L’amore, in teoria, la recensione: tra rappresentazione e stereotipo

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Ventun anni dopo Tre metri sopra il cielo Luca Lucini racconta ancora una volta il tema delle relazioni giovanili con L’amore, in teoria (trailer). Come lui stesso ammette, il regista è interessato a vedere come cambia attraverso gli anni l’aspetto romantico nelle nuove generazioni. Stavolta però, non sceglie nessun adattamento letterario ma bensì un soggetto originale.

Il protagonista (interpretato da un sempre più promettente Nicolas Maupas) si chiama Leone ma un leone non ci si sente affatto. Studente di filosofia prossimo alla laurea, la sua è una vita basata sull’accettare passivamente tutto ciò che gli accade, compreso farsi usare dalla ragazza di cui è innamorato, Carola (Caterina De Angelis), sperando che prima o poi lei lo noti. Per lui il mondo amoroso è un terreno troppo scivoloso, preferisce passare il tempo coi suoi amici universitari cercando nel frattempo anche un argomento per la sua tesi.

Ma presto dovrà venire a patti con le conseguenze delle sue non-scelte, e sarà proprio in questo processo che incontrerà Flor (Martina Gatti), sfegatata femminista ambientalista. Se Leone è tutta teoria e riflessioni, Flor è pratica e azione, aiutando Leone ad uscire dalla sua comfort zone e a prendere in mano la sua vita. Ma soprattutto a capire cosa vuole: accettare l’amore di Carola o tentare il salto nel vuoto con Flor?

Prima che come storia d’amore, il film si presenta come un racconto di formazione, portandosi dietro tutti i suoi cliché. Ad esempio vi è un mentore che affianca il protagonista nelle sue decisioni (stavolta un clochard di nome Meda, interpretato da Francesco Salvi) e ha un rapporto travagliato con il padre, esplorando la dinamica generazionale e la mancata comunicazione tra padri e figli.

È quindi una storia prima di tutto di crescita personale che non sembra però avvenire tanto da Leone stesso ma dagli eventi e dalle persone intorno a lui, di cui lui appare più in balia che padrone per quasi tutta la durata del film. La sensazione che rimane è che le scelte di Leone non si compiano tanto per la sua presa di consapevolezza, ma per le situazioni intorno a lui. La sua passività, marcata a tal punto da diventare quasi insopportabile, lo allontana dal realismo ed è un peccato considerando l’importanza di rappresentazioni maschili di questo tipo nelle commedie romantiche.

Leone, pur essendo un protagonista fresco, vulnerabile e romantico, rimane incastrato nel suo stereotipo, e non basta la scena finale per far cambiare idea su di lui. Ma non è il solo. Le due protagoniste femminili si muovono solamente in funzione sua, racchiuse in due stereotipi che non le lasciano respirare e rappresentando gli antipodi delle due tendenze relazionali attuali: la prima completamente succube e pronta a manipolare a sua volta, l’altra contro ogni tipo di coinvolgimento romantico e monogamo.

Recensione di Dasscinemag de L'amore, in teoria con Nicolas Maupas e Martina Gatti

Se da una parte sono gli stereotipi che ci permettono di parlare ad una collettività, individuando le caratteristiche comuni delle persone e incanalandole in tipi sociali facilmente riconoscibili, è anche vero che se sono troppo estremizzati rischiamo di entrarci poco in empatia. Ed è quello che succede con i personaggi del film, che da Leone passando a Carola fino a Flor sono talmente clichè da impedire una vera immedesimazione. Forse creare dei personaggi a tuttotondo non era l’obiettivo del film, che puntava più a mettere in luce i meccanismi tipici nelle relazioni di oggi, ma sicuramente influenza la visione.

Più concentrato a provare una tesi sul mondo giovanile che a rappresentarlo nella sua complessità, il film prova a seguire Leone nel suo viaggio interiore (attraverso una colonna sonora molto centrata), ma nel percorso cade in altrettante banalità e approssimazioni come il mondo da cui proviene Flor, talmente esagerato da non risultare credibile.

L’amore, in teoria è sicuramente un film che, con buona volontà e con la leggerezza tipica delle commedie, si propone di investigare le relazioni amorose attuali attraverso una storia che tenta di parlare la lingua dei giovani. Aiuta ad aprire una riflessione sul cambiamento dei modelli relazionali rispetto al passato e a nuove rappresentazioni che si distaccano dal prototipo di maschio alfa e donna modello. Una grande ambizione, necessaria nel periodo storico che stiamo vivendo, ma che si perde nel percorso ed il film rischia di rimanere troppo distaccato dal mondo che vuole raccontare. Siamo sicuramente ad un punto di partenza, ma ancora lontani dal traguardo.

In sala.

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