matrix

Matrix, scritto e diretto dalle sorelle Wachowski, usciva in sala vent’anni fa. Eppure, a riguardarlo oggi, continua a parlare allo spettatore, come e forse più di allora. Questo perché Matrix è un film che in fin dei conti parla di internet, lo stesso internet che nel 1999 cominciava più o meno timidamente ad affacciarsi alla vita delle persone, mentre oggi ne caratterizza ogni singola parte.

La stessa genesi di Matrix è legata alla storia di internet e a quella del computer più di quanto si possa pensare, dal momento che in parte attinge all’universo creato da William Gibson in Neuromante, uscito nel 1984, anno in cui vedeva la luce anche Macintosh, il primo personal computer di largo consumo. Neuromante a sua volta ebbe un’importanza fondamentale nella diffusione di un’idea di internet diversa da quella vigente in quegli anni, un’idea che si discostava dall’internet di tipo militare e che faceva propri concetti sviluppatisi nelle comunità di hackers, che vedevano nella rete un potenziale fino a quel momento inespresso. Dunque William Gibson ha influenzato la concezione popolare di internet, il quale a sua volta è il tema portante in Matrix, anch’esso influenzato in parte da Neuromante.

Oggigiorno però, ricordiamo molto di più Matrix rispetto all’opera che ha contribuito alla sua nascita. Siamo infatti di fronte ad un blockbuster che ebbe un successo strepitoso, arrivando a plasmare persino la moda di quel tempo: occhiali da sole stretti e lunghi cappotti di pelle diventarono comuni come non mai. Un film che è riuscito ad incontrare il favore del pubblico grazie ad un’atmosfera cyberpunk che proprio in questi ultimi tempi sta riscontrando nuovamente successo (Love, Death and Robots, serie animata uscita sulla piattaforma streaming Netflix ne è un esempio) a riprova del fatto che questa pellicola a vent’anni dalla sua uscita riesce ancora a raccontarci qualcosa, ma qualcosa di attuale. Matrix nel film è infatti una realtà virtuale dentro alla quale si entra tramite la linea telefonica (le analogie con internet sono evidenti). Nonostante pian piano la linea telefonica non sia più l’unico modo per connettersi, noi oggi passiamo molti dei nostri momenti online e per la maggior parte del tempo proprio grazie ad un telefono, lo smartphone. Differentemente dai personaggi del film, che spesso si ritrovano a cercare disperatamente un punto di accesso a Matrix, noi questo accesso ce lo abbiamo sempre in tasca, qualcuno lo ha anche definito una “appendice inorganica”, un prolungamento del quale non si riesce a fare a meno e non perché altrimenti non potremmo più chiamare, ma perché altrimenti non potremmo più connetterci.

Un altro tema centrale in Matrix è quello della scelta (“Perché persiste signor Anderson, perché persiste?” “Perché ho scelto così.”) , tema caro alle Wachowski, che possiamo ritrovare in altre loro opere come Sense8. Nella vita tutto è una questione di scelta. Una scelta c’è sempre. Alla luce delle recenti questioni in merito alla privacy e alla diffusione di dati online, questo diventa uno degli snodi del film più interessanti. Noi scegliamo di avere un profilo facebook, scegliamo di avere un profilo instragram, ci costruiamo da soli in qualche modo il nostro Matrix personale. Scegliamo inoltre di accettare le condizioni necessarie all’utilizzo di queste piattaforme. Scegliamo di diffondere i nostri dati, scegliamo che i nostri dati vengano sfruttati. Ma siamo sicuri di avere effettivamente scelta e  non soltanto la parvenza di una scelta, che ci tranquillizza, ma poi di fatto non cambia nulla?

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