Toy Story 5, la recensione: almeno è migliore del quarto

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Toy Story 5 (trailer) sarà sicuramente divisivo. Nel futuro vedremo gente che lo odierà, e pubblico che lo troverà un buon film Disney Pixar. La verità sta nel mezzo: ha sicuramente lati positivi che il quarto capitolo può solo sognarli, e lati negativi centrali che non possono essere ignorati.

Il film traccia tre storie: Woody e Buzz contro LilyPad, Jessie che rivive eventi del suo passato, e i tanti Buzz Lightyear alla ricerca di uno scopo. Tra i lati migliori di questo quinto Toy Story, uno di questi sarebbe per certo la terza linea narrativa del film. Non solo i tanti Buzz non sono mai fastidiosi, rendendosi anche divertenti e mai ripetitivi, ma l’aria che si respira quando si osserva la loro storia è quella della primissima Pixar. Le altre storie quasi passano in secondo piano quando arrivano sullo schermo gli astronauti giocattolo. Il mistero, la magia, la collaborazione sono al centro della loro missione. Magari non avranno un risvolto così scenico, però le immagini mostrate nelle loro avventure valgono quasi tutto il film, con un finale dolce, divertente e spensierato, in pieno stile Toy Story. Sebbene siano quasi inutili alla trama, tendono ad essere la parte migliore.

Tra i lati più brillanti, la firma Pixar si nota anche nella colonna sonora. Vista l’importanza data a Jessie, le musiche sono sempre incentrate sul suo leitmotiv. Forse ripetitivo, data la meraviglia del primo ascolto nel secondo film, ma perfettamente in tema e ancora da brividi. È fondamentale avere una musica così caratteristica, ed è una delle poche cose che ancora funziona negli anni. Infine, in caso qualcuno fosse spaventato dall’annuncio della colonna sonora di Taylor Swift, non è presente nel film, ma solo nei titoli di coda, e la canzone finale risulta coerente col film.

Toy Story 5 recensione Dasscinemag

Ora però si toccano tasti dolenti. Le motivazioni di tutto il film non si reggono molto in piedi. Per cominciare, Jessie aveva risolto i suoi problemi due film fa, e che si ripresentino ora non è proprio la coerenza perfetta. Vero che si trova nuovamente in posti nostalgici, però aveva già accettato dei compromessi una volta con Bonnie, la nuova bambina. Forse si tratta di essere puntigliosi, però anche il quarto film non si reggeva facilmente in piedi e, sebbene Toy Story 5 sia effettivamente migliore, si porta dietro degli strascichi dal capitolo precedente.

Tra tutti, Woody sembra rimasto al quarto film. Incredibile come il capitolo infame non serva a niente se non a contestualizzare dove sia il cowboy. Anche se la risata comunque sia riesce a strapparla, è una macchietta che se non ci fosse stato non sarebbe cambiato nulla. Senza Woody, Toy Story non sarebbe lo stesso e la Pixar lo sa, però sarebbe servita una contestualizzazione migliore di “ho capito che serve loro il mio aiuto da un messaggio che ho interpretato male”.

La storia di lui e Buzz Lightyear è insulsa e sconclusionata, non sanno fare nulla assieme e ricordano vagamente Goku e Vegeta in Dragon Ball Super. Ovvero quel sentimento di amici/rivali che non si addice troppo al duo, soprattutto dopo 3 film insieme come amici. Lilypad è insulsa e non è mai una minaccia reale, il massimo che fa è rinchiudere i giocattoli in un garage in un modo piuttosto impossibile. Con impossibile si intende che nei film precedenti se accadeva qualcosa era un minimo possibile agli occhi degli umani. Qui Lilypad manda messaggi senza stop e nessuno si fa due domande? “Messaggi” che sono la sua unica arma… Sembra così poco una minaccia che risulta essere lei quella bullizzata.

Toy Story 5 recensione Dasscinemag

Lilypad, insieme a tutta la tecnologia, è insultata e discriminata fino a che il tablet non si troverà a commettere un suicidio simbolico. Tutti siamo d’accordo che la tecnologia ai bambini piccoli sia una maledizione, ma non è che è arrivata a caso tra le mani di Bonnie: sono stati i genitori. Quindi perché prendersela con un tablet, che tra l’altro vuole il meglio per Bonnie? Tra l’altro l’incoerenza non finisce qui perché Jessie si trova a discriminare dei giocattoli che ritiene “tecnologici”, ma che di tecnologico hanno ben poco. Fino ai film prima c’erano anche i telefoni giocattolo, ma quindi il problema sta nell’essere connessi alla rete Wi-Fi? Non si capisce, e nessuno ha mai una redenzione effettiva, anche perché nessuno di loro vuole il male dei bambini. I veri cattivi risultano quasi essere i nostri protagonisti.

Il problema più assurdo e davvero incredibile, da dedicarci un paragrafo intero, riguarda quanto i giocattoli tendano a mantenere il segreto della loro esistenza, lungo tutti i film. Ma qui, oltre ai messaggi di LilyPad che sono una cosa fuori di testa per quanto sono una prova, c’è un personaggio-fotocamera che scatta loro numerosissime foto, in vita e animati. Quindi quella fotocamera come minimo sarà il tema del sesto film, perché è colei che contiene i segreti su cui si basano tutti i cinque precedenti. Forse è un’esagerazione, e non ha scattato davvero tutte quelle foto, ma il dubbio è lecito dopo che LilyPad si vede che non cancella foto o chat.

Toy Story 5 recensione Dasscinemag

Invece, l’incoerenza determinante di Toy Story 5 riguarda il suo messaggio. I giocattoli vogliono che i bambini utilizzino l’immaginazione per giocare, non vogliono che la tecnologia “brutta e cattiva” faccia il loro lavoro. Ma allora perché animate tutti i singoli momenti di gioco dei bambini? E con tutti, si intende tutti. Oltre alla tecnica usata, presa dal detestabilissimo Wish, qui più moderna e coerente, la rabbia viene guardandosi dietro. Anche prima, all’inizio di Toy Story 3, la storia di Andy che gioca viene animata e resa film. Ma alla fine, al passaggio di testimone, Bonnie non anima le creature, ma gioca con l’immaginazione, gioca con lo spettatore. In questo caso il pubblico è sempre accompagnato, trovandosi in una situazione incoerente come mai si è vista.

Per concludere, iconica la scena in cui i giocattoli ormai terziari vengono chiusi nel garage una seconda volta, come per dire “ma lasciamo perdere loro”. Oppure quando Woody e Buzz raggiungono i carcerati che chiedono cosa debbano fare, i due protagonisti rispondono con «niente!». Perfetto. I primi tre film avevano dato a quei personaggi una dignità che non si vedrà mai più, possiamo tranquillamente dir loro addio.

Insomma, Toy Story 5 vive tra alti e bassi, ma per di più vive nell’incoerenza di un capitolo non necessario. Rispettabile spostare il protagonista da Woody a Jessie, ma questo passaggio di mano ancora non c’è stato, non del tutto. Nella speranza di un film migliore, almeno rimane un lato positivo: un passo avanti è stato fatto rispetto al quarto.

Al cinema

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