Army of the Dead, la recensione del film su Netflix

Army of the dead cover

Dopo 17 anni dal suo esordio e fresco dal suo Justice League (qui per la recensione), Zack Snyder torna allo zombie-movie, proprio come aveva iniziato. È disponibile su Netflix da venerdì 21 Maggio Army of the Dead (trailer), il nuovo lungometraggio del discusso regista.

Snyder lo ha fatto ancora, sono tornati gli zombie. Ci aveva provato con il suo primo film Dawn of the Dead (2004), remake dell’omonimo capolavoro romeriano, con cui aveva completamente distrutto la poetica del regista canadese e la figura dello zombie del film originale. L’approccio del film rimane similmente “caciarone”, anche se forse più rispettoso in alcune cose (a partire dallo zombie che torna a camminare, almeno in parte). La storia è basata su un gruppo di personaggi, capitanato da Scott Ward (Dave Bautista), che vengono assoldati per una rapina ad un casinò di Las Vegas, ormai invasa solo da zombie. L’avventura si evolverà in un progressivo massacro tra questa squadra e un vero e proprio esercito di zombie, che nel loro stadio più evoluto riescono a organizzarsi in modo pensante, oltre che a essere molto più forti e agili della norma. Il tutto viene accelerato dalla scure di un missile che distruggerà Las Vegas nell’arco di ventiquattro ore.

Rispetto al suo solito, Snyder presenta una regia più pacata e meno confusa, ma ciò che sembra ormai uno standard sono le importanti durate dei suoi ultimi lavori. Dopo i folli 242 minuti del suo ultimo cinecomic, Snyder non allenta di molto la presa, facendo durare questo Army of the Dead quasi 2 ore e mezza che si sentono tutte se si considera il film per ciò che vuole essere, ovvero un leggero action movie.

C’è infatti da riconoscere che il film allenta il tono cupo e pesante che aveva caratterizzato molti dei lavori precedenti del regista e non gli si può negare un approccio molto meno serioso e più spensierato. Ciò però non migliora di molto la situazione: la pellicola è di sicuro leggermente sopra la media di quasi tutti gli impegni passati di Snyder (e senza alcun dubbio del suo precedente zombie-movie), ma ciò non la rende un lavoro sufficientemente convincente.

Army of the dead's queen

Ancora una volta, poi, torna il protagonismo e l’ego sicuramente da ridimensionare del regista statunitense, che lo spingono al volersi occupare di tutto, dalla produzione alla regia, la scrittura e la fotografia. Dire che i personaggi siano tagliati con l’accetta, sarebbe dire poco. La scrittura delle loro personalità è decisamente banale e non presenta particolari guizzi. Il tutto viene condito da uno humor che però sbatte contro gli invani tentativi di strappare un sorriso, cosa che l’intero Army of the Dead riesce a fare raramente.

Certo, se si è solo alla ricerca di un po’ di sano smembramento e azione, il film potrebbe fare al caso vostro, ma c’è da dire che anche con questo unico scopo, ci sono più che valide alternative (e neanche poche). Se la regia è più salda, la fotografia è meno patinata e più colorata rispetto a ciò che il regista ci ha fin qui offerto, rimane comunque non convincente in diversi punti con da tener conto anche di una profondità di campo inesistente e una messa a fuoco a tratti fastidiosa.

La dimensione di splatter-action è presente e realizzata discretamente, grazie anche ai quasi 100 milioni di budget che si fanno sentire. Il tutto però viene impoverito da una narrazione che non convince appieno, condita da personaggi con cui raramente si empatizza e le cui sorti interessano ben poco. Snyder rimane un regista controverso, parecchio amato e odiato allo stesso tempo, che però non riesce ancora a convincere del tutto. Se però apprezzerete il film, sarete felici di sapere che Netflix (come spesso fa) ha intenzione di realizzarci un franchise, con il prequel e una serie animata già in produzione. Chiudiamo quindi con la speranza di veder nascere in futuro qualcosa di più interessante di questo singolo progetto.

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