Crimes of the Future, la recensione: l’orrore della “nuova carne” è già qui

Crimes of the Future recensione film David Cronenberg

Geniale straniante e paradossale, Crimes of the Future (trailer) è una cascata primordiale di immagini ed esperienze oltre i confini dell’umano. Fortemente influenzato dalle pennellate di una recentissima tendenza cinematografica, l’ultimo film di David Cronenberg raccoglie il sostrato body horror postmoderno del suo stesso regista (e complici), con un’analisi critica della fisica del corpo, che scava entro l’orrore dell’individualità e della collettività più ampia. L’ultimo Cronenberg si colloca senza dubbio sulla scia profetica di rampolli quali Ruben Östlund e Julia Ducournau, i famigerati enzimi di accattivanti novità del cinema più giovane.

Attingendo infatti dagli amari tentativi di sopravvivenza delle performance arts, messi in scena ad esempio da Östlund in The Square, nonché dalla progenie cyborg di umani meccanizzati, mostrata da Ducournau in Titane tra i tanti, Crimes of the Future partorisce un’umanità di corpi contraddittoriamente distante dall’universo a noi conosciuto. Nell’ultima opera del regista di Videodrome, il nostro mondo mediatizzato e sensibile – che nel film del 2017 uccideva il “quadrato” dell’affascinante Christian – è uno degli asportabili organi tumorali interni che invadono i nostri corpi e quello dell’artista sadomasochista Saul Tenser (Viggo Mortensen). Controllando le performance chirurgiche di bisturi e coltelli attraverso un vischioso joypad e agendo poi direttamente sulla pelle di Saul, la dea materna Caprice (Léa Seydoux) mappa un cosmo di nuovissime possibilità, in cui non sentiamo mai il rassicurante pulsare del cuore, ma quello innaturale, sporco e volgare delle viscere.

Secondo Cronenberg il nostro fisico riesce oggi ad accogliere un infinito arcobaleno di touch screens scambievoli e obsoleti. Avendo un effetto sul corpo, questi organi controllano anche i circuiti dei nostri più reconditi desideri. Un po’ come gli zombi nei film di paura, i personaggi di Crimes of the Future si trascinano entro le viuzze di una località non meglio precisata allontanandosi da ogni proposito di costruttiva risoluzione. Desiderano e agiscono come rassegnate marionette di uno spettacolo decadente; si tagliano e “giocano” come se fossero degli psicopatici. Al contempo, però, si comportano e parlano come se la loro condizione fosse la completa normalità. E qui il genio! Crimes of the future di David Cronenberg ci sta mostrando il vivere e il pensare di quei mostri che già abitano il nostro contemporaneo iper-connesso.

Crimes of the Future recensione film David Cronenberg

Nella mente del regista la casa dei cyborg è una piccola cella meccanica, somigliante tra l’altro a un bozzolo d’insetto (autocitazione a La mosca), in cui tutto ci è dato. Ormai desideriamo, respiriamo, mangiamo e abbiamo rapporti sessuali in maniera completamente differente a come il “mondo di ieri” ci ha abituati. Sofferenza e piacere derivanti dall’autoflagellazione sono gli unici ingredienti di un universo che è già presente. La speranza di redenzione è un gigantesco punto interrogativo, alla fine di un tunnel di tortura e rassegnazione: la sceneggiatura del film è volutamente monca: manca dell’atto conclusivo poiché, se fosse visto, deluderebbe.

Le riconciliazioni, individuale e collettiva, il vero motore di The Square, muoiono sul nascere in Crimes of the Future. Il primo atto del film non è altro che il tragico assassinio dell’innocenza ad opera del seno materno. Le lacrime della madre omicida (Lihi Kornowski) sono pertanto reflusso di un’umanità passata, che, ricordando di quando i figli erano figli, non accetta l’inevitabile futuro. Il pianto si fa in qualche modo segno di un mondo passato ancora avvertibile, ma sono anche tracce che si manifestano in maniera assolutamente distante provocando un effetto straniante. Ad esempio, Timlin (Kirsten Stewart) sembra perennemente in procinto di commuoversi di fronte a Saul: sappiamo che nutre ammirazione per il protagonista maschile, ma non ci è mai spiegato come ella arrivi ad eccitarsi di fronte alla follia della body art dell’artista. La risultante è un caleidoscopio di immagini e motivi alieni a tutto ciò che abbiamo conosciuto.

Il film di Cronenberg è una parabola cominciata tempo addietro, di cui nessuno ha mai letto il prologo. L’opera in sé può leggersi, paradossalmente, tanto come il racconto del fallimentare tentativo maschile di tornare alla culla ancestrale, ritrovando una sorta di umanità infantile perduta nel tempo, quanto come quello dell’allontanamento dalle naturali concezioni di maternità, mascolinità e corpo. Il personaggio di Mortensen si tortura/dorme all’interno di un bozzolo aperto di materiale plastico; lo stesso Saul mangia servendosi di una sedia che lo imbocca e sembra fargli del male. Immagini terrificanti, che raccontano la regressione allo stadio infantile, ma risultano chiarificatrici di cosa siamo diventati. I nuovi mostri usano il codice ancestrale del seno materno e, allontanandosene sempre più, venerano il dolore come ancora di salvezza e piacere, mentre le madri uccidono i pargoli e i figli mangiano tutt’altro che cibo comune.

Come Titane di Julia Ducournau riscattava nuovi codici di linguaggio e conoscenza attraverso la macabra fusione di carne e metallo, Crimes of the Future ne crea di ulteriori provocando lo scatenarsi di intrinseche contraddizioni. I codici ordinari di bacio, pianto e violenza sono riscritti alla luce delle nuove finestre sul mondo: gli screens abitano le viscere del nostro corpo e insistono nello spingere verso un futuro quanto mai ignoto e temibile. Crimes of the Future è un’esperienza cinematografica spaventosa e ambiziosa, che insiste su un’umanità condannata alla sofferenza. Forte della mente di un regista geniale, l’ultimo film di Cronenberg è uno spettacolo di rassegnazione, che apre le porte ad un futuro cinematografico sempre più riflessivo sulla nostra epoca. Non si tratta più di assottigliare il confine tra umano e tecnologia, come accadeva in Blade Runner di Ridley Scott. Il “più umano dell’umano” della Tyrell Corporating è ormai un lontano ricordo: la nuova carne è già nata e vive dentro di noi.

Crimes of the Future è al cinema dal 24 agosto.

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