The Bear, recensione della serie su Disney+

The Bear recensione serie su Disney+

Palpabile l’aura del regista e produttore Hiro Murai, questa volta nei panni di produttore esecutivo, nella nuova serie di FX Productions The Bear (trailer), ideata e diretta da Christopher Storer. La città non è più l’Atlanta dell’omonima serie creata e co-diretta dall’inseparabile Donald Glover, bensì Chicago: non quella del South Side che la presenza di Jeremy Allen White (Lip Gallagher in Shameless US) nelle vesti del protagonista ci induce ad immaginare, ma la Chicago dei grattacieli e delle grandi opportunità. E infatti è proprio di opportunità che parla la serie, o meglio di opportunità sprecate e di vie alternative per il successo.

Carmen ‘Carmy’ Berzatto (Jeremy Allen White) è un giovane chef dalla carriera brillante che rinuncia al suo posto nel ristorante più rinomato degli Stati Uniti per tornare a casa e gestire la tavola calda del fratello, che si è da poco tolto la vita. Carmy dovrà affrontare situazioni a cui non è più abituato, il caos di una cucina e uno staff molto più frivoli, il rapporto con i familiari da tempo accantonato e l’affermazione della propria cucina nel panorama della ristorazione di Chicago, ma soprattutto dovrà accettare e superare la morte di un fratello a cui non ha mai potuto dire addio. 

Jeremy Allen White non è di certo un novellino quando si tratta di interpretare un ruolo come questo, già in Shameless aveva infatti vestito i panni di un giovane promettente zavorrato dalla propria famiglia. Eppure in The Bear sembra che l’attore abbia trovato l’occasione per brillare di luce propria, non più vincolato dalle performance di numerosi altri attori co-protagonisti (William H. Macy, Emmy Rossum e Cameron Monaghan, per dirne alcuni). Insieme a Jeremy Allen White brilla però anche Ebon Moss-Bachrach, nei panni dell’amico di famiglia guastafeste, ma soprattutto l’esordiente Ayo Edebiri, che dà un’interpretazione molto convincente di Sydney, aspirante chef e grande ammiratrice di Carmy che sarà pronta a scommettere sul futuro dell’attività.

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La sfida di Carmy non è semplicemente quella di prendere in mano le redini dell’attività del fratello, ma quella di migliorarla e trasformarla in un ambiente sempre più vicino al suo ideale di cucina. Sin dall’inizio dovrà però scontrarsi con il pessimismo collettivo di chi lo circonda, subendone lo scherno. Per di più quella di Carmy sembra una metafora della sfida più universale di chi prende le distanze da certe dinamiche corrotte interne al mondo delle grandi produzioni: il ristorante di lusso nel quale Carmy subisce le angherie del “migliore chef d’America” non è altro che la riproduzione di quell’assetto gerarchico delle grandi case di produzione, laddove invece la nuova formula low budget portata avanti da Carmy insieme al suo staff sconclusionato sembra ricalcare quel modo di fare innovativo e sperimentale di autori e produttori indipendenti.

Nel complesso lo stile della serie si presenta un po’ asciutto: a parte i toni psichedelici e il ritmo di montaggio forsennato di alcune sequenze, tra cui quella iniziale del primo episodio e quelle in cui i piatti elaborati di Carmy e la loro preparazione emergono come veri protagonisti della serie, sembra che Christopher Storer non si sbizzarrisca con le inquadrature come invece avrebbe fatto un imprevedibile Hiro Murai se fosse stato nei panni del regista. Rimane quell’atmosfera surreale mutuata da una serie come Atlanta (in scene, ad esempio, come quella in cui vediamo dei bambini svenuti sul prato dopo aver bevuto il ponce di Carmy in cui qualcuno ha versato un flacone di Xanax), ma anch’essa non riesce a emergere del tutto, finendo quindi per essere compensata da scene di estrema (quasi esagerata) potenza emotiva come quelle delle frequenti liti tra Carmy e i membri dello staff.

A partire dagli elementi in comune con Atlanta e Shameless, di cui la serie sembra essere un lungo episodio crossover in otto parti, le premesse di The Bear sono estremamente convincenti: un cast molto valido, un tema originale, un’ottima produzione alle spalle. Tuttavia agli ingredienti di questa ricetta a stelle e strisce manca probabilmente la sapidità di una regia più brillante. Sarà comunque interessante vedere quali soluzioni adotterà Christopher Storer per la seconda stagione della serie.

The Bear è disponibile su Disney+.

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