Il delitto Mattarella, la recensione: torna il cinema d'inchiesta

Aurelio Grimaldi con Il delitto Mattarella (qui il trailer) riporta in sala un genere scomodo ed allettante che è spesso stato usato per dire in immagini ciò che si sospettava ma non si poteva sostenere senza un complesso lavoro di citazioni e dati statistici.

Il film ricostruisce i fatti che hanno preceduto l’omicidio del Presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella proseguendo la narrazione con i fatti che sono seguiti e le indagini che si sono svolte. Grimaldi ricostruisce con esplicita chiarezza i clima politico italiano e siciliano degli anni 80′ mettendo chiaramente in gioco la figura di Giulio Andreotti e del suo più fidato portavoce in Sicilia: Salvo Lima. L’opera di inchiesta si sofferma con molta chiarezza sui rapporti inquietanti fra la mafia ed alti interlocutori dello Stato basandosi sugli atti di diversi processi e le relative sentenze definitive, sempre sul piano della fedeltà ai processi Grimaldi offre anche uno scorcio sulle collusioni fra i servizi segreti italiani (Gladio) la famigerata banda della Magliana ed il terrorismo neofascista. Uno sguardo lucido e chiaro su uno dei momenti più oscuri della storia italiana che dovrebbe essere mostrato senza vergogna nelle scuole e nelle università.

Rispetto al complesso ginepraio di dati, informazioni, teorie, ipotesi e sussuri che accompagnano queste pagine oscure della nostra storia GriMaldi sceglie di seguire le orma di Francesco Rosi ed esattamente come per Salvatore Giuliano anche il suo Delitto Mattarella si basa sugli atti dei processi a prescindere da qualsiasi altra variante offerta da ulteriori inchieste storiche o giornalistiche, in effetti si tratta di una posizione comprensibile sopratutto se vista in proporzione del peso degli argomenti esposti e dei nomi scomodati.

Il cinema d’inchiesta ha una lunga e proficua storia in Italia, si tratta di una tradizione che in tanti anni ha prodotto notevoli incassi e non poche polemiche oltre a forti contrapposizioni politiche e ideologiche. Per un lettore con poca dimestichezza con questo genere di film si citeranno alcuni capisaldi americani come Tutti gli uomini del Presidente oppure i recenti Il caso Spotlight e l’attualissimo Bombshell, naturalmente il maestro contemporaneo del film d’inchiesta americano è Oliver Stone principalmente con il suo JFK interpretato da Kevin Costner ma non vanno sottovalutate le parentesi nel genere di Spike Lee la prima fra tutte Malcom X con Denzel Washington.

In Italia questo genere prolifera fin dalla fine del neorealismo producendo film scomodi e pericolosi che sono costati spesso la carriera o lunghi periodi di censura o processi ai suoi autori. Non si può evitare di citare ancora Francesco Rosi come nome chiave di questo genere in Italia con film come Il caso Mattei (premiato a Cannes). Negli anni 70/80 il genere è stato esplorato in modo approfondito da Giuseppe Ferrara che ha raccontato di tanti misfatti italiani con film del calibro di Il caso Moro, Cento giorni a Palermo, Giovanni Falcone o Il caso calvi- i banchieri di Dio. Anche Nanni Moretti ha giocato con il film d’inchiesta con Il caimano. Fra le tante forme illustri che si sono aggiunte vanno almeno ricordati Pasquale Scimeca, Marco Tullio Giordana e perfino Il divo di Paolo Sorrentino si colloca come omaggio e compendio stilistico dei suoi predecessori assumendo ad ogni modo una posizione fra i generi del tutto diversa, figli del film d’inchiesta sono anche Gomorra di Matteo Garrone e Suburra di Franco Sollima e tutte le serie derivate, perfino Michele Placido si è impegnato più volte con questo genere trattando film del calibro di Un eroe borghese e Un uomo perbene, forse si può pefino ricondurre allo stesso filone anche il suo Romanzo criminale. Più recentemente questo genere è stato ripreso da nomi di pregio come Marco Bellocchio con i film Il traditore e Buongiorno, notte e Gianni Amelio che con Hammamet ricalca le regole del film d’inchiesta scegliendo però una direzione atipica e più vicina al cinema intimista. infine chi si concentra di più in questo percorso è Paolo Benvenuti che non va però ridotto solo a questo genere poichè la sua ricerca ossessiva della verità storica attraversa i secoli e va oltre il genere rafforzata dalla sua passione ossessiva e perfezionista per la composizione dell’immagine.

Il delitto Mattarella, la recensione: torna il cinema d'inchiesta

Aurelio Grimaldi comincia da maestro elementare negli anni 80′ scegliendo come sua prima nomina proprio il Malaspina di Palermo, un carcere minorile duro, nella città che all’epoca era nota per l’ eroina e la mafia. La sua esperienza diventerà il libro Mery per sempre da cui Marco Risi trarrà un film italiano di importanza internazionale, la carriera di Grimaldi inzierà poco dopo con il seguito del film Ragazzi Fuori e lo porterà a Venezia come regista esordiente con La discesa di Aclà a Floristella. A quel punto seguirà il film La ribelle con Penelope Cruz, la presentazione a Cannes del suo film Le buttane e una trilogia “critica” dedicata alla figura di Pasolini. Dopo alcuni anni di assenza dai temi d’inchiesta nei suoi film, Grimaldi ritorna oggi nella sua Palermo per raccontare un film emblematico sulla storia del nostro Paese e della sua Regione.

Il film si avvale della presenza di David Coco nella parte di Piersanti Mattarella e di Francesco La Mantia in quella di Sergio (attuale Presidente della Repubblica). In particolare David Coco è un attore scrupoloso e attento che ha sempre prediletto film d’inchiesta sulla sua terra, la carriera di Coco si avvale di opere preziose come Segreti di Stato, Giovanni Falcone – L’uomo che sfidò Cosa Nostra, L’uomo di vetro e L’ultimo dei Corleonesi. Nella parte di Irma Mattarella troviamo una magnetica Donatella Finocchiaro, l’indimenticabile Angela di Roberta Torre si rivela da subito indispensabile spessore drammatico nel corso del film, una guida emotiva ed emozionale per comprendere con il cuore e non solo con la testa la storia del film. Vanno inoltre segnalati Ivan Giambirtone nel ruolo di Giovanni Falcone, Toni Musumeci in quello di Salvo Lima e Tony Sperandeo in quello di Salvo Lima.

Alcune righe vanno spese senza dubbio su Leo Gullotta, professionista di lunga data tanto della televisione che del cinema con una carriera importante anche nel doppiaggio. A Gullotta spetta la parte di Rosario Nicoletti, amico fraterno di Mattarella che ne tradì la linea politica ostacolandone l’ascesa. Si suicidò improvvisamente e senza ragione pubblica il 17 novembre del 1984 lanciandosi dal quarto piano della sua casa. Gullotta da un senso Shakespeariano al tormeno di Nicoletti e lo colloca su un piano determinante nella lettura morale del racconto.

Il film di Grimaldi condensa una mole di informazioni enorme, un numero impressionante di figure storiche italiane e diversi nomi che rappresentano la contemporaneità. Il lavoro di ricerca processuale è troppo grande per stare in un film ed è in effetti diventato anche un libro, ciò nonostante la storia scorre e le informazioni non riducono l’emozionalità dell’opera e non diventano mai così tante da disorientare o affaticare lo spettatore.

L’importanza divulgativa e lo sforzo di ricerca storica sopperiscono ad una confezione un pò a basso budget e la qualità drammatica ci distrae dalla difficoltà di mettere insieme così tanti nomi e persone. Forse Grimaldi indugia troppo qua e là in alcune considerazioni personali esplicitate extradiegeticamente, ma nessuna di esse è manipolatoria, sembra piuttosto il desiderio dell’autore di condividere delle emozioni genuine scaturite durante la preparazione del film.

Il delitto Mattarella sarà nelle sale a partire dal 5 luglio.

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