
Il 2025 sta terminando e, come ogni anno, abbiamo stilato una lista dei nostri film preferiti. Un articolo corale che raccoglie le voci della redazione, unendo i film più amati. Non una classifica né un verdetto definitivo, ma un insieme di scelte personali. Un modo per raccontare il cinema attraverso gusti e sguardi diversi.
I PECCATORI (Ryan Coogler)

I peccatori (trailer) è un film di musica e sangue: una musica atavica ed evocativa, che diventa simbolo della continuità storica della cultura black (e non solo), e il sangue prodotto da un peccato imposto da un costrutto sociale, tramandato di generazione in generazione. Ryan Coogler decodifica i codici dei generi western, horror-vampirico e musical, (ri)organizzandoli in un incubo lucidissimo, attraverso uno sguardo nuovo rivolto allo scorrere del tempo e a più storie individuali che arricchiscono una macrostoria collettiva e condivisa. Dalla metà del film, questo sguardo si concentra in un unico punto nello spazio: un juke joint, dal quale non si può più uscire, che ricorda brillantemente la casa de La notte dei morti viventi. Qui, musica e sangue diventano memoria vivente e tangibile: un microcosmo in cui il passato, il presente e il futuro cessano di essere sezioni a sé stanti e si intrecciano, rivelando quanto il peccato imposto – la subalternità degli afroamericani – sia ancora radicato nel tessuto sociale.
Di Edoardo Marchetti.
LE CITTÀ DI PIANURA (Francesco Sossai)

C’è una scena in cui Giulio (Filippo Scotti), giovane studente di architettura dello IUAV, contempla un affresco della scuola del Veronese e commenta che si tratta in realtà di una rêverie, un capriccio paesaggistico: in esso sono stati rappresentati i due elementi caratteristici del territorio veneto, le Dolomiti da una parte, la laguna veneziana dall’altra, trascurando tutte Le città di pianura che ci sono nel mezzo. Ed è proprio in questa terra desolata eliottiana che si muovono anche gli altri due protagonisti del film oltre Giulio, Carlobianchi (Sergio Romano) e Doriano (Pierpaolo Capovilla), in un road movie tutto sgangherato che non ha meta alcuna se non l’ultima. L’ultima bevuta, ma anche l’ultima risata, l’ultima avventura, che non rappresentano mai la fine. Francesco Sossai costruisce un viaggio di esistenze liminari, di personaggi che scoprono o ritrovano sé stessi nell’affidarsi all’altro nel proprio comune vagare senza direzione. Le città di pianura (trailer)è un racconto dolceamaro come una birra condivisa a tarda notte, un’ultima sì, ma che non è mai l’ultima per davvero.
Di Francesca Gentile.
REFLECTION IN A DEAD DIAMOND (Hélène Cattet e Bruno Forzani)

Dopo anni di servizio, l’ex agente segreto Jhon Diman (Fabio Testi) si rifugia in un lussuoso hotel in Costa Azzurra. Egli adesso riempie le sue giornate con la vista del mare e della giovane ragazza abituata ad abbronzarsi sulla riva. Il passato però torna ad inseguirlo quando la ragazza scompare improvvisamente. Jhon crede che vecchi nemici siano tornati a perseguitarlo, inizia così a ripercorrere la propria storia da agente segreto, rischiando però di affrontare verità tenute a lungo nascoste. L’opera tramite l’immaginario creato dall’eurospy e gli stilemi che lo caratterizzano, esplora identità visive difficilmente ritrovabili nel cinema odierno, creando un complesso pastiche che durante la visione crea sempre più livelli di lettura. Tramite l’apparente pretesto di creare un film con la grammatica del genere anni sessanta, gli autori utilizzano ed esplorano sempre più linguaggi, i quali dall’essere alternati e intrecciati tra loro, finiscono poi per sovrapporsi e svilupparsi simultaneamente. Tutto ciò crea un fitto ventaglio mediale, sul quale la storia viaggia attraverso e in parallelo, tra memoria, meta-cinema e forma scritta. Lo spettatore si ritrova così a viaggiare attraverso la narrazione con una storia (trailer) che continua a cambiare forma e regole, fino a negare sé stessa.
«L’obiettivo era di scrivere una storia con diversi livelli di lettura. In questo modo la narrazione assume la forma di un diamante sfaccettato, proiettando ombre caleidoscopiche sul film e sulle sue possibili interpretazioni.»
Di Daniel Dellaccio.
WAKE UP DEAD MAN: KNIVES OUT (Rian Johnson)

Chimney Rock, New York. Nella Chiesa di Nostra Signora della Forza d’Animo Perpetua, che “ha più cose in comune con Disneyland che con Notre Dame”, si tiene la funzione del Venerdì Santo. Monsignor Jefferson Wicks (Josh Brolin) ha appena concluso una ruggente omelia quando viene ucciso in circostanze inspiegabili in uno sgabuzzino antistante l’altare. Gli indizi, seppur pochi, sembrano puntare al viceparroco Jud Duplenticy (Josh O’Connor). Giovane ex-boxer convertitosi dopo aver ucciso un uomo sul ring, padre Jud è intenzionato a mostrare un Dio misericordioso e amorevole al minuto gregge di Chimney Rock, incancrenito dalla retorica livorosa di Wicks. Chi può intervenire a risolvere questo caso da manuale di omicidio impossibile se non Benoit Blanc (Daniel Craig), il detective più amato degli anni 2020 Rian Johnson replica la formula dei precedenti Knives Out e Glass Onion con un cast corale eccellente (la sua forza è il duo O’Connor-Craig), rinunciando invece ad alcuni cliché del whodunnit per lasciare spazio a un’operetta morale scritta impeccabilmente. Si ride, ci si spaventa, ci si commuove: specchio di tante umanità, è impossibile non essere coinvolti nella turbina di Wake Up Dead Man (trailer), esattamente come pare impossibile stancarsi di questa saga.
Di Francesca Muroni.
LA VOCE DI HIND RAJAB (Kawthar ibn Haniyya)

In un’epoca di blockbuster e di spettacolari effetti speciali, La voce di Hind Rajab (trailer) dimostra che le storie forti, caratterizzate dall’urgenza della narrazione, riusciranno sempre ad emergere. Kawthar ibn Haniyya porta sulla schermo i reali eventi del 29 gennaio 2024, quando gli operatori di un centro di soccorso palestinese ricevono la telefonata di una bambina di 5 anni: è Hind Rajab, unica sopravvissuta di un attacco dell’esercito israeliano, rimasta intrappolata nell’auto dei familiari nella Striscia di Gaza. L’operazione di salvataggio è lunga e complessa, e gli operatori rimangono in contatto con la bambina per ore. Ma è tutto inutile: l’esercito occupante uccide lei e i paramedici giunti in suo soccorso.
Tutto in questo film è urgenza: il lavoro della regista, che realizza la pellicola dopo un solo anno dagli eventi; il tentativo dei soccorritori di salvare la bambina; la frustrazione del pubblico, davanti allo svolgersi di una tragedia compiuta, ma non ancora conclusa. La pellicola non è solo il resoconto narrato di un omicidio, ma è una sirena di allarme. Così l’operazione di ricostruzione narrata degli eventi si modella attorno alle reali registrazioni della chiamata fra Hind e la Mezzaluna Rossa. Gli intertitoli, con le informazioni tecniche delle registrazioni, agiscono come pizzicotti sullo spettatore assuefatto alle immagini di guerra: è reale, è vicino, è urgente.
Di Fabrizia Catone.
FRANKENSTEIN (Guillermo del Toro)

Frankenstein (trailer), capostipite della fantascienza, è stato adattato in ogni possibile forma e declinazione, ma dopo più di due secoli da quando venne scritto dalla diciannovenne Mary Shelley, rimane attuale, struggente e meraviglioso. La storia del moderno Prometeo, attraverso l’immaginazione impareggiabile di Guillermo del Toro, prende una vivida e ardente nuova vita e l’avversione del regista per l’intelligenza artificiale e la cgi si traducono in una ormai rara commistione di arti concrete e sbalorditive, che rendono le ambientazioni reali, suggestive e ossessivamente curate nei dettagli. Lanciato come belloccio delle commedie romantiche Netflix, negli ultimi anni Jacob Elordi ha faticato per essere preso sul serio, avventurandosi con successo in ruoli sempre più impegnativi, ma grazie a questa interpretazione, la sua carriera sembra destinata alle vette più alte di Hollywood. La sua creatura trasuda purezza e meraviglia, il candore di chi vede il mondo per la prima volta, costretto alla violenza solo come risposta a quella che subisce. Al contrario dell’ostentazione di terrore forzato in cui rischiano di cadere degli horror gotici, Frankenstein sceglie una via oscura ma fiabesca, pervasa da un romanticismo tragico, da una disumana e mostruosa bellezza. Incarna quello sguardo empatico e tipicamente femminile, capace di guardare sotto ogni tipo di superficie, il desiderio per l’oscuro e il proibito e quella dolce-amara e inspiegabile nostalgia per l’impossibile.
Di Miranda Rinaldi.
AFTER THE HUNT (Luca Guadagnino)

Il dipartimento di filosofia di Yale viene scosso da un’accusa di molestia verso un professore (Andrew Garfield) da parte di Maggie (Ayo Edibiri), una dottoranda che sin da subito non si presenta come la vittima perfetta: anche se è svantaggiata in quanto donna nera gay in un ambiente bianco elitario, non ha dubbi su quel che le è successo e soprattutto ha i soldi per rendere la denuncia uno scandalo. È per questo che Alma (Julia Roberts), la tutor a cui Maggie chiede aiuto, esita così tanto?
After the hunt – dopo la caccia (trailer) disegna, grazie alla sceneggiatura ingegnosa di Nora Garrett, un ingannevole quadro sul potere contemporaneo e gioca coi nostri bias, costringendoci a entrare nei punti di vista dei tre narratori inaffidabili e dei loro tentativi di mantenere il controllo sulla vicenda, raccontandoci (e raccontandosi) solo la verità più comoda. E Luca Guadagnino lo sa mentre ci guida nelle camere d’eco dei loro salotti riempiti di discorsi (sono filosofi, dopotutto) in cui alla fine ciò che sembra davvero parlare sono le immagini. Perché le parole non bastano ad inquadrare i fatti scomodi e complessi che invece accadono spesso nel silenzio, nei gesti, nel dislivello buio che proprio un rapporto di potere crea.
Di Chiara Maremmani.
BALLERINA (Len Wiseman)

Diretto da Len Wiseman, Ballerina (trailer) si inserisce nell’universo di John Wick, collocandosi tra il terzo e il quarto capitolo della saga. Ana de Armas è magnetica, elegante, letale e credibile nella sua interpretazione, rivelandosi capace di costruire una protagonista autonoma e indipendente: la sua Eve combatte come se stesse danzando, trasformando ogni scontro in una coreografia pulita e precisa, spinta da un profondo desiderio di vendetta legato all’omicidio del padre. Wiseman lavora molto bene sull’immaginario che i fan di John Wick conoscono: addestramento brutale e adrenalina rappresentano i pilastri dello spin-off, elementi perfettamente in grado di mantenere una coerenza con il tono della saga principale. Keanu Reeves appare senza mai rubare la scena, confermando come il racconto cammini con le proprie gambe. La saga di John Wick resta sicuramente iconica, ma Ballerina si rivela un’opera cinematografica valida e coinvolgente, caratterizzata da una struttura narrativa solida e convincente, oltre che da un lavoro registico e interpretativo notevole; completando il quadro, il film è musicalmente incorniciato dal ritorno di Le Castle Vania, dj e compositore che dopo aver svolto un eccellente ed intenso lavoro per la saga originale, rientra in studio con una nuova e adrenalinica soundtrack.
Di Sonia Spera.
BUGONIA (Yorgos Lanthimos)

Bugonia (trailer) è uno dei tanti film che quest’anno si è impegnato nel descrivere la situazione politica e sociale americana, concentrandosi sia sul delirio delle teorie del complottismo, sia sul rapporto di potere tra ricchi e poveri. Le vicende del film hanno come protagonisti due ragazzi convinti che il loro capo sia un’aliena. Per dimostrarlo decidono quindi di rapirla e di sottoporla a torture inimmaginabili. A questa premessa assurda segue uno svolgimento altrettanto assurdo, composto da una serie di eventi imprevedibili e sconvolgenti. Bugonia, quindi, tiene lo spettatore incollato allo schermo dall’inizio alla fine, costruendo una tensione incredibile grazie alle musiche inquietanti e alla fotografia particolare. A queste si aggiungono le performance incredibili dei tre protagonisti, tutti meritevoli di riconoscimento. Il protagonista è interpretato da Jesse Plemons, un veterano del cinema di Lanthimos, il cui personaggio è l’ossessione fatta persona. A lui è affiancato Aidan Delbis, il cugino ben meno convinto ma manipolabile. Ed infine Emma Stone, al centro di tutte le vicende della pellicola, realizza una delle sue performance migliori di sempre. La ciliegina sulla torta in un lavoro già molto convincente è il sottotesto politico, che fa di quest’opera un ritratto dell’anno corrente, nonché un monumento in mezzo alla filmografia di Lanthimos.
Di Alessandro Giardetti.
EDDINGTON (Ari Aster)

I film che dividono la critica sono i preferiti di molti, e il film Eddington (trailer) è tra i migliori esempi del 2025. Ingiustamente detestato, il prodotto di Ari Aster funziona su molteplici punti di vista, forse anche più di Una Battaglia dopo l’altra. Mostra un western politico con qualche piccolo sprazzo horror in pieno stile del regista, e non dà ragione ad una parte politica rispetto all’altra. Motivazione centrale per cui non è piaciuto tanto quanto il film di PTA. Con un minuscolo budget di appena 25 milioni di dollari, questo grande frutto del lavoro di Aster rappresenta perfettamente un uomo stanco, che agisce perché non ha altre possibilità. Tutto questo, in un mondo infestato dal covid e da mostruosità social e sociali. La rabbia mostrata, e che quasi lo spettatore si trova a comprendere, descrive perfettamente l’antieroe della contemporaneità. Attentati e violenza sono l’unica risposta ad un mondo che non fa sentire ascoltati chi parla.
Di Nadir Scala.

