Animali Fantastici – I segreti di Silente, la recensione: a volte la nostalgia non basta

Animali Fantastici - I segreti di Silente, la recensione: a volte la nostalgia non basta

Era il 16 novembre del 2018 il giorno in cui Animali Fantastici – I crimini di Grindelwald veniva distribuito nelle sale statunitensi. A ben quattro anni di distanza, è in arrivo il nuovo capitolo di una saga che da un po’ di tempo a questa parte non se la sta passando molto bene, e che si ritrova a portarsi sulle spalle il peso del rilancio non solo di questo spinoff, ma in un certo senso dell’intero franchise di Harry Potter. La produzione di questo film, infatti, è stata alquanto travagliata. Se due anni di stop provocati dal covid non fossero stati sufficienti, la delicata questione della sostituzione di Johnny Depp, il ricovero in ospedale di Katherine Waterson (l’attrice aveva contratto una forma aggressiva di COVID-19) ed una sceneggiatura più e più volte riadattata e riplasmata, hanno provocato un continuo slittamento delle riprese e della distribuzione del film. Inoltre, il secondo capitolo aveva causato non poco malcontento tra i fan di più vecchia data, per lo più a causa di incongruenze, retcon e cambiamenti non particolarmente apprezzati legati alla saga originale. Se ci si mettono anche le infelici dichiarazioni di J. K. Rowling, il fandom di Harry Potter sembrava si stesse oramai perdendo per strada, era necessario un forte rilancio che fosse capace di riacquistare quell’affetto quasi perduto da parte della fanbase.

Animali Fantastici – I segreti di Silente (trailer) portava su di sé quindi una grande responsabilità. La recente reunion del cast originale di Harry Potter aveva dimostrato come in realtà la generazione cresciuta con questi personaggi nutrisse ancora una sincera affezione nei loro confronti, è chiaro che vi è una certa malinconia nell’aria ed è proprio da questo che si è deciso di partire per questo nuovo capitolo. I segreti di Silente punta tutto sull’effetto nostalgia, ripresentando vecchie location, musiche e tutta una serie di elementi che faranno sorgere un languido sorriso sui volti di chi li vedrà in sala. Nonostante Animali Fantastici giochi un po’ facile con tutti questi ritorni, non riesce a ricreare quella magia e quella spensieratezza che caratterizzava i primi capitoli di Harry Potter, ma risulta essere semplicemente quello che sembra, una riproposizione fine a se stessa.

Certo, questa sorta di fan service può essere sicuramente apprezzato, ma tolto questo, cosa resta al film? Si cerca di rimediare agli errori del capitolo precedente, si cerca di mettere delle “pezze” e lo si fa in modo poco trasparente, col risultato, per certi versi, di vanificare gran parte degli avvenimenti e dei risvolti di trama principali che ci erano stati presentati anni fa, e lo spettatore non potrà che notare come probabilmente sia stata invertita più volte la rotta di questa storia. David Yates e chi per lui sono parzialmente riusciti nel loro intento, alcuni dei problemi che avevano fatto storcere il naso a molti sono stati in qualche modo risolti o ridimensionati, ma tornare sui propri passi non è sempre la soluzione a tutti i mali e questo film ne è la prova.

Animali Fantastici - I segreti di Silente, la recensione: a volte la nostalgia non basta

La narrazione procede un po’ a rilento, si fanno dei passi avanti ma in generale ci troviamo davanti ad un film “di mezzo”, di transizione, che probabilmente in un altro contesto sarebbe anche stato giustificabile ma con una pausa di quattro anni inevitabilmente appare un po’ poco. Alcuni nodi vengono al pettine ed alcune questioni di una certa rilevanza risolte, ma in modo sbrigativo e, purtroppo, anche un po’ superficiale. Forse, però, considerando l’odio generale che aleggiava su questo titolo, era anche necessario un capitolo a modo suo più semplice che potesse calmare le acque e che in qualche modo facesse ammenda per gli errori commessi. Inevitabile, però, percepire una sensazione quasi di stagnazione generale, specie nel terzo atto del film, come se si potesse giungere ad un’effettiva conclusione ma si decida comunque di perseverare e rimandare.

Nonostante si sia rimediato a certi problemi di scrittura (creandone però degli altri), questo terzo capitolo presenta le medesime problematiche dei suoi predecessori. C’è un’evidente difficoltà nel caratterizzare e concedere il giusto approfondimento e spazio a tutti i personaggi. Perfino Newt, che teoricamente costituirebbe il protagonista, appare sempre più marginale rispetto alla storia raccontata, che oramai vede al proprio centro i personaggi di Silente e Grindelwald. Quest’ultimo, poi, oltre al cambio d’aspetto, ha subito anche un’evidente riscrittura, probabilmente per adattare il personaggio al suo nuovo interprete, conferendogli un’aria più “elegante” e meno eccentrica, ma che sembra quasi peccare di carisma e per certi versi pare quasi contraddire la sua precedente caratterizzazione. Mads Mikkelsen, dal canto suo, è sempre una garanzia seppur sia palese che non ci sia stato un vero e proprio lavoro sul personaggio, probabilmente per rispondere a delle tempistiche sempre più strette. Tutti gli altri personaggi risultano a modo loro sacrificati, ed alcuni avvenimenti del secondo capitolo che dovrebbero aver avuto un impatto decisivo su di essi sembrano quasi non aver provocato alcun effetto.

Il titolo stesso è significativo: le parole Animali Fantastici appaiono sempre più piccole rispetto al sottotitolo e ciò si manifesta all’interno dello stesso film. Se il primo capitolo, infatti, aveva al centro della sua storia la ricerca delle creature magiche studiate da Newt, col passare del tempo lo spazio dedicato a questi animali diventa sempre minore, e il che è un peccato perché paradossalmente costituiscono uno dei pochi punti veramente forti di questa saga. C’è da dire che in questo capitolo, però, tali creature svolgono un ruolo ben più determinante ai fini della trama.

Il risultato finale è un film che ha paura di provocare una nuova delusione del pubblico che possa portare ad un flop, quindi si ritira all’interno di una propria comfort zone fatta di citazioni e ricordi, rifiuta ciò che aveva provocato l’ira dei fan e decide di non rischiare più mosse avventate. Un risultato modesto, che non farà gridare allo scandalo ma neanche al capolavoro, ma che dimostra anche l’importanza del saper fare un passo indietro quando si sbaglia. Un film che si lascia guardare, con qualche sbalzo di toni, passando da un’atmosfera cupa iniziale alla I doni della Morte a momenti ben più leggeri, con qualche picco raggiunto qua e là e un paio di momenti che proveranno a smuovere il cuore di tutti quei fan che in fondo un’ultima possibilità a quel mondo che li ha cresciuti la vogliono ancora concedere.

Il film è nei cinema dal 13 aprile.

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