#Cannes75: Decision to Leave, la recensione del film di Park Chan-Wook

Una storia d’amore e tormento raccontata in forma di poliziesco, dove la donna amata è anche una perenne sospettata di omicidi ed il detective uno Sherlock Holmes ossessivo compulsivo dal cuore morbido. La regia è immensa, la resa visiva fantastica ma la storia si dilata un po’ troppo e talvolta si fatica a restare attenti.

Park Chan-Wook torna al festival di Cannes con Decision to Leave (trailer), un film d’amore travestito da poliziesco, ma possiamo considerare l’amore indagine, pedinamento, delitto e desiderio dell’altro? In qualche modo è ciò che cerca di dirci il regista costruendo una storia che si muove costantemente al limite fra i generi e collocando i personaggi in un turbinio costante di fiducia e diffidenza, di desiderio e repulsione, che sembra perfino sfiorare una metafora dei rapporti fra le due Coree.

Park Chan-Wook ha esordito con lo splendido thriller Joint Security Area ambientato nella zona demilitarizzata al confine fra le due Coree, uno dei grandi blockbuster del cinema sudcoreano ed anche uno dei primi grandissimi successi della carriera di Kang-ho Song, l’immenso protagonista del premio Oscar e Palma d’oro Parasite e di grandi blockbuster come Snowpiercer, Il buono, il matto, il cattivo e Shiri. Nel film JSA recitava anche il futuro divo Lee Byung-hun che oltre ad essere uno dei volti sudcoreani più usati da Hollywood è recentemente tornato al vertice dei gradimenti con il personaggio di Front-Man in Squid Game.

L’occidente si rese conto veramente di Park Chan-Wook solo qualche anno dopo con la sua Trilogia della vendetta, prima con Mr. Vendetta e poi con Old Boy che lanciò in occidente tanto il regista quanto il suo protagonista Choi Min-sik. La trilogia si sarebbe poi conclusa con il meraviglioso Lady Vendetta interpretato dalla carismatica Kim Bu-seon che riassumeva in una nuova formula il mito delle donne vendicatrici viste tanto nel cinema orientale, da Lady Skorpion a Lady Snowblood, quanto nel loro ipotesto La sposa in nero di Francois Truffaut. Park Chan-Wook è stato però anche l’illuminato produttore del kolossal Snowpiercer nonché della serie remake di Netflix, con il film Chan-Wook ha lanciato nel mondo il regista e collega Bong Joon Ho, vincitore in seguito della Palma d’oro e dei premi Oscar per Parasite.

Il nuovo film di Park Chan-Wook è il tentativo coraggioso di uscire dai binari canonici del cinema sudcoreano affrontando un nuovo stilema linguistico, provando a violare le regole commerciali e mantenendo un gusto per lo spettacolo e per la suspence, ma l’operazione è ambiziosa e forse riesce solo in parte. In qualche modo i personaggi sembrano un po’ troppo incerti, in un continuo tira e molla che alla fine può stancare lo spettatore e allungare una soluzione narrativa originale ed intrigante fino a mettere alla prova la pazienza di chi guarda.

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