
Dopo l’esordio alla regia nel 2017 con Cuori Puri e il successivo Princess nel 2022, dopo quattro anni Roberto De Paolis Maino torna nelle sale italiane con Serpenti (trailer), scritto insieme ai Fratelli D’Innocenzo. Il film è stato presentato in anteprima alla 83ª Mostra del cinema di Venezia nella sezione Spotlight, prodotto da Paco Cinematografica e Be Water Film con la partecipazione di HBO Max.
Paolo Marra (Leonardo Lidi) si reca dalla polizia per costituirsi, il senso di colpa per aver ucciso sua moglie lo sta divorando. Arrivato nell’edificio viene fatto accomodare nella sala d’attesa, ma nonostante abbia confessato il crimine al poliziotto lì presente, nessuno sembra turbato dalla sua dichiarazione. Da qui per il protagonista avrà inizio una lunga attesa per riuscire a farsi arrestare, attesa che lo condurrà a incontri con personaggi e situazioni grottesche all’interno della struttura.

Il poliziotto che lo interroga (Alessandro Borghi) necessita di informazioni per scoprire l’attendibilità delle dichiarazioni, ma anch’egli con una calma disarmante verso l’accaduto, sembra essere più preoccupato dalla corretta compilazione del modulo che dall’omicidio appena commesso. La personalità del poliziotto traspare, oltre dalla qualità delle sue domande, dalla divisa molto attillata, che lascia scoperto un tatuaggio tribale sul bicipite e un brillante orecchino sempre visibile. Egli cerca di creare una connessione emotiva con Paolo, ma la genuinità di queste intenzioni viene tradita dall’assurdità delle domande poste, come: «Quanto paga di condominio?».
Da qui si innesca una prima riflessione che l’opera propone, ovvero la lentezza giudiziaria e la bizzarria delle metodologie attuate del sistema. La stravaganza dell’interrogatorio viene coronata quando il poliziotto manda Paolo addirittura fuori dal commissariato, per recarlo da un ferramenta. Il poliziotto spiega infatti che il protagonista non è sotto accusa, è egli stesso che si sta chiamando assassino, e fino a una prova contraria è solamente un uomo, come ne passano tanti di lì, che afferma di aver ucciso qualcuno. Il dialogo tra i due, viene così sempre ricollocato di prospettiva tra l’apparente assurdità degli avvenimenti e l’effettiva funzionalità degli approcci all’indagine.

Il secondo incontro fantastico che Paolo compie è con l’avvocato che gli viene assegnato (Pietro Castellitto). Nonostante i corridoi dell’edificio siano deserti, ai due viene detto che non ci sono stanze disponibili per farli discutere sul caso, vengono quindi indirizzati in un bar lì accanto, «un’estensione del commissariato». I due si ritrovano a parlare quindi nella sala di un bar, ancora sporca dopo una festa di laurea, per confrontarsi sull’accaduto. Nonostante Paolo si sia già definito colpevole e abbia confessato di aver ucciso la moglie, l’avvocato lo definisce innocente. Egli infatti comincia un’inattesa invettiva contro la società e il senso di colpa che ci fa provare per le nostre cattive azioni, monologo che appare più come un discorso da bar che un incontro con un avvocato.
Paolo è spiazzato dalle intenzioni del legale, che vuole farlo passare come la vittima dell’accaduto. L’avvocato si rivela quindi una figura controversa, che riesce persino ad affermare la falsa innocenza di un assassino che si sta costituendo. Questa è solo la prima figura che tenta di corrompere la coscienza di Paolo da ciò che ha commesso. La seconda figura che incontra, attendendo il commissario di polizia, è quella della cartomante (Valeria Golino), la quale invece di rielaborare gli eventi esterni a suo favore, cerca di scavare nel passato di Paolo tramite una lettura dei tarocchi. Ella suggerisce a Paolo di compiere un gesto ancora più estremo e fuggire, perché per lui sembra impossibile riuscire ad essere arrestato.

L’assurdità costruita dal film è un ibrido tra le atmosfere kafkiane e pirandelliane, a metà tra il riso scaturito dal grottesco e la triste oppressione della realtà rappresentata. Tecnicamente l’opera gioca con scene con possibili letture umoristiche, seguite da elementi solitamente non accostati al genere comico. Le manipolazioni temporali ne sono un esempio, presenti nella sala d’attesa o nell’ufficio del poliziotto, le quali consistono visivamente in un risultato simile a quello dei lunghi tempi d’esposizione fotografica. Queste brevi sequenze di movimento creano un’eco visivo con i titoli di testa del film, dov’è presente, sulla musica di Vittorio Giampietro, il serpente del videogioco Snake che non deve mordersi la coda. Il tono onirico del film è anche dato dalle geometrie degli ambienti rappresentati ripresi parallelamente, dalle brevi inquadrature oblique e dalla presenza di superfici riflettenti, tutti elementi che punteggiano l’odissea del protagonista.
Per quanto Paolo sia logorato dal senso di colpa per aver ucciso la moglie, durante l’infinita attesa per riuscire ad essere arrestato, le figure che incontra tentano in più modi di corrompere la sua morale. I personaggi eccentrici e tentatori sono i serpenti che tentano di far cadere in tentazione il protagonista. Egli stesso, come un serpente, si ritrova mutato a fine opera, dove lo spettatore, seppur nuovamente incerto della sua colpevolezza, lo ritrova sicuramente incattivito dal sistema.
In sala.

