Monster Hunter, la recensione: la coppia Anderson – Jovovich colpisce ancora

Monster Hunter film

Paul W.S. Anderson è un veterano degli adattamenti di videogiochi per il cinema. Dopo il fortunato esordio del 1994 con il film Shopping, con un giovane Jude Law, il regista si è dedicato a questa nuova onda dirigendo il primo adattamento storico del videogioco Mortal Kombat. Il franchise cinematografico di Resident Evil e Aliens vs. Predator ha fatto di lui il nome più influente del mercato nel contesto e gli ha garantito le risorse per operazioni ambiziose e sfortunate come I tre moschettieri e Pompei.

Anderson è noto anche per il suo matrimonio con l’attrice e fotomodella Milla Jovovich con cui da anni produce film da multisala economicamente molto soddisfacenti. La coppia Anderson/Jovovich tenta ora di ripetere la formula fortunata dei sei film di Resident Evil con l’adattamento del videogioco Capcom Monster Hunter (trailer). La struttura di scrittura è quasi identica e si rilevano moltissime analogie con lo schema usato per il primo Resident Evil del 2002, dove anche i cliffhanger ricalcano quelli della serie zombie ma con le adeguate variazioni del caso.

In un mondo parallelo dove grandi velieri di legno e ossa di mostri solcano le dune di sabbia, enormi draghi, ragni e predatori dominano l’habitat costringendo gli esseri umani a una vita di cacciatori nomadi senza sosta. Una grande torre governa il confine tra il nostro mondo e il loro e occasionalmente il portale si apre per rilasciare creature giganti o rapire esseri umani costretti ad un gioco di sopravvivenza a cui non sono abituati. Quando una squadra di ranger sparisce senza spiegazione il capitano Artemis (Milla Jovovich) riceve l’incarico di curare una spedizione di soccorso. Comincerà per lei e i suoi uomini un incubo che con grande maestria fonde i temi iconici di film come Dune, Jurassic Park, Stargate, Aliens e Starship Troopers senza contare la parte molto interessante fantasy e lievemente steampunk rappresentata dagli umani locali.

Anderson è stato fra i primi in occidente a generare il mito delle eroine d’azione (antesignane cinematografiche di Black Widow ed Harley Quinn) e il suo Resident Evil con l’eroina Alice (ancora la Jovovich), che tanto deve alle eroine asiatiche degli anni 70, ha segnato un mutamento dei generi commerciali. In fondo era passato solo un anno da Lara Croft: Tomb Raider di Simon West e ne sarebbe dovuto passare ancora uno da Underworld di Len Wiseman e ben due da Kill Bill di Quentin Tarantino.

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Inevitabilmente Artemis, ipertesto di Ripley di Alien di Ridley Scott ed evoluzione della figura di Alice, costruisce un itinerario extradiegetico molto chiaro tanto per la carriera della Jovovich quanto per lo spettatore che va in sala proprio in cerca della rinnovata formula da film plus food and beverage della premiata squadra Anderson/Jovovich. Questa volta la squadra si arrichisce di un altro nome iconico come la star di gonfupian religiosi tailandesi Tony Jaa, amato anche in occidente grazie alla trilogia di Ong-Back e nome di forte riferimento per un certo tipo di intrattenimento del mercato dell’estremo oriente.

La scelta di una star tailandese non è casuale così come non lo è il ritorno della Sony e di tutti i partner produttivi di Resident Evil e il film, pur essendo perfetto per il mercato occidentale, voleva dominare i botteghini asiatici e vi è riuscito nonostante la censura strategica cinese dimostrando che il film far east market è uno spazio ancora aperto alla competizione ed alle coproduzioni di ampio respiro.

La caratterizzazione dei personaggi è più fisica ed estetica che psicologica e le battute sono ridotte al necessario, anzi in questo caso la scelta di far parlare lingue diverse ai protagonisti permette di giocare più sulla mimica che sul dialogo, ma del resto nessuno entrerebbe mai in sala per un film Anderson/Jovovich per seguirne lo sviluppo dialogico. Le scene d’azione e di combattimento sono come sempre divertenti ben ritmate e pienamente adrenaliniche. Monster Hunter non annoia mai, nemmeno quando la trama sembra esile come quella di un gameplay, con il ritmo del film costante e ben gestito a caratterizzare un grande giocattolo per la sala che farà dimenticare i problemi del quotidiano al suo pubblico per 100 minuti di botte ed effeti speciali.

Fra le sorprese del film se ne segnala, senza spoiler, una che farà felici gli amanti del mondo felino e una divertente rassegna di mosse marziali miste ad una rielaborazione scenografica della capoeira brasiliana. Monster Hunter è un film adatto a tutti coloro che sono in grado di prendersi una vacanza dai pensieri e sanno ancora ritrovarsi bambini davanti a una storia semplice e spettacolare.

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