Favolacce, l’arte di raccontare il male

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I racconti, le leggende, i miti, le favole sono tutto quello che siamo. Interpretano e trascrivono il quotidiano in simbolico, in fantastico; mettono in luce elementi e situazioni che normalmente sfuggono allo sguardo meno attento di chi vive la realtà di ogni giorno. Ci permettono di osservare e di osservarci, talvolta fornendo soluzioni o consapevolezze sulle difficoltà che incontriamo ogni giorno. E in ogni favola che sia c’è il bene e c’è il male, legati da una morale in grado non solo di creare delle regole, ma di rappresentare quel male, avvicinarlo e talvolta esorcizzarlo. Questo non è il caso di Favolacce, l’ultimo lavoro dei fratelli D’Innocenzo, vincitori della migliore sceneggiatura al Festival di Berlino.

Quella di Damiano e Fabio è una favola orripilante, fatta di corpi distorti, tristi, silenziosi dove la necessità di rappresentare e raccontare è l’unica via d’uscita dalla costante nausea che attanaglia bambini e adulti. Non c’è morale conclusiva ma un costante osservare e sì, osservarci, grandi o piccoli, quelli che eravamo e quelli che potremmo diventare.

La periferia romana di Favolacce è una realtà sporca, ferina e distorta, un apparente idillio di villette perfette e asimmetriche immerse in un verde acido e tossico. Sobborgo molto più vicino al modello americano che romano, fatto di vialetti, giardini, barbecue, piscine gonfiabili e vicini pronti a sbranarsi dietro falsi sorrisi. Famiglie di padri machisti e madri silenziose, figli che piangono e che si atteggiano da adulti. È la storia di due mondi che si distruggono a vicenda, dove la comunicazione è completamente assente, usata solo per minacciarsi e farsi del male a vicenda. Ma non solo, c’è anche la scuola e chi invece vive isolato da tutto ciò. C’è uno sguardo privilegiato: quello di chi sta ai margini, di chi vive un’esistenza solitaria in grado (forse) di raccontare da osservatore esterno le atrocità compiute dal male.

Un mondo torvo ed etereo dove è il suono a scalfire l’atmosfera inquietante: dai continui tuoni al meraviglioso album Città Notte di Egisto Macchi, tra violini e guaiti d’animali. Corpi febbrili che sbranano, divorano, si strozzano, sudano, lottano e che i D’Innocenzo distorcono con oggetti di scena e specchi alla Teshigahara. La tantissima presenza dell’acqua, che spesso “sciacqua” direttamente l’obiettivo, non purifica ma diventa melma putrida che offusca, confonde e disperde i personaggi che vi si immergono. Se Haneke Nel Nastro Bianco trovava nelle atrocità infantili il presagio di un mondo prossimo alla guerra, qui il male inflitto è dentro le dimore, privato e all’oscuro di tutti non più presagio universale ma ormai abitudine, quotidianità. Un mondo visivo che si rifà al fumetto, ai lavori americani di Lanthimos e alla normalità apparente dell’America di Carver. I volti che ricordano quel successo pop che fu Gummo, di Harmony Korine, qui più delicati, più graziosi, perché d’altronde si parla sempre di una favola.

C’è tanta rabbia in Favolacce, rappresentata con un’intelligenza e una regia ottima, che mancava al panorama cinematografico italiano. Il desiderio di essere autori senza nessuna paura ma anzi, una fierezza che ispira e stravolge. Ma che ci chiede anche “scusa” per il male che ci ha mostrato.  È lo “sfogo di un annoiato dalla vita” al quale gli è stata concessa un’occasione (dopo tantissimi anni dalla scrittura di questo film) di poter mostrare e raccontare una storia, una storiaccia. Ed è inevitabile non pensare a Fabio e Damiano, che sono dentro e fuori la storia, che sono i narratori e i suoi protagonisti, gli scrittori e i testimoni di quella realtà indagata con dolorosa poesia.

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C’è urgente bisogno di queste storie, che siano fiabe, che siano romanzi, che siano film, che siano favolacce.  Abbiamo bisogno dello sguardo dei D’Innocenzo in grado di staccarsi dal resto e indagare realtà che spesso osserviamo superficialmente sul nostro telefono o sul nostro televisore, preda di commenti insignificanti e infondati. Siamo sommersi dall’orrore ogni giorno, ma è solo quando ci viene offerto uno sguardo interno ad esso che in noi accade qualcosa.

Il film è in streaming su varie piattaforme (Chili, TimVision, SkyPrimafila, Infinity, GooglePlay ), e spero ispiri a scrivere, a raccontare, a leggere, ad esplorare la superficie di quelle vicende in grado di colpire tante altre persone, perché ne abbiamo e ne avremo per sempre bisogno di queste favolacce.

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