Girl Power – La rivoluzione comincia a scuola, la recensione del film su Netflix

Girl Power su Netflix

A due anni di distanza dal suo primo film, Wine Country, Amy Poehler torna dietro la macchina da presa con Girl Power – La rivoluzione comincia a scuola (trailer), l’adattamento cinematografico del romanzo Girl Power di Jennifer Mathieu. Il film, distribuito sulla piattaforma di streaming Netflix il 3 marzo 2021, ricalca ordinatamente i toni del libro, riuscendo a far emergere molti dei demoni impiantati nella nostra consuetudine.

Il film mostra la quotidianità scolastica di Vivian, interpretata da Hadley Robinson, di ritorno dalle vacanze estive, e delle altre studentesse, fatta di continui disturbi e varie oggettificazioni. A smuovere l’animo delle ragazze e di Vivian è l’arrivo di Lucy, una nuova studentessa che si ribella alla sopraffazione di Mitchell, il capitano della squadra di football e prototipo del suprematismo maschile della scuola, interpretato da Patrick Schwarzenegger. Questa ribellione rievoca in Vivian un sentimento tramandatole dalla madre, la quale, in gioventù, aveva partecipato attivamente alle lotte femministe. La giovane studentessa decide, allora, di sviluppare, in maniera del tutto anonima e a suon di Rebel Girl delle Bikini Kill, dei volantini rivolti alla formazione di un movimento di matrice femminista contro il suprematismo maschile a scuola, denominando tale circuito Moxie.

Amy Poehler, che nel film interpreta la madre di Vivian, solleva delle questioni quasi scontate ma alle quali si dà generalmente poco rilievo, come l’importanza di non chinare il capo di fronte alle iniquità, a prescindere che esse ci riguardino o meno, poiché questo rischierebbe di portare a un’accettazione delle stesse. In questo è fondamentale il personaggio di Lucy, interpretata da Alycia Pasqual-Peña. La nuova studentessa della Rockport High School rappresenta uno sguardo esterno utile a smascherare il marciume racchiuso nella routine scolastica che viene trascurato, non solo, dagli studenti, ma anche, e soprattutto, dalla preside stessa, interpretata da Marcia Gay Harden. La sua completa negligenza nei confronti delle azioni di Mitchell Wilson, suo pupillo e volto della Rockport, e dei suoi sostenitori viene a galla quando Lucy le mostra le classifiche stilate dai maschi della scuola per giudicare la bellezza delle ragazze, del loro seno e il loro livello di “scopabilità”. Di fronte a queste rozze oggettificazioni, la preside si dimostra completamente indifferente, alimentando quei comportamenti che hanno portato al silenzio delle ragazze e delle minoranze della scuola. La presa di coscienza di Vivian prima e degli studenti poi, i quali vivevano nel silenzio, sul finale esplode in un grido liberatorio nel quale riecheggiano tutte le loro voci fino a quel momento strozzate.

Girl Power - La rivoluzione comincia a scuola su Netflix

Nel film vengono affrontate numerose tematiche, in primis la lotta al maschilismo tossico, rappresentata dal movimento Moxie, al quale aderiscono studenti di diverso genere, orientamento sessuale e provenienza etnica. Le storyline dei seguaci di Moxie mostrano le molteplici sfaccettature nelle quali si esprimono le discriminazioni di genere: dal diverso peso che viene assegnato all’abbigliamento maschile e femminile alle diseguali opportunità concesse ai due candidati, un maschio e una femmina, alla rappresentanza sportiva scolastica. Il tono con cui viene affrontata questa moltitudine di temi è, per la maggiore, leggero ma deciso, adattandosi perfettamente al target designato dalla regista. La leggerezza adottata per l’elaborazione di questi temi, però, spesso defluisce nella superficialità, depotenziando la valenza del tema stesso all’interno della narrazione. Un esempio è l’espediente usato per inserire il delicato tema dello stupro. Il suo innesto risulta estremamente sbrigativo, dando l’impressione di essere stato inserito senza una valevole motivazione.

Nel complesso Girl Power – La rivoluzione comincia a scuola è un prodotto piacevole, adatto sicuramente a un pubblico giovanile sia per l’ambientazione scolastica, nella quale potrebbe immedesimarsi, sia per la componente tematica volta a sensibilizzare le nuove generazioni nella lotta per l’abbattimento delle disparità di ogni tipo.

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