Adrian, marchio del trash italiano

Adrian (trailer) è la serie evento andata in onda su Canale 5 tra lo scorso anno e questo, giunta ormai al termine causa il mancato apprezzamento del programma che non ha ottenuto lo share che ci si aspettava ai vertici della Mediaset. Nonostante ciò, si è deciso di proseguire a distanza di tempo e concluderla. Di base Adrian non è solo la serie animata, ma anche lo spettacolo che lo precede fatto di sketch comici, di professionisti italiani del settore e ovviamente consta della partecipazione di Adriano Celentano. Quest’ultimo è doppiatore del suo personaggio in versione animata ma ne è anche l’ideatore, lo sceneggiatore e il regista.

Dopo aver fatto queste premesse si può passare ad analizzare Adrian come serie, ma anche come fenomeno mediatico che ha fatto parlare di sé. I disegni di Milo Manara non sono così male, se eliminiamo le bozze inserite nella prima puntata per la fretta della rete emittente, che a quanto pare ha investito tempo e molto denaro nel progetto. Le animazioni peccano, ma la colpa non è del disegnatore che si è discolpato in un’intervista dove ha ammesso di aver consegnato il materiale anni prima. Ciò che più ha sconvolto sono i dialoghi, la costruzione della trama, la banalità dei personaggi e la mancanza di nessi tra le scene che sembrano messe a casaccio facendo letteralmente piangere l’anima di chi osserva.

Adrian sarebbe stata magari attuale un decennio fa (quando fu ideata), forse più apprezzata da qualcuno, ma ad oggi appare come vero e proprio trash. Già, trash è la parola che si addice meglio a qualcosa che viene proposto come un lavoro serio con un messaggio forte, ma che appare come fortemente ridicolo e anche parodico (i due alter ago dell’orologiaio). Trash ormai all’ordine del giorno per la televisione italiana. Serio dunque no, divertente molto, ma non perché vuole esserlo. Potremmo dire che non funziona da questo punto di vista, ma lo si dice scontenti di ciò. Si parla pur sempre di un’artista come Adriano Celentano, che da decenni ci ha dato grandi emozioni musicalmente parlando.

La serie evento Mediaset infatti può essere letta come fenomeno mediatico, che suggerisce una degna e rigorosa preparazione in un dato contesto come quello della serialità animata. Non basta saper scrivere i testi di una canzone per essere un buon sceneggiatore. Sarebbe stato meglio appoggiarsi ad altri professionisti, che avrebbero potuto valorizzare l’idea di base e farne qualcosa di interessante a prescindere dal riscontro del pubblico. Se lo scopo però era quello di far parlare di sé, magari con fini ultimi a noi sconosciuti, riesce per i molteplici motivi su elencati oltreché per la fascia di pubblico incerta a cui si riferisce: adulti? Giovani? O entrambi? Nessuna delle due generazioni sembra interessata. Dopo le prime due puntate è un flop e rilanciare la serie quest’anno serve solo a colmare il palinsesto televisivo e porre fine al tutto.  Ogni esperienza bella o brutta insegna qualcosa di cui fare tesoro, si spera dunque che da questo Mediaset e amici ne possano uscire con maggiore consapevolezza e magari con la voglia di fare meglio al prossimo giro.

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