Noi siamo infinito: 10 anni dal tunnel di enigmi

Noi siamo infinito: il film di Chbosky compie dieci anni

Il detto dice “chi trova un amico trova un tesoro”, mai cosa più autentica e vera per Charlie (Logan Lerman), il protagonista del film Noi siamo infinito (trailer) dal titolo inglese The Perks of Being a Wallflower,  apparso per la prima volta nelle sale statunitensi il 10 settembre 2012. Il primo lungometraggio di Stephen Chbosky non poteva che prendere spunto dal suo stesso romanzo, Ragazzo da parete . Una gran bella impresa far confluire le pagine corpose da un libro al grande schermo.

Il regista ci riesce perfettamente, vincendo svariati premi tra cui quello per il Miglior film d’esordio agli Independent Spirit Awards. Niente male come inizio! Il passaggio avviene anche grazie alla voce fuori campo del ragazzo che il regista decide di utilizzare in alcune scene dando l’impressione di una doppia valenza: nel primo caso sembra che il ragazzo stia leggendo da qualcosa, un libro appunto, forse proprio quello scritto da Stephen stesso, nel secondo caso è come se ci volesse estraniare dalla realtà per non far subito scoprire ciò che affligge il protagonista. Ma come trattare un tema così delicato quale l’adolescenza in modo da non creare ansia in chi lo guarda in tenera età?

Chbosky sceglie tre ragazzi in grado di rispecchiare i diversi tipi di teenagers: Charlie, il classico “timidone” ma con uno spiccata intelligenza, Patrick (Ezra Miller), il “simpaticone” della classe, colui che prova a far ridere gli altri per non pensare ai propri problemi, ed infine Sam (Emma Watson), la ragazza carina e dolce. Rivediamo l’attrice in una veste nuova, non più con la bacchetta in mano ed una scopa, ma nei panni di una studentessa modello americana. Ambientato agli inizi degli anni Novanta, il film racconta il modo in cui Charlie passa le sue giornate, sin dai primi momenti si nota che c’è qualcosa che non va dentro il ragazzo, la spiccata mimica facciale di Lerman ci porta subito a pensare che ciò che vedremo non sarà un film comico, tutt’altro.

Chbosky come se niente fosse racconta sfacciatamente come Charlie abbia perso il proprio migliore amico Michael, per via del suicidio. Un tema forte, aberrante e spaventoso che ci lascia il tempo di pensare “continuerò a guardarlo?”. La risposta è “sì”. Il regista in un secondo momento lascia che la pellicola diventi un classico film scolastico; ed ecco gli armadietti, il vialetto della scuola, gli alunni nei corridoi e le partite di baseball: un’infarinata vista e rivista ma degna del cinema a stelle e strisce. Ed è proprio grazie allo sport che Charlie casualmente incontra i due ragazzi in grado di sbloccare il proprio wallflower, la timidezza.

Ed ecco la fuga dalla realtà, gli amici, il tunnel che materialmente attraversano segna l’inizio di altrettanti fuochi d’artificio di emozioni che da quel momento in poi si susseguiranno. Lo spettatore viene attratto dal mistero, dal capire cosa c’è che non va in Charlie e soprattutto il motivo per il quale vi sono dei flash improvvisi in cui il ragazzo vede la zia, morta in un incidente stradale. <<Sarà il nostro piccolo segreto, Charlie>>. Ma di quale segreto si tratta? La sequenza di immagini ci impone di rimanere a guardare, diventiamo anche noi detective di qualcosa che non ci appartiene, entriamo nella vita di Charlie in maniera troppo sospettosa. Duemila domande continuano a fare capolino nella nostra mente: che hai, Charlie?

A volte vorremmo spiare nel suo diario, quello in cui scrive ad un amico immaginario (Forse Michael?), pagine in cui sogna di essere uno scrittore e di volerlo diventare in futuro. Come in ogni situazione difficile, il consiglio che viene dato sin da subito è quello di scrivere, di buttare fuori ciò che si pensa per poter star bene e Logan lo fa con il suo personaggio; scrive sul diario ogni caratteristica della sua giornata, ogni sensazione che ha provato.

Noi siamo infinito è ampiamente improntato all’americana maniera: quando qualcosa non va c’è sempre la scuola a dare la batosta finale con bulli e un turbinio di gente che sembra diventare fantasma di fronte ai problemi altrui. Sono temi che in un modo o nell’altro hanno toccato la vita di milioni di adolescenti di tutto il mondo e che Chbosky ha deciso di inserire in un unico film; un po’ troppo, si potrebbe obiettare, ma forse è stato proprio questo a renderlo un film con un ampio numero di incassi.

È l’adolescenza, quel periodo così delicato in cui qualsiasi domanda sembra un “quizzone” con infinite risposte aperte, è il momento in cui si è troppo piccoli per credere di farcela e un po’ grandi per starsene con le mani in mano. Ma tutto questo non è possibile senza un gruppo di amici con i quali vivere emozioni al di fuori delle proprie; è il momento in cui le risposte si trovano negli altri e si capisce per davvero che qualsiasi cosa vale la pena di essere vissuta con qualcuno al proprio fianco.

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