Devil May Cry, la recensione della seconda stagione su Netflix

Devil May Cry, la recensione della seconda stagione su Netflix

Era il 2001 quando sulla PlayStation 2 sbarcò il primo capitolo di Devil May Cry. Un videogioco gioco che seppe immediatamente conquistare una fetta di pubblico grazie al suo gameplay frenetico, le sue atmosfere gotiche e un personaggio sbruffone e sicuro di sé. Un quarto di secolo e ben 5 capitoli dopo, approda su Netflix la seconda stagione dell’adattamento animato, promettendo un ritorno in grande stile (qui il trailer). Promessa mantenuta: se la prima stagione infatti serviva da introduzione, questo seconda ondata di episodi approfondisce maggiormente il passato di Dante e introducendo suo fratello Vergil, caratterialmente molto più cupo dello scanzonato fratello e addestrato nell’arte della spada dall’esercito demoniaco.

Eravamo rimasti a Dante finito ibernato e all’invasione dell’inferno da parte delle truppe armate umane ed esattamente qui si riprende il filo del discorso. Mentre l’esercito umano affronta le orde demoniache, Lady viene incaricata da Arius, direttore della multinazionale Uroboros, di recuperare un antico artefatto, ritenuto fondamentale per volgere gli equilibri del conflitto a favore della razza umana. Ma la situazione è molto più complessa di così: qualcuno (o qualcosa) minaccia trama nell’ombra, minacciando sia il mondo umano, sia quello demoniaco.

In estrema sintesi, è questa la trama della seconda stagione, che adatta (sarebbe forse più corretto dire che rimescola) quella dei primi 3 capitoli della saga, strizzando l’occhio ai fan storici del brand videoludico: oltre ai personaggi principali, vecchi e nuovi, ci sono innumerevoli camei. Il tono è sempre scanzonato, ma stavolta la serie aggiunge una punta di emotività, esplorando il tragico passato dei due fratelli Dante e Virgil. Ed è proprio Vergil che la narrazione si focalizza, mostrando un personaggio che teoricamente dovrebbe essere l’opposto di Dante, ma che invece presenta molte più sfumature rispetto alla banale dicotomia “Bene/Male-Antagonista/Protagonista”.

Narrazione però non esente da difetti. Lo sviluppo risulta fin dalle prime battute prevedibile, così come i vari colpi di scena disseminati lungo gli otto episodi. Eccessivo anche l’utilizzo dei flashback. Un conto è utilizzarli per rivelare retroscena o contestualizzare, ma in questa seconda stagione risultano semplicemente ridondanti. Una cifra stilistica dei nostri tempi che serve a ribadire concetti a un pubblico distratto ma che a quello più attento risultano soltanto didascalici.

Una serie piacevole e scorrevole, che funge da evidente traino per avvicinare nuovi potenziali giocatori alla serie videoludica della Capcom, ma che saprà far sorridere anche i fan storici. In ultima istanza, la colonna sonora, infarcita di brani Nu Metal/Alternative Metal, che rievoca un periodo storico dove MTV padroneggiava nelle vite di tanti adolescenti dei primi anni 2000.

Ti potrebbero piacere anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ho letto la privacy policy e acconsento al trattamento dei miei dati personali ai sensi del Regolamento Europeo 2016/679 (GDPR) e del D.Lgs. n. 196 del 2003 cosi come novellato dal D.Lgs. n. 101/2018.