My Policeman, la recensione del film su Amazon Prime

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My Policeman (trailer) è un film distribuito in Italia dalla piattaforma di streaming Amazon Prime, diretto da Michael Grandage e adattato dal romanzo di Bethan Roberts (che a sua volta ha preso ispirazione dalla sua stessa esperienza). In una estiva Brighton anni ‘50, calda e patinata, la giovane e ingenua Marion (Emma Corrin), futura insegnante, conosce il bello e dal sorriso smagliante Tom (Harry Styles, che di recente abbiamo visto in Don’t Worry Darling), un giovane poliziotto amante del nuoto e volenteroso di “migliorarsi come uomo” attraverso l’arte e la cultura. Ben presto inizieranno una lunga e casta amicizia a cui successivamente si unirà l’affascinante ed elegante Patrick (David Dawson) curatore del museo locale. Conosciuto precedentemente da Tom, l’artista verrà presentato alla ragazza e ben presto i due inizieranno a nutrire reciproca simpatia, affinità, e soprattutto condividere la passione per l’arte.

Ad un primo sguardo sembrerebbe che questo ménage à trois alla Jules et Jim tagli fuori il povero Tom, costretto ad assistere a concerti noiosi e visite guidate di cui, purtroppo, non riesce a cogliere nulla. Tuttavia Marion si scopre innamorata del ragazzo e resta speranzosa che questi finalmente faccia il decisivo passo, che non troppo tardi arriverà. Quello a cui assistiamo però non è che la punta dell’iceberg e, nascosta nella profondità degli animi, si cela una tragedia ben più drammatica che presto emergerà dagli abissi.  

My Policeman infatti, nonostante le premesse ingannevoli, è la tormentata storia d’amore fra due uomini – Tom e Patrick – dell’Inghilterra anni ‘50, società in cui l’omosessualità era proibita e la comunità veniva punita con la prigione (oltre alle aggressioni e vessazioni costanti). Vittime delle ipocrisie e il bigottismo del tempo, i due ragazzi si trovano costretti a vivere il loro amore nella totale segretezza, colmi di sensi di colpa e vergogna, incapaci, soprattutto per Tom, il meno consapevole fra i due, di accettarsi. Il film è articolato in un continuo di rimandi fra linee temporali differenti, una ambientata negli anni della giovinezza, l’altra in un presente anno 1999, dove i diversi cambi sono scanditi dalla fotografia di Ben Davis. Gli ormai attempati protagonisti si ritroveranno infatti di nuovo a vivere insieme a seguito di un ictus avuto da Patrick, quando Marion (Gina McKee) deciderà di accoglierlo in casa sua e del marito Tom (Linus Roache), misteriosamente riluttante alla scelta. 

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Il mistero di ciò che è accaduto nel mentre però verrà presto risolto quando comprenderemo la vera natura del loro rapporto: il collante infatti non è la donna ma proprio Tom, diviso fra due relazioni, una legale e d’apparenza l’altra necessariamente tenuta segreta ma autentica, sedimentata da un profondo e sincero amore. Attraverso il ritrovamento dei diari di Patrick – un tantino troppo blasonato cliché -, Marion riporterà a galla tutte le briciole nascoste sotto il tappeto negli anni, comprendendo e convincendosi nel profondo sul da farsi. Da questo punto in poi la storia, vissuta fino a questo momento attraverso gli occhi della donna, assumerà un punto di vista completamente diverso.

Non sono chiare molte delle strade intraprese, fra cui la scelta di tenere così ai margini l’ormai anziano Patrick interpretato da Rupert Everett, presenza che sembra funzionale soltanto al ritrovamento da parte di Marion dei diari allora incriminanti. Tantomeno lo è il forte astio all’inizio incomprensibile provato dal maturo Tom, se non a forzare un sentimento finale da parte dello spettatore che si sarebbe potuto veicolare in maniera del tutto diversa. 

L’omonimo romanzo del 2012 vantava a differenza un’attenta ricostruzione dei personaggi in chiave psicologica, nelle dinamiche e nei rapporti che li legavano (o dividevano). In questo senso il film manca nell’intento di farci conoscere a pieno gli attori di questo dramma sentimentale, con il risultato di non riuscire ad esprimere del tutto la vera tragedia e le contraddizioni del tempo, relegate a mera patina che attraversa il film senza mai davvero solcarlo, se non per pochi minuti. Ne consegue che il tema e il genere del film e della storia perdano di baricentro, oscillando fra il dramma romantico e quello sociale, senza davvero prendere una posizione ferma e convinta. Il risultato è un racconto che non riesce a dire quello che davvero vorrebbe – né in uno né tantomeno nell’altro senso – nonostante le premesse si percepiscano ma facciano fatica a mostrarsi.

Inoltre, My Policeman ha diviso critica e pubblico proprio perché accusato di aver sfruttato la popolarità del noto ex One Direction Harry Styles a discapito delle sue dubbie qualità attoriali  – lacuna che lo vedrebbe in netto contrasto con il superbo collega David Dawson che invece regge la scena in maniera magistrale – conferma dei precedenti dubbi formali e strutturali.

Tutto sommato, nonostante potesse essere scritto (la sceneggiatura è di Ron Nyswaner) e lavorato meglio, non manca comunque di trasmettere quella tenerezza di un amore mai finito nonostante gli accadimenti, la distanza, le avversità, e lasciando nello spettatore la sensazione di aver visto un bel film romantico.

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