Torna la serie anime più discussa degli ultimi anni, Re:Zero, che con alti e bassi resta uno dei titoli più attesi del panorama televisivo giapponese. Arrivati alla fine della prima parte della seconda stagione (la storia proseguirà solo nel 2021) proviamo ad indagare su come l’opera ha nuovamente alzato l’indicatore di discussione in rete e aperto spazi di riflessioni femministe e sociologiche fra gli esperti di analisi dell’animazione del sol levante.

Rimandiamo i lettori alle recensioni precedenti per la comprensione delle dinamiche narrative della serie e ci limitiamo in questo contesto a ricordare che Saburo (umano del nostro mondo) si ritrova misteriosamente in un regno fantastico composto da animali antropomorfi, streghe, mostri e demoni di vari formati e abilità. Saburo vive il privilegio di poter morire spesso (sempre con enormi sofferenze) ma anche di veder morire coloro che ama a causa dei suoi sbagli. Fortunatamente per lui si risveglia sempre dalla morte alcuni giorni oppure ore prima del momento fatale, con la possibilità di rimediare agli sbagli, un modo per insegnare al pubblico giovane giapponese che commettere errori è parte integrante della vita e superarne il trauma è indispensabile per poterne trarre il dovuto insegnamento. Durante la prima stagione Saburo è riuscito a fallire e a rimediare ai suoi errori fino a mantenere in vita tutte le persone a lui care, ma nella seconda stagione questo risultato viene messo a repentaglio da prove molto più oscure e drammatiche.

In questa nuova stagione Saburo si confronta con le sue origini e i conflitti psicologici non risolti con i suoi genitori. Il protagonista si trova in bilico fra la cultura del sacrificio (tipico della morale giapponese) e il tormento della scelta fra gli affetti più importanti. Ad aiutarlo ed ostacolarlo in questo percorso si manifesta la strega dell’avidità che, attratta dai tentativi di Saburo di salvare sempre tutte le persone a lui care, vede nella filosofia del protagonista una forma di avidità dell’amore affine alla sua stregoneria.

Le streghe leggendarie del mondo di Re:Zero corrispondono ai sette vizi capitali della cultura cattolica ma, contrariamente alla visione filo-religiosa occidentale, sono figure superiori alla dicotomia male/bene interferendo sui viventi sia in termini negativi che in termini positivi e condizionando il mondo terreno in completa neutralità e con una logica che trascende la materia o la morale sociale. L’ingresso delle streghe che governano la vita degli abitanti del mondo fantastico è anche fondamentale per delineare il sistema sociale ed introdurre la ripartizione della gerarchia e del potere del mondo in cui Saburo è prigioniero.

Se nella prima stagione abbiamo scoperto che il regno richiede la nomina di una principessa a modello di massima autorità per governare incondizionatamente tutte le cose materiali (Saburo decide di aiutare nella candidatura al governo la sua amata mezzosangue Emilia), nella seconda stagione comprendiamo che questa forma istituzionalizzata di matriarcato ricalca la piramide magica dei poteri extra-terreni. Il mondo di Re:Zero contempla nella sua mitologia tante streghe quanti i vizi capitali della cultura cattolica, ma contrariamente alla nostra tradizione tali caratteristiche non riguardano solo il concetto di vizio ma anche quello di qualità. Le streghe ormai defunte sono a tutti gli effetti creature magiche spirituali che condizionano come dee le sorti dei viventi, fanno di loro paladini o sacerdoti delle loro tradizioni e giocano con essi e la loro anima in bilico costante fra la guida illuminante ed il dispetto capriccioso.

Saburo dopo aver attirato l’attenzione della strega dell’avidità riuscirà ad evocare simultaneamente tutte le altre streghe grazie alle sue nevrosi ed i suoi turbamenti interiori ritrovandosi a prendere un the con tutti i vizi capitali, ma anche con l’espressione del divino di una cultura matriarcale ricca di complessità che lui come noi fatichiamo a comprendere totalmente. Per la prima volta il protagonista verrà giudicato per il suo eroismo e la sua abnegazione al sacrificio ed all’amore verso il prossimo, accusato dalle streghe di anteporre i bisogni dei suoi amati a quelli di se stesso provocandosi dolore e sofferenza e peccando così contro la vita e l’amore per sé. Re:Zero mette in discussione alcuni pilastri dell’etica del lavoro e della moralità sociale della cultura giapponese andando ad interferire con alcuni stilemi della tradizione del suo paese ed aprendo le porte ad una nuova visione critica della società da parte dei giovani spettatori e futuri cittadini produttivi.

Infine vale la pena citare due elementi curiosi che hanno suscitato qualche polemica in rete. Chi ha seguito la prima stagione e letto l’articolo qui sul sito sa che il personaggio femminile di Rem ha surclassato sia l’amata di Saburo, Emilia, che il protagonista maschile stesso, diventando il personaggio più amato della prima stagione. Rem è quasi completamente assente nella seconda stagione, ridotta in coma e maledetta da un incantesimo che ha fatto dimenticare la sua esistenza al mondo intero (inclusa la sua gemella Ram) e solo Saburo ne ha un vivido ricordo. La soluzione narrativa del coma di Rem in un certo senso coincide in modo curioso con una scelta dell’anime giapponese Sword Art Online che si colloca nella stessa fascia di mercato di Re:Zero, sebbene con uno zoccolo duro di spettatori ben più ricco e solido ed anche questo ha aperto qualche polemica tra i fan.

Le prime tredici puntate della seconda stagione di Re:Zero serie aprono ad ampie discussioni sociologiche ed offrono molti spunti per affrontare tesi e teorie intellettuali capaci di andare oltre lo schema del cartone per adolescenti. La chiusura di stagione poi apre spudoratamente ad ulteriori complessi sviluppi previsti nel 2021 con l’evidente intento di stimolare dialogo e scontro nel pubblico della rete.

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