As Tears Go By, l’esordio del regista di culto Wong Kar-wai arriva nelle sale

As Tears Go By, recensione film Wong Kar-wai

Arriva finalmente in Italia la folgorante opera prima di Wong Kar-wai, As Tears Go By (trailer), realizzato nel 1988 e non si limita a contribuire all’affermazione del suo regista ma è anche opera chiave per entrare in contatto con quelli che saranno alcuni tra i volti più iconici di Hong Kong dei seguenti decenni. La giovane Ah Ngor (Maggie Cheung, In The Mood For Love) arriva ad Hong Kong per seguire delle visite specialistiche stravolgendo la vita del cugino Ah Wah (Andy Lau), giovane membro della triade e noto nell’ambiente criminale come Cobra. Ah Wah dovrà barcamenarsi tra la sua vita criminale e le attenzioni che deve rivolgere alla giovane cugina da cui imparerà cosa sia il quotidiano condiviso, il valore di prendersi cura di una persona, il significato di costruire una famiglia. Ma la vita di Cobra è sempre più difficile, duelli con coltelli e varie armi da taglio sono all’ordine del giorno, regolamenti di conti ed esecuzioni e la sua doppia vita rischiano di indebolirlo agli occhi della triade.

Sebbene la struttura di base potrebbe ricordare il poliziesco cantonese alla moda in quel periodo, quindi il filone lanciato da A better tomorrow di John Woo, il vero ipotesto del film è il capolavoro di Martin Scorsese Mean Streets da cui vengono ricalcate alcune condizioni strutturali della sceneggiatura e il personaggio principale.

Wong Kar-wai racconta la periferia criminale di Hong Kong come se fosse una Little Italy cantonese con i suoi codici d’onore, le sue abitudini gastronomiche e perfino qualche tratto che potrebbe evocare uno studio antropologico. Per le caratteristiche più romantiche del racconto Wong Kar-wai ammise di essersi ispirato invece ai film romantici giapponesi degli anni 70 con Yamacuchi Momoe e Miura Tomokazu. A

s Tears Go By insomma è un primo saggio multiculturale dove il regista fonda elementi di cinema orientale ed occidentale alla ricerca di una grammatica dell’immagine nuova e legata ad un territorio che fa della commistone culturale la sua forza espressiva primaria negli anni 80 e 90. In merito al rapporto con Scorsese e l’Italia il regista racconta: «Penso che gli italiani abbiano molti punti in comune con i cinesi: i loro valori, il loro senso dell’amicizia, la loro mafia, i loro dolci, le loro madri. Quando ho visto Mean Streets per la prima volta ebbi uno choc, la storia poteva benissimo svolgersi ad Hong Kong. Di fatto mi sono direttamente ispirato al personaggio interpretato da Robert De Niro. Gli altri personaggi derivano dalle mie esprienze. Quando ero sceneggiatore frequentavo un amico stuntman legato al mondo criminale cantonese, dalla sua frequentazione e le notti condivise nei bar malfamati ho raccolto i dettagli presenti nel film».

L’esordio di Wong Kar-wai soffre come molte opere prime di alcuni schematismi e tratti un pò automatici, la libertà espressiva arriverà davvero dal secondo film in poi, ma l’identità è già ben presente ed il modo in cui vengono rielaborati i generi canonici a favore di storie d’amore e tematiche esistenziali è già pieno. Seppure ancora un pò embrionale, si tratta comunque di un film basilare per chi vuole conoscere a fondo uno dei più grandi autori viventi asiatici.

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