Demi Lovato: Dancing with the Devil, la recensione della docuserie su YouTube

Demi Lovato, Dancing With The Devil

Demi Lovato: Dancing with the Devil (trailer) è una docu-serie andata in onda su Youtube, dal 23 marzo 2021 al 6 aprile 2021, per un totale di quattro episodi. Diretta da Michael D. Ratner, la serie prende forma incentrandosi su alcune vicende private della pop star, con particolare attenzione verso l’overdose da lei subita nell’estate 2018 e sulle ripercussioni sulla sua salute e sulla sua vita. Un messaggio forte e potente che mette in luce non solo l’interiorità della cantante, ma anche un argomento scomodo e poco discusso: la lotta contro le dipendenze.

In un mondo di apparenze e finzioni come quello dello spettacolo, Demi Lovato con il suo documentario, Dancing with the Devil, ci mette la faccia, esponendosi in prima persona e parlando alle persone a cuore aperto, rivelando la parte più vera di se stessa, la sua interiorità. <<Demi era bravissima a farti credere che fosse tutto ok>>, dicono gli amici ed i parenti, mostrando quanto Demi Lovato fosse più un personaggio che una persona negli ultimi anni e quanto fosse soggiogata da quelle regole ed imposizioni che venivano dettate dalla fama e dalla popolarità, nascondendosi dietro una maschera, quella della perfezione, anche di fronte alle persone a lei più care.

Nel procedere della storia, attraverso le puntate della serie, vediamo Demetria Devonne Lovato, non Demi, esporci la sua vita e le sue scelte sbagliate senza mai giustificarsi, prendendo atto delle sue azioni e denunciando quel sistema corrotto che l’ha intrappolata e fatta sentire un errore, un continuo sbaglio. Proprio all’interno di quel sistema si convinse che ogni cosa capitatele, tra cui i vari abusi da lei subiti nelle scuderie di Disney Channel all’età di sedici anni, fosse stata colpa sua, un giusto prezzo da pagare per la sua fortuna, una normalità accettata da tutti. In un secondo, nella sua mente, passa da vittima a carnefice di se stessa, condizionando per sempre la sua intera vita.

Costellata da eccessi, la sua storia risulta essere un continuo passaggio dalla fama alla disperazione. Michael D. Ratner in Dancing with the Devil, racconta proprio questo, racconta Demi Lovato senza maschere, senza filtri. È la storia di una ragazza che lotta contro un demone: quello della dipendenza. Nel suo stile il regista espone Demi nella sua totalità, intervallando più anni e più interviste diverse e mostrando come la stessa cantante continuasse a contraddirsi da sola. L’idea di produrre Demi Lovato: Dancing with the Devil nasce dunque per creare una sorta di sequel ideale del precedente documentario Demi Lovato: Simply Complicated, che mostrasse come sono andate effettivamente le cose in un periodo successivo alla sua distribuzione. Ricoperta da tutta quella popolarità, vediamo come dentro Demi Lovato accrescevano sempre di più delle mancanze importanti, affettive, familiari, spingendola a colmare quei vuoti con l’abuso prima di cibo, creando un rapporto malsano con questo, poi con l’alcol ed infine con la droga.

Tra successo e riabilitazione, come tantissime altre star prima di lei, la situazione è sfuggita di mano arrivando a quel punto di non ritorno, quel 24 luglio 2018, il giorno in cui la cantante venne trovata nella sua abitazione a Hollywood Hills in overdose. La storia raccontata in questo episodio trasforma i toni della narrazione rendendoli più tristi e cupi: vediamo la ragazza esporre il suo punto di vista e percepiamo il male causato da questa scelta che, involontariamente, ha avuto conseguenza anche nei suoi affetti più cari. Demi sarebbe potuta morire, e forse una parte di lei è morta quella notte.

Ricostruendo l’evento nei minimi dettagli con lo stile fumettistico, attraverso l’utilizzo di disegni accurati, veniamo trasportati all’interno di quel dramma, grazie anche alla registrazione della chiamata originale fatta al 911. Tra preoccupazione e disperazione conosciamo così le sue motivazioni. Sola e senza nessuno, pur essendo circondata da milioni di persone, Demi ha cercato la sua unica via di fuga nella droga, un mix mortale che le ha causato diversi problemi. Nel ripercorrere quella notte, la cantante parla anche di uno stupro avvenuto mentre era priva di conoscenza. Il suo spacciatore, oltre ad averla drogata, ha pure abusato di lei rendendola, ancora una volta, un oggetto in mano a qualcuno di più potente. Abbandonata a se stessa, la ragazza venne ritrovata dalla sua ex assistente personale che chiamò i soccorsi e da qui in poi il caso divenne pubblico. La notizia fu su tutti i tabloid e Demi, da persona bisognosa di aiuto, nuovamente divenne uno spettacolo da ammirare.

Nell’ultima puntata vediamo intervallarsi interviste di persone famose che hanno collaborato con la cantante: Christina Aguilera, Elton John e Will Ferrell. Tutti espongono la fragilità della cantante, la paura e la grande forza che la accompagnano, mostrando anche come Demi, molte volte, preferisca far parlare la sua arte al posto suo. Nelle note delle sue canzoni possiamo scorgere i suoi pensieri e i suoi bisogni, capiamo la sua situazione e la voglia di cercare aiuto. Infatti in concomitanza con la messa in onda della serie, Demi Lovato rilascia il suo nuovo album, Dancing with the Devil… The Art of Starting Over, definito da lei stessa la colonna sonora non ufficiale della docu-serie. Demi mostra così la sua nuova partenza, un nuovo inizio, volendo rinascere a modo suo e trovare ciò che sia giusto per lei, non sottostando più a ciò che dicono gli altri o che le viene imposto. Nel suo cambiamento ammette le sue forze e le sue debolezze, si accetta e si impegna a cambiare, sperando di non trovarsi mai più in un periodo così buio come quello appena vissuto.

Con grande coraggio Demi Lovato racconta in questi quattro episodi un disperato grido d’aiuto ed una presa di coscienza di ciò che l’ha portata a quel punto. La cantante vuole smettere di avere paura: paura di sé stessa, paura di non essere mai abbastanza nel mondo. Vuole accettarsi, ma per farlo deve necessariamente rivelarsi, far cadere tutte le maschere. La realizzazione di questo documentario autobiografico non vuole essere un esempio, ma piuttosto una testimonianza, cerca di darsi forza e di trasmettere questo anche agli altri, trasformando tutto il male che le è capitato in qualcosa di buono, risorgendo dalle proprie ceneri come una fenice.

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