Bad Luck Banging or Loony Porn, la recensione: il film Orso d’oro a Berlino 2021

Bad Luck Banging or Loony Porn Orso d'oro

Bad Luck Banging or Loony Porn (trailer) si apre con le immagini di un rapporto sessuale esplicito che si sta consumando all’interno dell’intimità di una coppia. È chiaro immediatamente che queste immagini non dovremmo vederle, registrate amatorialmente su un portable device privato e che per qualche ragione sono arrivate fino a noi.

Da questa consapevolezza fulminante prende il via l’ultimo film del cineasta romeno Radu Jude, già vincitore con questa pellicola dell’Orso d’oro all’ultima edizione del Festival di Berlino (tenutasi esclusivamente in digitale). Oggetto di ripresa del sex tape e poi di tutto il film è Emi (Katia Pascariu), che verremo poi a sapere essere un’insegnante finita nell’occhio del ciclone a seguito della diffusione non consentita, e non meglio precisata nelle modalità, proprio del video con cui inizia Bad Luck Banging or Loony Porn.

Insomma, siamo stati resi sin dal primo momento complici di qualcosa, inseriti all’interno della schiera del chi ha visto e quindi pensa di sapere o di dover dire. Fatto sta che dopo questa incisiva e ambigua cattura dell’attenzione dello spettatore, il film di Jude procede al rovescio, nella maniera più antilineare possibile nella trattazione di una problematica che introduce così veemente e che poi stratifica molto. In realtà pare addirittura che il problematizzare la vicenda sotto un’ottica drammaturgica non sia poi neanche davvero il punto. Dell’evento viene preferita la sua natura da volano per permettere a Jude di imbastire una satira in lungo e in largo dei vizi e delle perversioni della società contemporanea, formata a misura di titolo clickbait – di articoli evidentemente non aperti – e quindi plasmata a immagine dei social.

Il regista ne ha davvero per tutti e non risparmia nessuno, prendendo a modello grottesco le ipocrisie della sua Romania ma aprendosi idealmente a modelli che paiono essere facilmente riconducibili a ogni dove – appunto, forgiati a dovere. Il j’accuse è però anche troppo ampio, forse ingordo, perché Emi prima la seguiamo nella stradine di una città dove lo sguardo indagatore della macchina da presa si solleva, si abbassa, scarta di lato in panoramiche estese che sondano come fossero telecamere di sicurezza pronte a monitorare ogni cosa, ma poi la perdiamo improvvisamente nella sezione successiva del film.

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Qua Bad Luck Banging or Loony Porn si dedica al materiale di repertorio, all’assemblare una serie di vecchi video di propaganda assieme a intermezzi canzonatori e fugaci definizioni di termini, in una creazione di significato critico che pare fondere le contraddizioni del passato a quelle del presente – la parte più interessante – perdendo di vista il perno del discorso che a quanto sembra tale non è. Emi torna nell’ultimo terzo di un film che si prende sul serio a metà e che di rimando a metà può essere preso sul serio.

La donna è ora al centro dell’attenta disamina dei genitori dei suoi alunni, raccolti nel cortile della scuola che è un anfiteatro dell’assurdo dove Jude apre ogni valvola al proprio sfogo lasciato libero di dare il meglio di sé. Tra un prete che indossa la mascherina con su stampato “I can’t breathe” e un pilota d’aereo negazionista del Covid-19 (il film gioca molto con le storpiature della stretta contemporaneità), il punto dal quale siamo partiti si trova però a scivolare via nel vortice di un delirio da balocco. E questo luna park degli orrori funziona, sia chiaro. Colpisce esattamente come vuole fare ma è inevitabile che lasci della perplessità sui contorni da assegnare all’evento da cui tutto scaturisce, che eppure è il blocco di partenza per quelle che dovrebbero essere considerazioni sul ruolo definibile dell’oscenità.

Bad Luck Banging or Loony Porn preferisce quindi pescare a strascico e mietere più vittime possibile, lasciando qualche dubbio sull’efficacia totale del suo affastellare sferzate su sferzate, inclusa l’ironia di un finale tricefalo che chiude a metà la complessità e tremenda attualità del tema portato sul banco degli imputati. Siamo stati complici forse un po’ troppo impuniti.

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