
Costruire una buona storia è un affare tremendamente complicato. Se si naviga nelle acque profonde del genere thriller, poi, diventa molto difficile giostrare la necessità di entusiasmare il pubblico con quella di non creare falle importanti nella struttura narrativa. Steven Soderbergh è sempre stato un ottimo marinaio da questo punto di vista: la sua trilogia Ocean, iniziata con Ocean’s Eleven nel 2001, aveva dimostrato la sua abilità nell’accostare un’estetica ben curata ad un plot coinvolgente.
Black Bag: Doppio Gioco (trailer), la sua ultima opera, dimostra tutta la dimestichezza del regista quando si trova davanti ad intrighi ben predisposti. In novantacinque minuti sfruttati alla perfezione, seguiamo le vicende di una spia inglese, George (Michael Fassbender), che si trova costretto a sbrogliare un complotto internazionale che potrebbe mettere a repentaglio sia la vita di moltissime persone che la durata del suo matrimonio con Kathryn (Cate Blanchett), anch’essa parte dell’agenzia di servizi segreti per cui lui lavora. Tra dubbi e incertezze, lo sguardo attento di George dovrà essere in grado di distinguere gli amici dai nemici prima che accada qualcosa di irreversibile.
La collaborazione con il venerato David Koepp si è rivelata eccezionale. Lo sceneggiatore riesce ingegnosamente ad accompagnarci attraverso tutti i momenti della storia, che si rivela in egual misura diretta e accattivante. Non rischiamo mai di confonderci mentre ci addentriamo dentro i segreti del mondo filmico dallo stesso punto di vista del protagonista. Ne sappiamo quanto lui, e a volte persino meno, eppure non ci sentiamo mai stretti nelle sue vesti: siamo abbastanza sicuri da avanzare le nostre supposizioni insieme, e piacevolmente sorpresi nel vederle crollare.

Inoltre, volendo osservare il filo della narrazione da panoramica più generale (e più tecnica), notiamo che nessun aspetto è trascurato. La costruzione dei personaggi si rivela subdolamente attraverso dialoghi mai banali o meccanicamente espositivi. I colpi di scena sono forti di set up realistici e puntuali, che giustificano pienamente il loro irrompere nel flusso degli eventi.
L’arte di una buona sceneggiatura sta proprio in questo preciso equilibrio. Bisogna mettersi al servizio dello spettatore, permettendogli di cadere con leggerezza in quella trance che sospende la sua incredulità, e al contempo al servizio della storia, assicurandosi che abbia fondamenta stabili su cui costruire un mondo stratificato.
Il risultato di tutto ciò è qualcosa di cui non si può mai fare a meno: un film piacevole, intelligente, che ci lascia soddisfatti quando si riaccendono le luci in sala. Nessun bisogno di rimuginare su scelte poco efficaci o di riordinare dettagli lasciati fuori dal quadro complessivo. Nella nostra mente rimangono solo delle immagini, vive grazie a tutto l’affetto sincero che Soderbergh prova per il cinema. Anche dal punto vista puramente visivo, infatti, la cura verso il film è evidente, soprattutto nel creare un’atmosfera intrigante attraverso le luci e nell’articolare il racconto tramite un montaggio vivace e ritmato.
Black Bag è figlio dell’esperienza, di buone intuizioni, della volontà di fare intrattenimento senza rinunciare all’autenticità artistica. Ma trasuda, soprattutto, di buon gusto.
In sala dal 30 Aprile.

