Gamberetti per tutti, la recensione del film di Cédric Le Gallo e Maxime Govare

Gamberetti per tutti (qui il trailer)  è un film francese a tinte LGBTQ del 2019 scritto e diretto da Cédric Le Gallo e Maxime Govare. La pellicola racconta il cambiamento etico di un omofobo, Matthias Le Goff, e le vicissitudini della squadra di pallanuoto gay (i Gamberetti), da lui allenata controvoglia, fino al grande evento dei Gay Games.

Sul piano narrativo Le Goff ci viene subito presentato come un personaggio schivo, poco socievole, con idee preconcette e antiche che odia i comportamenti immaturi e poco seri dei Gamberetti. Durante il viaggio in Germania del II atto, al momento dell’esibizione in un locale di uno della squadra vestito da drag, Le Goff comincerà a capire che quei comportamenti, apparentemente infantili e giocosi, hanno una motivazione profonda: sono uno strumento per sfuggire a una esistenza dove non per tutti è facile accettarsi e dove è presente un forte malessere derivato dal fatto di non poter essere se stessi senza che qualcuno pregiudizievolmente ti attacchi. Questo episodio fa da collante all’elemento naturale di tutto il film: l’acqua. Acqua intesa, analogamente a un altro film a tematiche LGBTQ – Moonlight -, come un’oasi felice, primordiale, taletica amniotica, un rifugio dove potersi muovere in libertà senza fingere di essere qualcun altro al solo scopo di compiacere la società.

Man mano che ci avvicina ai giochi, Le Goff entrerà sempre più in empatia con il suo team, ridendo e scherzando con loro. Determinante per questo avvicinamento sarà il fatto che la figlia non tiene in grande considerazione il padre per via delle sue idee omofobe, ma che quando intravedrà il suo lento ma constante cambiamento, gli si riavvicinerà. Nel III atto, durante i Gay Games, Le Goff compirà un atto dal forte valore simbolico: indosserà il costume della squadra e si tufferà in acqua per dare man forte al suo team: è la scena che pone fine al suo viaggio, al suo arco di trasformazione.

Gamberetti per tutti, la recensione del film di Cédric Le Gallo e Maxime Govare

Sul versante cinematografico, la pellicola si pone a metà tra commedia scanzonata e dramma sociale. Da una parte abbiamo le battute divertenti, sessuali e piccanti della squadra guidata da Le Goff, che invece rappresenta l’estraneo, il mondo esterno che giudica; dall’altra abbiamo i loro drammi interiori: atti di bullismo a un uomo della squadra e a suo marito, regolarmente sposati e con figli; storie d’amore nate, così per caso, tramite Grindr su un pullman che viaggia verso il tanto agognato mondo “straordinario”, ma “ordinario” per chiunque si riconosca nei valori messi in evidenza e portati avanti in modo molto determinato dal regista.

Riflessioni storiche e personali sulla Germania nazista della Seconda guerra mondiale contrapposta all’attuale moderna Francia, in cui viene messo in risalto il fatto che una coppia gay nel presente, come in quasi tutti in Paesi europei tranne l’Italia e pochi altri, possa adottare dei bambini.
Le discriminazioni, e quindi i conflitti, non sono solo esterni ma anche interni allo stesso gruppo: un componente anziano della squadra è infatti in disaccordo per l’entrata nel gruppo di una donna trans; durante la partita citata sopra, la squadra delle lesbiche (mostrate appositamente virili e aggressive) insulta in modo pesante la squadra dei Gamberetti, tanto che Le Goff, sia per difendere l’onore maschile e sia per il fatto che uno dei Gamberetti soffre di un male incurabile, interviene e sprona gli stessi, portandoli alla vittoria.

Il film pone un lento ma studiato avvicinamento al mondo e alle tematiche LGTQ: si passa da battutine sessuali tra i Gamberetti, a scene nudiste con gesti un po’ trash, alla vera entrata in un altro mondo straordinario: un’enorme sauna gay in quel della Croazia, dove il mondo LGBTQ, al sicuro da sguardi malevoli e giudicanti, può finalmente dare sfogo alla propria passione e ai propri desideri.

Sul piano artistico il film, oltre ad essere una commedia leggera e un dramma sociale, è anche un film musicale. Numerose le referenze ad artisti celebri come Céline Dion (Sous Le Vent), Bonnie Tyler (Holding Out For a Hero) e Eddy Preto (Kid), notevole la performance in chiesa dei Gamberetti alla fine del film che occhieggia al genere Gospel e al musical anglosassone.

In definitiva, Gamberetti per tutti non è un capolavoro, ma è un film che va visto per via del suo coraggio nella mise en scène di situazioni e dialoghi piccanti, ma motivati da ben precise ragioni e per via del fatto che vedere un omofobo uscire dal Medioevo e mettersi un costume LGBTQ durante l’evento sportivo Gay più famoso al mondo non ha davvero prezzo.
Anzi, uno ce l’ha: quello del biglietto.       

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