti gli altri fino a che l’infermiera non scoprirà alla vita la cintura esplosiva.

Questo cambia tutto. Tonda fa partire da questo momento un countdown verso l’ignoto. I due soccorritori sono in bilico tra la vita e la morte e si trovano costretti a seguire le indicazioni imprecise di un giovane che non è più un terrorista ma un bambino che vorrebbe piangere, gridare aiuto, rifugiarsi nelle cure di Isabelle. Però, non può fare nulla di tutto questo: deve portare a termine la sua missione, deve conquistarsi il suo posto in Paradiso, deve essere grande almeno in qualcosa.

Lo spettatore di The Shift si immedesima nei due ostaggi e viene pervaso da una sensazione di vuoto, incertezza e morte imminente espressa senza troppi colpi di scena, senza bisogno di scomodare troppi personaggi o luoghi se non un’ambulanza che da elemento di soccorso potrebbe diventare da un momento all’altro un mezzo di morte. La scelta di Tonda è quella di concentrarsi sul ragazzo che, in cuor suo, non crede nemmeno ad una delle parole dette dal suo allenatore di calcio che lo ha indottrinato a compiere questo gesto. In realtà, se il ragazzo vuole fare un gesto così estremo lo fa soltanto per il bisogno di sentirsi considerato soprattutto dai suoi genitori che, inabissati dal senso di colpa, non si sarebbero mai aspettati di trovare il loro figlio divorato dal terrorismo.

Il bisogno di Eden è percepito da Isabelle che è l’esatto opposto di Adamo che invece vede il ragazzo soltanto come un potenziale assassino. I messaggi lasciati da Tonda sono forti ma velati ed offrono allo spettatore una sfaccettatura diversa di un fenomeno instabile che può portare a scenari più o meno imprevedibili come quello descritto dal regista che, in quello che diventa sempre di più un thriller psicologico, rende protagonista di The Shift un sentimento che accomuna tutti e che a volte salva noi stessi e gli altri: la paura.

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