In The Heights, recensione: tutte le strade portano a Washington Heights

In the heights recensione film DassCinemag

In The Heights (qui il trailer) incomincia proprio come la migliore delle storie, con un «tanto tempo fa, in una terra lontana chiamata Washington Heights». Oscillando tra presente e passato, tra le bianche spiagge tropicali e le colorate vie del quartiere latino di New York, il film diretto da Jon M. Chu (Step Up, Now You See Me 2, Crazy & Rich) e basato sull’omonimo musical di Lin-Manuel Miranda (vincitore di premi quali il Tony Award e un Grammy per il musical Hamilton) non ha che una protagonista: la comunità afro-latina.

Usnavi de la Vega (interpretato da Anthony Ramos, già conosciuto a Broadway per il doppio ruolo di John Laurens e Philip Hamilton nel già citato musical firmato Lin-Manuel Miranda) è uno dei tanti sguardi che si affacciano su un mondo variegato e vivace, fatto non solo di musica e danza; uno sguardo che, come lo specchio di una realtà a noi distante, segue il percorso di giovani membri della comunità e il loro tentativo di realizzare le grandi aspirazioni che li caratterizzano: c’è chi vuole intraprendere una brillante carriera nel mondo della moda e chi sente di non appartenere più ad un luogo che prima definiva casa, chi insegue il sogno di ripercorrere i propri passi per tornare ai giorni felici della propria infanzia e chi finalmente riesce a conquistare l’amore tanto inseguito.

Ma se il proverbio dice che “tutte le strade portano a Roma”, nel nostro caso è meglio affermare che tutte le strade portano a Washington Heights: un quartiere che non è come tutti gli altri, ma che rappresenta il filo rosso che lega ogni vicenda personale ad un unico messaggio, quello di una comunità spesso relegata ai margini della società che nelle proprie origini trova sempre il modo di rialzarsi. Il film compie un’azione straordinaria nel mettere in evidenza le problematiche – spesso sintomo di xenofobia interiorizzata da parte delle persone bianche – che i membri della comunità afro-ispanica di Washington Heights sono costretti ad affrontare giornalmente, a partire dai problemi più strettamente economici fino all’essere costantemente additati come ladri e criminali; tuttavia, riesce a dare il giusto peso a tematiche che ai giorni nostri sono ancora oggetto di dibattiti e discussioni, senza cadere in una retorica eccessivamente ridondante o capace di appesantire la narrazione. 

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Punto di forza del film è ovviamente la musica, rendendo il film un vero e proprio musical di Broadway su schermo. Ogni canzone – realizzata dalla mente mirabile di Lin-Manuel Miranda – è cucita addosso ai personaggi che le interpreta e ci permette di conoscere sempre un po’ di più le loro ambizioni, le loro paure, le loro preoccupazioni e tutti quei sentimenti più intimi e nascosti che la tipica narrazione di un film potrebbe mettere in secondo piano. Ma non solo: ogni canzone prende vita direttamente sullo schermo aprendo allo spettatore un nuovo mondo, un universo fatto di personaggi che danzano sulle facciate dei palazzi di Washington Heights e parole che, come in un film d’animazione, assumono una forma che nella realtà di tutti i giorni non potrebbero avere.

Nonostante all’occhio occidentale questo film potrebbe apparire come un esempio di inclusività, non sono state poche le polemiche sollevate dalla scelta del cast, in particolar modo per non avere degli attori afro-ispanici ad interpretare i ruoli principali. Alcune scelte, tra cui lo stesso Anthony Ramos e Melissa Barrera, sono state criticate per essere “white-passing” (ossia: persone BIPOC che vengono percepite come bianche), dando quindi poco spazio alla rappresentazione dei veri membri della comunità afro-ispanica di Washington Heights. L’unico personaggio nero, Benny, è interpretato da Corey Hawkins, attore non afro-ispanico ma afroamericano. Ciononostante, lo stesso Lin-Manuel Miranda su Twitter ha affermato di non essersi impegnato abbastanza nel far sì che tutti i membri della comunità si sentissero rappresentati dal film e che in futuro si impegnerà di più.

Polemiche o no, In The Heights ha il grande merito di avere finalmente come ruolo principale un attore preso direttamente Broadway. Per quanto possano piacere Amanda Seyfried in Mamma mia! o Russel Crowe nel ruolo dell’ispettore Javert in Les Misérables, la differenza tra un attore hollywoodiano bravo a cantare e un attore teatrale nato per cantare è abissale ed Anthony Ramos, che ha debuttato proprio a Broadway nel 2015, ne è la prova. Tra All That Jazz e Chicago, West Side Story e Cabaret, In The Heights strizza l’occhio ai più grandi appassionati di musical di Broadway con musiche coinvolgenti, testi realizzati ad opera d’arte ed easter eggs da scovare (tra cui, spoiler!, la base di You’ll be back messa come musica d’attesa durante una chiamata, direttamente da Hamilton).

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