Belle e Sebastien: Next Generation, la recensione: la semplicità che scalda il cuore

Belle e Sebastien: Next Generation, la recensione

Ormai il periodo invernale è arrivato, con il suo freddo e la sua oscurità. Per consolarci è però uscita al cinema una florida programmazione con prodotti di alta gamma. Tra un film super acclamato dalla critica e un altro altrettanto atteso dal pubblico, spunta dal mucchio Belle e Sebastien: Next Generation (trailer).

Figlia della trilogia Belle e Sebastien, uscita tra il 2013 e il 2017, questa pellicola si distingue per la sua trama semplice e lineare. Fin troppo sotto certi aspetti. Anche stavolta di stampo francese, diretta difatti da Pierre Coré e ambientata interamente sulle montagne della periferia parigina, la storia risulta sempre la stessa. Con l’unica differenza che al posto della Seconda Guerra Mondiale ci ritroviamo nell’era moderna dei social, il nucleo centrale della trama non cambia mai: un bambino e un cane pastore bianco, visto da tutti come un pericolo o un mostro, instaurano un’incredibile amicizia, indissolubile, forgiata tra le difficoltà e le insidie dello stile di vita montanaro.

Sebastian, detto Seb, è un bambino un po’ complicato e combina guai, ma dal grande cuore, pieno di un forte senso di giustizia. Dunque, proprio per combattere le battaglie degli indifesi, il nostro protagonista si ritrova in una situazione complicata, costretto poi dalla madre a pagarne le conseguenze. Infatti viene spedito da quest’ultima nella lontana radura parigina, nella fattoria di famiglia, dove vivono la nonna e la zia Noemi. Tra il piccolo Seb e la nonna, donna dal carattere burbero e scontroso, non scorre buon sangue, poiché entrambi chiusi ed estremamente testardi. A sciogliere questo aggrovigliato nodo familiare ci pensa Belle, una cagnolona delle montagne dei Pirenei (patou secondo la tradizione) dallo spirito libero, che con il suo fare esuberante ed estremamente protettivo cambia le sorti delle loro vite.

Belle e Sebastien: Next Generation, la recensione

Belle e Sebastien: Next Generation è il classico prodotto per le famiglie, perfetto per quando si vuole guardare un film tranquillo tutti insieme sul divano. Leggero, dolce e facilmente fruibile durante una serata fredda di inverno, magari con una tazza di thè fumante e sotto le coperte. Il film, infatti, scorre facilmente sotto gli occhi dello spettatore, incantato tra un’immagine e l’altra delle montagne francesi. Quella sensazione calda, accogliente e ipnotica viene creata nella pellicola, per l’appunto, dalle sue magnifiche inquadrature naturalistiche, unite a splendidi dettagli sonori e visivi della flora e fauna selvaggia. Crepitii e scintille dei fuochi notturni, gli ululati dei lupi, le fronde degli alberi che si muovono col vento, per non parlare dello scorrere del tempo scandito dal passaggio delle nuvole. Sono tutti dettati da un montaggio dal ritmo lento e pacato, per valorizzare i legami che abbiamo non solo con la nostra terra, ma anche con gli affetti che ci circondano. È proprio il concetto di unione a fare da fulcro centrale a tutto il film.

Seb, con la sua nuova avventura fuori dalla sua quotidianità, si rinnova, si evolve, trovando in una figura inaspettata, un cane, un amico e un alleato fedele. Come già detto la storia di Belle e Sebastien: Next Generation non brilla sotto la luce dell’innovazione. L’amore per le montagne e per gli animali, specialmente per le razze canine, la fa da padrone a tutta la pellicola, ripercorrendo all’incirca gli stessi passi dei suoi predecessori. Questa trama a lieto fine dalla morale già sentita ci rammenta determinati valori quali bontà e rispetto, e per i tempi che corrono ricordarli non fa male. Insomma, nonostante il film non sia di certo il cult di quest’anno,  è il veicolo perfetto per un momento di condivisione familiare, dove ogni piccolo sentimento può creare un bel ricordo.

Al cinema dal 17 novembre.

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