#RendezVous2026: Classe Moyenne – La festa è finita!, la recensione del film di Antony Cordier

Con un nome che ricorda vagamente il titolo di un libro di Dario Ferrari, Antony Cordier porta al Rendez-vous XVI, in anteprima al Nuovo Sacher, Classe Moyenne – La festa è finita! (trailer) Nel secondo film del festival con la presenza di Laurent Lafitte, si nascondono diverse entità; tra quelle dichiarate ci sono le commedie italiane.

Per chi ha dimestichezza col cinema di allora, a cui Cordier fa riferimento, ma anche al cinema di oggi, il mercato francese e quello italiano si intrecciavano spesso, e gli scambi di attori non erano rari. Cordier dice che molti, almeno della sua generazione, erano ispirati completamente dal prodotto italiano di cui oggi si vaneggia il lustro, e con la premessa precedente è da comprendere anche l’amore del regista per Moretti. «Piango all’ultima scena della Stanza del figlio». Moretti è molto francese, parigino, della Costa Azzurra o dove volete voi, e in effetti il locus amoenus dove la narrazione segue ricorda quei luoghi.

Non è difficile con queste premesse anche cercare il plagio a Parasite (2019, Joon-Ho), ma è anche troppo semplice additarlo come una colpa, giacché la formula del film coreano si addice, nella sua traduzione, in senso globalista, alla sofferenza dell’inettitudine della classe di appartenenza, ponendo il discorso ad un “simpatico flagellellamento” di statura inferiore rispetto alla “guerra tra poveri” del primo.

Ne si evince un ennesimo debito, non solo formale, ma contenutistico (parola tremenda) verso altri film della stagione, di cui si direbbe essere democristiani. I quali espongono criticità ambivalenti alle classi medio-operaia (perché per la fiction l’operaio precario esiste solo in teoria) e borghese, dando ad entrambi l’ascia da seppellire, obbligando al compromesso.

Il ricatto posto allo spettatore è la vita di Mehdi (Sami Outalbali), un promettente neolaureato in cerca di uno stage, fidanzato con Garance (Noeé Abita), la figlia dell’attrice Laure (Elodie Bouchez) e l’avvocato Philippe (Lafitte). Il suo ruolo è fondamentale nello svolgimento, è il mediatore necessario che muove le carte tra la famiglia Troussard e i custodi della villa Azizì. Quando tra loro capita uno sfortunato incidente, è lui a mettersi in mezzo e a pagarne le conseguenze. Le cose non si risolvono, quindi mors tua vita mea, e si caracolla nella commedia più balorda di stampo europeo, sanguinolento, e ci si augura che l’Uomo scimmia di Ostlund arrivi per interrompere tutto, compresi gli amori pretestuosi, la guerra e lo sfruttamento. Non ci sono proposizioni come nel migliore dei nichilismi e alla fine si giunge al compromesso, ma dev’essere sempre così?

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