
Dal 7 ottobre è disponibile su Prime Video la serie Carrie (trailer), tratta dal libro di Stephen King. È una miniserie televisiva statunitense in otto episodi e rappresenta il quarto adattamento sullo schermo dell’opera cartacea, nonché il primo in formato televisivo.
La storia segue Carrie White, un’adolescente cresciuta in isolamento a causa dei genitori, fanatici religiosi. Dopo l’improvvisa morte del padre, viene iscritta al liceo, dove la sua inesperienza e la sua ingenuità la rendono vittima di bullismo. Intanto inizia a manifestare poteri telecinetici che attirano l’attenzione di alcuni misteriosi individui. Nel cast figurano Summer H. Howell (Carrie White), Samantha Sloyan (Margaret White), Siena Agudong (Sue Snell) e Alison Thornton (Chris Hargensen). Completano il gruppo Joel Oulette (Tommy Ross), Josie Totah (Tina Blake) e Arthur Conti (Billy Nolan).
Il primo episodio si apre con le testimonianze di vari sopravvissuti al tragico incidente che ha distrutto il liceo e la città di Chamberlain. Tutti fanno lo stesso nome, Carrie White. I coniugi Ralph e Margaret White formano una piccola setta religiosa familiare e hanno cresciuto la figlia lontano dalla società e dai suoi usi. Quando Ralph muore in un incidente sul lavoro, i servizi sociali giudicano inadeguata la situazione. Finché Margaret non potrà dimostrare di saper garantire un’istruzione domiciliare adeguata, Carrie dovrà frequentare il liceo locale. Nonostante lo smarrimento, la ragazza si ambienta piuttosto bene, finché una simulazione di sparatoria la manda nel panico. Margaret, dal canto suo, la giudica oscena e anticristiana.

Il giorno dopo Carrie ha il suo primo ciclo mestruale e si spaventa alla vista del sangue. La compagna Chris Hargensen ride della sua reazione, dovuta all’ignoranza in materia. Insieme alle altre la prende in giro e riprende la scena con il telefono, finché non arriva la professoressa Desjardin. Il panico di Carrie viene intanto percepito da una comunità di ragazzi dai poteri soprannaturali. Tra le testimonianze, la vicina Stella Horan racconta che, quando Carrie era piccola, sopra casa White iniziarono a piovere sassi. Sue Snell, l’unica a non aver partecipato allo scherno, sostiene che l’incidente non fu opera della sola Carrie. Fu opera anche di altre persone che la cercavano perché accomunate da qualcosa.
Rispetto ai film che l’hanno preceduta, questa versione restituisce in modo più fedele le atmosfere che si percepiscono durante la lettura del romanzo. Le differenze rispetto al libro sono notevoli, ma forse non sono un difetto. Introducono un significato extra, che a livello audiovisivo è essenziale, mentre nel romanzo non lo era perché lì il punto focale è un altro. Questo significato nasce da due novità. La prima è che per la prima volta a Carrie viene data una speranza. Può comprendere meglio se stessa, crescere e, magari, costruire un rapporto con la madre, in uno stravolgimento totale rispetto alla storia originale.
La seconda è che la serie fa entrare appieno nella mente del bullo oltre che della persona bullizzata. Mostra così come in una situazione simile siano tutti, in qualche modo, vittime. Le persone non sono mai semplicemente cattive, ma reagiscono in modo sbagliato a ciò che accade loro. Questi comportamenti non vanno giustificati, ma compresi. Nonostante le differenze, la serie trasmette le stesse sensazioni dell’opera originale e rimane quindi coerente con essa.

La storia risponde in qualche modo a una domanda inquietante: “cosa accadrebbe se la vittima potesse vendicarsi di chi le ha fatto del male?”. Al tempo stesso rappresenta la fantasia proibita di ogni vittima di bullismo.
Il fatto che da questa storia sia stata ricavata un’intera serie conferma che gli adattamenti cinematografici non bastano più. Cresce il desiderio di provare le stesse sensazioni della lettura, il respiro e la calma. Le scene arrivano al momento giusto e con il peso che hanno nella mente del lettore. In questo modo anche chi non ha letto il libro può vivere la stessa esperienza. A questo contribuisce la parte visiva, che aiuta a immedesimarsi nell’ambiente di un liceo molto più di quanto facessero i film.
Non risulta strano né poco credibile vedere che Carrie non si sia mai avvicinata alla tecnologia. Al contrario, questo dettaglio accentua il senso di claustrofobia. Fino a quel giorno la ragazza era stata a contatto soltanto con i genitori, chiusa in casa e senza legami con il mondo esterno. La sua condizione risulta ancora più inquietante proprio perché siamo nel 2026 e la tecnologia è perfettamente integrata nelle nostre vite. La situazione era molto diversa all’epoca in cui uscì il libro.
L’interpretazione della protagonista, Summer H. Howell, è magistrale e perfettamente credibile. Brava anche Samantha Sloyan nel ruolo di Margaret White. Le interpretazioni precedenti del personaggio risultavano più inquietanti, ma finivano per renderlo quasi un mostro. Qui Margaret appare semplicemente come una madre con idee non comuni e fin troppo protettiva nei confronti della figlia. È anche un po’ ignorante, senza rendersene conto. Segue esclusivamente la religione e la fede. Non riesce a comprendere che il ciclo mestruale è un fatto fisico, da capire in quanto tale e non come una punizione del Signore. Si avverte invece meno la madre come antagonista. La serie tende a presentare come cattivi soprattutto i compagni di scuola. Eppure Margaret è la persona che, fino a quel momento, ha tenuto Carrie lontana dal mondo.
Sue Snell è molto più fedele al libro rispetto alle versioni precedenti e rende bene l’idea di chi si è lasciato trascinare dalle altre. In fondo voleva quasi bene a Carrie e vorrebbe aiutarla, ma teme di staccarsi dal gruppo. Quanto a Josie Totah, nel ruolo di Tina Blake, mostra capacità attoriali sempre più ampie. Tutto lascia pensare che possa diventare una delle attrici più amate e più richieste dei prossimi anni.

Questi stravolgimenti rispetto alla storia originale potrebbero avere risvolti positivi per il futuro del personaggio e della serie. Potrebbero aprire la strada a un seguito e a un’evoluzione, comunque supervisionati dal creatore del personaggio. Tra i produttori esecutivi figura infatti lo stesso Stephen King, che partecipa in prima persona al progetto. È un elemento positivo, perché la presenza dell’autore è una garanzia di rispetto per lo spirito dell’opera originale.
Tra gli elementi più interessanti della serie c’è il legame con l’universo più ampio di Stephen King. Flanagan ha lasciato intendere che i poteri di Carrie possano essere interpretati come una forma di quella dote psichica nota come Shining. Lo Shining è già al centro del romanzo omonimo e di Doctor Sleep.
In quest’ottica la serie non si limita a rileggere una storia celebre, ma la colloca in una mitologia più vasta. In questa mitologia individui diversi sviluppano abilità soprannaturali differenti. Ciò non significa che un’eventuale seconda stagione debba trasformarsi in un incrocio con altri personaggi dello scrittore. La possibilità esiste, almeno sul piano narrativo, e rende il futuro della serie ancora più stimolante. Se Flanagan riuscirà a sviluppare questo mondo senza perdere il cuore emotivo della vicenda, Carrie potrebbe aprire la strada a nuovi temi. Oltre al bullismo e all’emarginazione, si potrebbero esplorare il rapporto con il potere e la paura di essere diversi. Si potrebbe raccontare anche il modo in cui la società reagisce a ciò che non riesce a comprendere.
In definitiva, questa nuova Carrie rende giustizia al personaggio. Per la prima volta la protagonista non soccombe e non si sacrifica, ma intravede la possibilità di cambiare rotta e ottenere una vera rivincita. Resta aperta la strada a un percorso in cui Carrie impara a tenere a bada i propri poteri e a usarli in modo consapevole. Questo non cancella ciò che è stato, perché i film più vicini al romanzo e l’opera cartacea restano intatti. La storia è talmente nota da lasciare spazio a una versione diversa, in cui la protagonista può finalmente avere un destino migliore.

