Metal Lords, la recensione del film su Netflix

Metal Lords recensione film Netflix

Facciamo un gioco: indovinare il film partendo dalla trama. Degli amici, appassionati di musica, decidono di vincere una gara tra band organizzata dalla loro scuola. Probabilmente, in una manciata di secondi, la tua mente avrà già partorito almeno cinque titoli: da Pitch Perfect a School of Rock, senza tralasciare prodotti seriali come Glee

Ovviamente, spoiler, la risposta è nel titolo dell’articolo stesso, quindi la conoscevi già: stiamo parlando di Metal Lords (trailer). L’introduzione, però, fa capire come il film scritto da D. B. Weiss, penna dietro la serie di Game of Thrones, si inserisca in una tradizione narrativa ben nota al grande pubblico.

Il nuovo film di Netflix, come accennato, racconta di Kevin (Jaeden Martell, volto conosciuto grazie al film Cena con delitto – Knives Out e It – Capitolo uno e due) e il suo amico Hunter (Adrian Greensmith). Quest’ultimo, appassionato di musica metal, trascinerà il compagno di scuola in questo mondo fatto di vestiti in pelle, borchie e musica liberatoria, con l’obiettivo di vincere la gara di band organizzata dalla loro preside.

Metal Lords recensione film Netflix

Una trama, di per sé, semplice e già presentata in diverse salse da tanti altri film e serie in precedenza e che, per questo, necessitava un punto di vista nuovo per risultare interessante e avvincente. Un’operazione che, da uno sceneggiatore come Weiss, ci si aspettava ma che non è avvenuta. Metal Lords, infatti, presenta tutti i cliché classici del genere: il gruppo musicale bullizzato, le scene tra gli armadietti dei corridoi, la rottura della band causata da un nuovo amore, e la rivincita finale sul palco scolastico. Insomma, come si dice in questi casi, nulla di nuovo sotto il sole.

Sebbene la sceneggiatura non riveli sorprese, però, bisogna riconoscerle la capacità di farci sorridere davanti alle vicende vissute dai protagonisti. Grazie ai dialoghi e alle azioni dei personaggi, ci caliamo in quel contesto tipico delle superiori, dove il mix di prime passioni, voglia di sentirsi adulti e di appartenere a un gruppo, spingono ognuno di noi a esprimere senza filtri ciò che amiamo di più, interpretando con grande enfasi il ruolo che ci siamo scelti, in questo caso quello di metallari sfegatati.

Insomma, guardarsi Metal Lords è un po’ come rivedere le vecchie foto della nostra adolescenza: ridacchiamo imbarazzati, scuotiamo la testa al pensiero delle ingenuità compiute e guardiamo con tenerezza a quella versione di noi che si determinava in maniera assoluta e decisa, puntando i piedi di fronte agli adulti. C’è solo una piccola differenza tra l’album e il film Netflix: il primo verrà riaperto, il secondo… beh, probabile si perderà tra i mille titoli offerti dal catalogo.

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